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THE EDGE, L’INTELLIGENZA DEL SUONO

The Edge, l’intelligenza del suono

La Storia dell’arte, dalla scultura alla pittura, dal teatro alla musica, è piena di momenti che hanno avuto per protagonisti personaggi capaci di sovvertire l’ordine degli schemi precostituiti, pionieri di nuove strade e altre forme d’espressione, coraggiosi eroi in grado di tracciare nuove vie anziché seguire le mode.

di Pasquale Di Matteo

Nel mondo della musica, gli U2 sono certamente una delle band più influenti, icona di uno stile che ha cambiato le mode di intere generazioni, attraverso uno stile inconfondibile e la personalità devastante di Paul David Hewson, in arte Bono, cantante, uomo di spettacolo, ma anche attivista attento delle dinamiche sociali.

All’interno del quartetto, è riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista anche David Howell Evans, classe 1961, di professione chitarrista, conosciuto in ogni angolo del mondo con il nickname di The Edge e di Mister delay.

Quando The Edge entra a far parte dei Feedback, primo nome della formazione musicale che prenderà il nome di U2, è un quindicenne appassionato di musica che suonicchia la chitarra.

Come ammesso in diverse interviste successive dallo stesso artista, The Edge non apprezza particolarmente lo studio dello strumento e si annoia nel ripetere scale, arpeggi e fraseggi per migliorare la tecnica.

Tuttavia, quando la band comincia a fare sul serio, The Edge sente di dover dare un’impronta al suo mestiere, per il bene della band e per non essere fagocitato dal dirompente carisma di Bono.

Sa bene di non essere un musicista dotato di straordinario bagaglio tecnico, perciò non può seguire i nuovi eroi della sei corde che si affacciano nel mondo del rock e del metal, come Van Halen e, più tardi, Joe Satriani, Yngwie Malmsteen e Steve Vai, ma ha coraggio da vendere e l’intelligenza di scegliere una via diversa rispetto a quella che le mode del momento stavano indicando.

Decide, perciò, di concentrare tutto il suo impegno per far sì che la sua chitarra possa esprimere un suono originale e caratteristico, non inseguendo i virtuosismi dei nuovi maestri della scena mondiale, ma cercando di dare vita a nuove forme espressive del suono, a dinamiche ancora inesplorate, battendo strade che non siano inflazionate.

Ciò che caratterizza The Edge, quindi, fin dai primi anni ottanta, è la costante ricerca di nuovi suoni per esprimersi, in cui il suo personalissimo uso dell’effettistica è fondamentale e scriverà tutte le più belle pagine della sua carriera.

Fin dall’album Boy, del 1980, il suono delle chitarre di The Edge si caratterizza per l’atmosfera stereofonica, capace di allargare gli spazi e riempire l’immagine sonora come mai nessuno aveva fatto in precedenza.

The Edge ha sempre dichiarato di apprezzare la semplicità delle cose, coerentemente con la sua avversione per lo studio esasperato dello strumento, ma, al contempo, il chitarrista si è sempre detto scrupoloso nella ricerca di nuove strade nell’uso dell’effettistica, soprattutto nell’uso del delay, che è l’impronta con cui più di ogni altra cosa The Edge ha già apposto la sua firma tra le grandi leggende della Musica.

Il suo uso del delay è talmente unico e caratteristico che quasi tutte le più famose pedaliere di effetti in commercio contengono dei suoni carichi di delay che portano il nome del chitarrista degli U2, cercando di emularne lo stile sonoro.

La grandezza di The Edge sta nella sua capacità di ricostruire suoni del passato, attraverso sperimentazioni che lo portano a sviluppare nuovi modi di utilizzare gli effetti, seguendo percorsi non battuti, con il coraggio e l’intelligenza che ha solo chi è in grado di dettare nuove mode e scrivere nuovi percorsi musicali, una maturità artistica che trascende dalla mera tecnica da Conservatorio.

Ci sono canzoni che più di altre sono iconografiche dell’uso del suono, prima ancora della chitarra, da parte di The Edge, come I Will Follow, il cui riff in stile punk si declina in forme riempitive di classe superiore; non a caso, il brano è l’unico di tutta la discografia degli U2 a essere sempre stato eseguito dal vivo negli spettacoli della band.

Anche se è probabile che il livello più alto dell’arte di The Edge sia stato toccato nell’album The Joshua Tree, pubblicato il 9 marzo 1987, proclamato album dell’anno e inserito al ventisettesimo posto degli album più importanti della Storia dalla rivista Rolling Stone.

Uno studio del suono, quello delle chitarre di The Edge, che non si è mai appiattito al solo personale utilizzo del delay, ma che il chitarrista ha sempre cercato di affinare, nel tentativo costante di esplorare orizzonti ancora non contaminati dalle mode, sempre alla ricerca di forme espressive personali e caratteristiche, spesso coraggiose, che sono riuscite a imporre gli U2 ai vertici delle classifiche mondiali con un’identità unica e inconfondibile.

Questo continuo lavoro di ricerca ha portato The Edge  a non essere semplicemente un chitarrista, ma un arrangiatore del suono, dello sviluppo ambientale e della profondità dei brani degli U2, caratteristica di un’icona della Musica mondiale che non ha mai smesso di dare forma a nuove vie espressive della sei corde, anziché ancorarsi allo studio dello strumento e alla sola tecnica, come scelto di fare da altri.

L’intelligenza del suono di The Edge sta nell’essere nato sulle debolezze di un’artista capace di trasformare i propri limiti nella sua più grande virtù, puntando sull’essenza del suono anziché sui virtuosismi, privilegiando le corde dell’anima a quelle del cervello.

Gli ultimi due lavori degli U2 sono stati caratterizzati ancora dalla volontà di portare “innovazione” nel rock, sia in Songs of Innocence che in Songs of Experience, seguendo il percorso che caratterizza tutta la discografia della band, prima ancora dell’assiduo lavoro sulle dinamiche del suono di The Edge.

E’ probabile che, dopo quarantadue anni di carriera, gli U2 e la ricerca di The Edge abbiano già espresso quanto di meglio potessero offrire, ma resta indiscutibile il ruolo di icona assoluta di un quindicenne annoiato dalla tecnica che ha avuto l’intelligenza per diventare un maestro indiscusso della sei corde, nonché inventore di un’intera generazione di nuove frontiere sonore e di nuove mode nell’utilizzo dello strumento.

Tuttavia, il messaggio più importante con cui The Edge ha scritto alcune nuove regole della Musica mondiale è quello di non lasciarsi mai sopraffare dalla paura di sperimentare, perché la sperimentazione è l’unica via per emergere e per caratterizzare la propria arte.

L’intelligenza del suono di The Edge è figlia della volontà di emanciparsi dalle mode e dalle regole, per regalare al mondo altre strade, aprendo un’infinita gamma di possibilità di utilizzo della chitarra.

D’altronde, se lo studio e l’affinamento della tecnica arrivano con l’impegno, per stravolgere le regole, senza avere basi tecniche sopraffini, ma pretendendo di scardinare tutte le regole, è necessario, invece, essere artisti e The Edge è un grande artista.

L’arte non si impara, o si ha dalla nascita, oppure no.

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