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PERCHE’ L’INTELLIGENZA FA PAURA

Perché l’intelligenza fa paura

Capita spesso che persone colte generino antipatia, una sensazione che gli invidiosi cercano di scaricare su chi è più intelligente, più acculturato, definendolo saccente, in una società in cui essere mediocri conduce ai vertici.

di Pasquale Di Matteo

Ho conosciuto diverse persone dotate di scarsa cultura e incapaci di andare oltre le proprie specifiche mansioni lavorative e molte di esse sono state capaci di costruire carriere importanti su tali limitate competenze.

Allo stesso tempo, è assai diffuso liquidare la maggior intelligenza e la maggior cultura di altri con aggettivi semplicistici quali: saccente, tuttologo o altre scemenze del genere.

Un po’ come capita negli stage di arti marziali o nei seminari di danza, quando, per effettuare determinati esercizi in coppia, la massa preferisce scegliere compagni di livello inferiore, nei confronti dei quali si ha una superiorità che genera orgoglio.

Ma perché capita questo? Perché l’intelligenza fa paura? Perché la cultura e una miglior preparazione risultano fastidiose?

Il motivo principale è dovuto all’orgoglio dell’ignoranza: infatti, più le persone sono ignoranti, con scarsa scolarizzazione e totale assenza di letture, quindi di conoscenze, più saranno portate a ragionare in termini assolutisti, parlando di torti e di ragioni, senza riuscire a tenere in considerazione l’esistenza di diversi punti di vista, puntando tutto su stereotipi che, nella quasi totalità delle situazioni, non hanno alcun valore scientifico e non sono supportati da fatti reali.

Il problema è che tali stereotipi, invece, per le persone ignoranti sono leggi bibliche e il solo metterli in discussione fa apparire l’accusatore un demone, un cretino, un saccente.

Inoltre, l’ignoranza conduce le persone a giudicare gli altri molto più di quanto possa fare una persona colta, con parametri che non riescono a trascendere dall’aspetto fisico, dallo stile personale, dall’auto che si guida, dalla casa in cui si abita e dal gonfiore del portafogli. Dalla superficialità, insomma.

D’altro canto, quando non si è pieni dentro, si è portati a rendere appetibile l’apparenza dell’involucro e non si riesce a giudicare altro se non quello.

Per di più, quando l’ignoranza è associata a un livello economico alto, si raggiunge l’apoteosi dell’inconsistenza culturale, perché, non soltanto si giudicano gli altri da una presunta posizione di superiorità, ma non si accetta che in un contraddittorio un elemento giudicato inferiore possa mettere in discussione il proprio pensiero.

Per chi è abituato solo a discorsi sul talent visto in tv o a esprime il massimo delle proprie competenze esclusivamente in ambito lavorativo, risulta antipatico disquisire della paura kafkiana del viaggio, del pensiero Keynesiano, piuttosto che di quello filosofico e morale di Chomsky, perché, spesso, capita che neanche si sappia di cosa accidenti si stia parlando.

E qui scatta l’intelligenza, se c’è.

Infatti, una persona intelligente formulerà delle domande, magari chiedendo quali libri leggere per conoscere ciò che ancora non si conosce, proprio come in uno stage di arti marziali si cercherebbe ogni scusa per avere l’onore di lavorare con un grado molto più elevato, proprio per tornare a casa con un sapere maggiore e non con la spocchia di aver insegnato a chi ne sapeva meno.

Perché la persona intelligente sa che solo disquisendo con chi sa ciò che non conosciamo siamo in grado di imparare qualcosa, altrimenti si resta sempre fermi.

Tuttavia, l’ignoranza non ammette che il mondo sia costituito da individui di pari livello, bensì di eroi e di falliti, di ricchi e di poveri, in una esaltazione di tutto quanto sia sostanzialmente inutile e superficiale nella società, a discapito del pensiero e di valori che un tempo erano motore per sviluppare le nuove idee.

Già, le idee…

Uno dei motivi per i quali molti mediocri raggiungono il successo, mentre diverse persone più intelligenti e colte falliscono, passa proprio dalle idee: infatti, mentre le persone intelligenti cercheranno idee intelligenti, ai mediocri vengono in mente delle scemenze che, tuttavia, sparando tra le masse, in cui l’ignoranza prevale, riescono a costruire un maggior seguito, raggiungendo spesso il successo e risultando persino dei geni, laddove le idee prodotte dagli intelligenti verranno invece giudicate idiote.

Pensate, per esempio, ai Social: ve ne sono diversi e quasi tutti offrono un servizio intelligente, da quello che cerca di unire le persone in base ai rispettivi ambiti lavorativi, a quello che cerca di generare discussioni intelligenti.

Eppure, il più famoso è il Social sostanzialmente più inutile della storia, in cui si raggiungono più visualizzazioni e più like gratuiti postando la foto in costume in spiaggia, o il video del gattino che gioca in casa, senza dimenticare che il grande seguito lo ha ottenuto inizialmente con persone che si iscrivevano per giocare a giochi perditempo.

Un luogo di amicizie in cui chi scrive del niente ottiene certamente più seguito e più visualizzazioni di chi affronta temi importanti e colti, perché per commentare e scrivere di cose colte non basta avere una propria opinione, ma serve supportarla con solide basi.

E nei Social c’è l’esaltazione della paura dell’intelligenza, una vera e propria esaltazione dell’ignoranza, per cui, se solo si dissente o si giustifica una sacrosanta opinione diversa, si viene cancellati dalle amicizie, perché considerati una noia, persino pericolosi, proprio perché non si è in grado di controbattere con dati e studi.

C’era un mio vecchio maestro che, saggiamente, quando mi lamentavo di chi risultava saccente ai miei occhi, in gioventù, mi spiegava che l’unico modo che avevo per risolvere il problema fosse leggere e studiare di più.

Con il tempo, seguendo il suo consiglio, sono guarito e, mio malgrado, mi ritrovo spesso tra quelli definiti saccenti, tra i tuttologi, tra coloro i quali, comunque, sono consapevoli di conoscere solo un milionesimo di quanto si potrebbe e di quanto si vorrebbe.

Purtroppo, per chi ha la pigrizia di non documentarsi, ma la presunzione di non poter imparare nulla dagli altri, deve essere insopportabile discutere con qualcuno pronto a dissentire, sulla base di prove, di libri, di articoli, di studi, a sostegno delle proprie tesi, quando in mano non si ha nulla, se non le convinzioni dettate dal gruppo di appartenenza, dalla famiglia e dagli stereotipi assimilati come mantra.

Una condizione di disagio accentuata se il contraddittorio avviene alla presenza di altre persone.

Perché l’intelligenza fa paura, quindi?

Perché l’intelligenza porta ad avere sete di conoscenza e la sete di conoscenza porta alla cultura.

E quando non si sa nulla, e, soprattutto, quando la propria posizione sociale non è spendibile in un confronto, perché l’interlocutore bada a ben altri costrutti rispetto all’immagine e alla superficialità, nei confronti di chi sa molto ci si sente come un bambino indifeso e abbandonato in mezzo a una folla di adulti sconosciuti.

Il bambino più maturo prova a chiedere aiuto, fornendo il proprio nome e cognome, gli altri frignano e si lamentano.

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