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SANREMO 2018, PRIMA SERATA

Sanremo 2018, prima serata.

Tra la maschera di cera di Claudio Baglioni e canzoni che potevano partecipare anche alla gara canora di trent’anni fa, è andata in onda la prima serata di Sanremo 2018, con un ritmo soporifero e una conduzione scontata che fanno rimpiangere fin dal primo minuto le edizioni di Carlo Conti.

di Pasquale Di Matteo

La gara di questo Sanremo 2018 è partita con Annalisa, una che non ha bisogno di un nome altisonante per far sentire come si canta e, a differenza di qualche diva, scandisce bene ogni parola nell’interpretare uno dei pochi brani attuali ascoltati durante la serata, “Il Mondo Prima di Te“; poi tocca a Ron, che al di là delle splendide frasi del compianto Lucio Dalla, conduce a un bivio, tra l’applaudire la raffinatezza di “Almeno Pensami” o temere di avere anche una semplice cintura a portata di mano per non incorrere nel suicidio.

Max Gazzé presenta un testo colto, arricchito da un arrangiamento coinvolgente, una canzone ricca di pathos, capace di farti sorprendere da un sussulto sul divano, ricordandoti che in Italia ci sono anche grandi artisti, ma la sua “La Leggenda di Cristalda e Pizzomunno” a un certo punto sembra un vorrei ma non posso.

Da riascoltare durante la gara.

Tuttavia i testi, si sa, a Sanremo parlano d’amore, di trottolini amorosi e du, du, du, da, da, da, che ventotto anni fa avevano anche il loro fascino e, infatti, a distanza di mesi ti fracassavano ancora i timpani in ogni negozio, su ogni stazione radio e dal parrucchiere, ma è passato tanto tempo da allora, sebbene qualcuno non sembra essersene accorto.

Per fortuna, senza uscire dalla naftalina culturale, arrivano Ermal Meta e Fabrizio Moro a gridare in faccia ai ricchi faccendieri seduti in platea l’attualità, “Non Mi Avete Fatto Niente” una canzone scomoda anche per qualche politico; infatti, già si studiano soluzioni e cavilli per escluderla dalla gara; metti che poi faccia notizia…

Singolare il pezzo “Arrivedorci” di Elio e le storie tese, ma non è una novità; bella la canzone di Bungaro e Pacifico, in un inedito e non meglio definito trio con Ornella Vanoni, più gradevole e comprensibile del solito nell’interpretare “Imparare ad Amarsi; però, non c’è nulla che spacchi e che ti faccia gridare: “Cavoli, che pezzo!”.

Potrebbe arrivarci “Non Smettere Mai di Cercarmi” di Noemi, se avesse qualcosa in più e se la bella e bravissima rossa non arrivasse senza voce sul finale, forse perché emozionata o, come tanti Italiani in questo ultimo periodo, stroncata da un’influenza più virulenta che in passato.

Alla fine, in ottica da gara, restano “Frida dei The Kolors, che ti resta in testa anche dopo un’ora e sai già che sarà un tormentone della prossima estate, l’audacia de Lo stato Sociale, con “Una Vita in Vacanza” e la canzone d’amore rock de Le Vibrazioni, “Così Sbagliato”, a ricordarci che siamo nel 2018 e che, quindi, si può anche uscire dai soliti schemi festivalieri.

Poi ci sono brani non immediati, che necessitano di un secondo ascolto, come “Il Coraggio di un Giorno”, di Avitabile e Servillo, grandissimi della musica nostrana, che dimostrano come fare questo mestiere non sia esclusiva delle mode e di chi riesca a ricavarci molti soldi.

Non male neppure Diodato e Roy Paci, con “Adesso”, così come Nina Zilli, che, se avesse il timbro della Vanoni, si griderebbe già alla sicura vincitrice, anche perché, in classica ottica sanremese, “Senza Appartenere,  oltre ad avere uno dei testi più interessanti, sembra anche il brano più riuscito.

Singolare è il fatto che a scaldare un po’ le sei corde del grandissimo Luca Colombo debba pensarci un signore di quasi settant’anni che fino all’altro giorno suonava il basso nei Pooh, con “Ognuno ha il Suo Racconto, mentre i suoi ex compagni addormentano gli inguaribili festivalieri con un brano angosciante in cui melodia struggente e senso del testo non s’incontrano neppure negli acuti calanti di Riccardo Fogli e di Roby Facchinetti.

Stranamente, vista la caratura dei due e il pezzo di storia d’Italia che rappresentano.

Infine, se arrivati al termine della serata, il paragone con gli ultimi Festival è impietoso, sotto ogni punto di vista, brillano l’eccellente improvvisazione di Fiorello, chiamato a sostituire la febbricitante Laura Pausini, e la splendida performance di Pier Francesco Favino, nel suo mix di brani (qui) con il quale ha mostrato a chi ha avuto il piacere di seguirlo perché abbia lavorato anche con gente del calibro di Tom Hanks.

Nonostante uno spettacolo non esaltante, i dati di ascolto danno comunque ragione allo show di Baglioni del 2018, poiché gli 11.600.000 spettatori di quest’anno, con il 52% di share, sono superiori di circa 300.000 unità alla performance di Conti e De Filippi dello scorso anno, dimostrando che, alla fine, al di là dei gufi e di chi ambisce a ergersi su piedistalli di “spocchia” culturale, Sanremo è pur sempre Sanremo, l’unico evento capace di unire generazioni diverse davanti alla TV e di sbrindellare ogni concorrenza.

Stasera, la seconda serata del Festival di Sanremo, con l’inizio della gara delle nuove proposte, nella speranza che Baglioni sciolga la sua maschera di cera e ci regali qualche assaggio del suo incantevole repertorio, lui che è uno dei pochi a potersi vantare di aver scritto dei capolavori sempreverdi come “Avrai” e la sublime “Mille Giorni di Te e di Me”.

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