Tag: Società

COME MAI NON SI RISPETTANO GLI INSEGNANTI

Come mai non si rispettano gli insegnanti

Da bambini, fino agli anni novanta del secolo scorso, era consuetudine levarsi in piedi quando entrava un insegnante, alzare la mano per intervenire in classe e rispettare maestri e professori. Si trattava della normalità, della semplice educazione, mentre ora, la deriva culturale della nostra società ha ribaltato questi punti fermi, sovvertendo i valori di un tempo con i nuovi modelli di figli infallibili e degli eroi della società consumista.

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A VOLTE, BISOGNA ARRABBIARSI

A volte, bisogna arrabbiarsi.

Nonostante i buoni propositi e il buonsenso, spesso capita di essere costretti a puntare i piedi e ad arrabbiarsi per non piegarsi a soprusi e per difendere i propri diritti.

di Pasquale Di Matteo

In occasione della giornata dedicata al mondo magico di Harry Potter, nello splendido borgo di Grazzano Visconti, ieri sono stato, mio malgrado, testimone di un’organizzazione strampalata e al limite del brancaleonismo, che è stata motivo di rabbia tra molti genitori.

Poiché era prevista la possibilità di iscriversi anche per il solo pomeriggio, alle 13.25 pagavo le 10 euro richieste e iscrivevo mio figlio alle casse preposte.

« Dove dobbiamo attendere? », chiedevo al cassiere, un ragazzotto occhialuto e sorridente.

« Si metta pure in fila, dove verranno distribuiti i mantelli, perché, anche se si ricomincia alle 14.30, i bambini sono tanti… ».

Al che, domandavo: « Noto che ci sono le 4 case della scuola; c’è una divisione specifica in base all’età? ».

Il cassiere mi diceva che non gli risultava e che avrebbero deciso gli animatori alle 14.30.

Così, ci siamo inseriti nella fila per la casa dei Serpeverde.

Dopo oltre mezz’ora, alcuni genitori ci facevano notare che, durante la mattinata, ai Serpeverde erano stati assegnati i bambini oltre i 12 anni, perciò mia moglie tornava a chiedere delucidazioni in cassa, in mancanza di cartelli o di altro personale a cui chiedere.

In cassa, ribadivano che non c’era alcuna divisione e che alle 14.30 ci avrebbero pensato gli organizzatori, ma consigliavano ancora di restare già in fila.

Premetto che le file erano sotto il sole, con 27 gradi, non proprio una situazione piacevole, soprattutto per i bambini.

Fatto sta che, alle 14.30, una volta arrivati gli animatori, questi dividevano i bambini in base all’età, spiegando, con l’ausilio di un microfono, che bisognava fare di nuovo le file e che l’età di mio figlio era relativa alla casa del Grifondoro, dall’altra parte dello spiazzo, circa 2000 persone più in là.

A quel punto, avvicinandomi a un’animatice, le chiedevo se le sembrasse logico dover rifare una fila, dopo essere stati sotto il sole per un’ora e venti, e quella rispondeva che non ci saremmo dovuti mettere in fila.

Allora, le spiegavo che in cassa ci avevano suggerito di fare le file, così come a centinaia di altri genitori, altrimenti ce ne saremmo stati volentieri all’ombra, ma mi son sentito rispondere che in cassa non erano preposti a dare tali indicazioni.

« Mi faccia capire… », sbottavo, « Non ci sono cartelli che indichino cosa fare, né personale a cui chiedere… E’ normale che un cliente chieda spiegazioni in cassa, no? ».

« Non sono io responsabile… », mi sentivo rispondere.

« Ok, allora mi dica chi comanda qui! ».

MI veniva indicato un tipo vestito da mago, ma, una volta interpellato, questi mi diceva che a comandare era uno con il cilindro in testa; lo individuavo, ma l’uomo col cappello mi indicava un altro con il soprabito.

Intanto, mio figlio non voleva più restare, così come decine di altri bambini.

A quel punto, capito che mi stavano prendendo in giro, andavo in cassa per chiedere indietro le 10 euro.

Lì trovavo una mamma piuttosto inalberata per lo stesso motivo, mentre il cassiere si rifiutava di pagarla, sostenendo di non poter decidere.

La donna desisteva, allontanandosi di qualche passo, quando io mi avvicinavo alla cassa e intimavo al cassiere di restituirmi i 10 euro.

Senza nemmeno aspettare la replica gli dicevo: « Non mi interessa cosa puoi decidere e cosa no. Puoi chiamare anche il Presidente della Repubblica, ma, dopo che mi hai fatto fare una fila inutile per oltre un’ora, sotto il sole, non mi schiodo di qui se prima non mi restituisci i soldi, visto che avete allestito solo una gran pagliacciata! ».

Al che, il ragazzo occhialuto non sorrideva più, sollevava le mani in segno di resa e mi chiedeva soltanto di mostrargli il braccialetto che aveva dato a mio figlio, come ricevuta del versamento.

A quel punto, mentre mi allontanavo per chiamare mio figlio, la mamma di prima ritornava alla carica e il tipo le restituiva i 10 euro, senza battere ciglio.

Due minuti dopo, tornavo alla cassa con mio figlio e il ragazzotto occhialuto non c’era più. Al suo posto una ragazza gentilissima che restituiva più banconote da 10 euro di quante ne avessero incassate nelle due ore precedenti, a tanti genitori esasperati da un’organizzazione approssimativa e che a molti è sembrata sorpresa dall’enorme affluenza di pubblico.

C’era chi si lamentava del fatto che gli animatori pretendessero di separare amichetti e fratelli e chi, come noi, doveva rifare file chilometriche, quando era stato sotto il sole per oltre un’ora, su indicazione delle casse.

Un peccato, per una giornata comunque gradevole e per un contesto che poteva essere studiato in maniera meno approssimativa, per il divertimento di tutti.

Bastava semplicemente sfruttare le file già costituite per dividere i bambini al momento, o far scegliere ai veri protagonisti dell’evento dove andare, senza creare un marasma tra migliaia di persone, perdendo gran parte del pomeriggio senza nemmeno cominciare i giochi.

E, soprattutto, affrontare i genitori che cercavano spiegazioni, anziché giocare allo scarica barile.

E’ proprio vero che, anche quando non vorresti, spesso è necessario arrabbiarsi per non subire torti e affermare i propri diritti.

Quanto all’organizzazione dell’evento, beh… Mi auguro che l’anno prossimo possano fare meglio.

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