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PERCHE’ IL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA A SANREMO?

Perché il Festival della Canzone italiana a Sanremo?

Sono cresciuto in un’era in cui l’offerta televisiva non era ampia ed eterogenea come oggi, un tempo in cui qualsiasi evento di forte impatto popolare trasmesso in TV lasciava le briciole alle altre reti, che si contavano sulle dita delle mani; ora, invece, abbiamo l’imbarazzo della scelta e fare il “botto” è praticamente impossibile persino per la nazionale di calcio. Eppure, il Festival della Canzone italiana, nonostante le critiche, le invidie e i gufi, monopolizza i dati Auditel. Perché? E perché il Festival più importante d’Italia si tiene a Sanremo, una piccola località a un tiro di schioppo dalla Francia?

di Pasquale Di Matteo

Sono cresciuto a pane e Sanremo; mia madre adorava il Festival e, durante la settimana in cui si svolgeva la manifestazione canora, in casa mia non si parlava d’altro. Era una settimana sacra e non solo a casa mia.

Al mercato, al negozio sotto casa, dal meccanico, con chiunque si scambiassero due chiacchiere il tema era inevitabilmente il Festival di Sanremo, che si trattasse delle canzoni, del gossip o del presentatore, che, nei miei ricordi di bambino, è sempre la riga asciutta con le spalline della giacca enormi e con il nasone di Pippo Baudo.

In verità, durante gli ultimi anni del millennio, i dati Auditel non erano più quelli di un tempo e, anche discutendo con amici e parenti, per qualcuno il Festival di Sanremo era destinato a finire nel dimenticatoio.

Io, al contrario, ho sempre sostenuto che il Festival della Canzone Italiana avesse bisogno di rinnovarsi, di presentare in gara canzoni che non si dimenticassero dopo i titoli di coda della serata finale, ma che venissero acquistate dai giovani, sempre più dimenticati dai “parrucconi” alla Baudo, il quale aveva trasformato il Festival di Sanremo in quello della naftalina dei suoi amici cantanti con le carriere al tramonto.

Come volevasi dimostrare, dalla direzione artistica di Paolo Bonolis del 2005 in avanti, il Festival di Sanremo è  tornato agli antichi splendori, facendo registrare continui nuovi record di pubblico, puntando sui cantanti che sono sconosciuti a quelli che ascoltano canzoni giusto durante il festival, ma idoli di chi fruisce di musica ogni giorno.

Sanremo 2005

Paolo Bonolis, Francesco Renga, vincitore nel 2005, e Bonolis con Antonella Clerici

E il successo di questa manifestazione è davvero eclatante se si pensa che, a differenza dei tempi di Baudo, oggi il Festival di Sanremo deve fare i conti con centinaia di canali liberi e con un’infinità di offerta a pagamento.

Ma come è nato il Festival della Canzone Italiana e perché si svolge a Sanremo e non a Cinecittà o negli studi televisivi di Milano?

Per rispondere alle domande, bisogna fare un passo indietro nel tempo.

Il Casinò di Sanremo fu costruito durante i primissimi anni del novecento, quando l’amministrazione comunale dell’epoca e l’impresario francese Eugène Ferret, architetto che aveva realizzato case da gioco e teatri a Saigon e lungo la Costa Azzurra, cofinanziarono il progetto di costruire una sala da gioco nella città dei fiori, dove comprendere un teatro, sale di lettura e di conversazione, un giardino d’inverno, un ristorante, un caffè e, ovviamente, un salone per le grandi occasioni.

Non sarebbero mancati neppure mobili in stile Luigi XVI e palme nel giardino d’inverno.

Durante gli ultimi decenni del secolo precedente, l’Aristocrazia di mezza Europa aveva scoperto il benessere generato dalle vacanze in climi più miti e dal mare, quindi le spiagge francesi del sud della Francia erano diventate ambite.

Nacquero così molti degli hotel più prestigiosi e dei teatri di quella zona, costruzioni di lusso che dovevano reggere il confronto con il livello sociale degli ospiti.

Accanto alle opere teatrali, per intrattenere gli altolocati vacanzieri, si sviluppò l’attività del gioco d’azzardo, che, nel giro di pochi anni, diventò un business irresistibile anche per biscazzieri e delinquenti di ogni parte del continente, fino ad attirare, nel tempo, mafiosi americani, dopo la seconda guerra mondiale, come Gambino e, soprattutto, Luky Luciano.

La sera del 14 gennaio 1905, un sabato, il casinò aprì i battenti per la grande festa di inaugurazione, alla quale parteciparono personalità importanti come i consoli di Stati Uniti, Inghilterra, Francia, Germania, Austria – Ungheria e Russia.

Non mancavano tutte le autorità italiane ed era presente perfino il prefetto, che, in teoria, avrebbe dovuto chiedere l’applicazione degli articoli 484-487 del codice penale sul divieto del gioco d’azzardo, ma chiudere entrambi gli occhi sul tema era uno sport praticato in molte zone d’Europa da anni.

In teoria, il fatto stesso che il casinò fosse una struttura pubblica, finanziata anche dal comune di Sanremo, era di per sé un totale controsenso, perché si trattava di un luogo in cui gente aristocratica, per lo più di altre nazioni, avrebbe sperperato ogni sera somme di denaro che la gente comune non avrebbe mai visto in una vita intera, per di più violando la legge.

Non a caso, si levarono molte critiche, soprattutto in virtù del fatto che fosse stata un’amministrazione socialista a finanziare l’opera e che l’avesse voluta fortemente il sindaco Augusto Mombello uno dei socialisti di zona più attivi del tempo.

Tuttavia, il giornale dei socialisti sanremesi, La Parola, cercava di smorzare la protesta minimizzando e sostenendo che il casinò sarebbe stato un luogo in cui i ricchi avrebbero ridato parte della loro ricchezza dilapidando i patrimoni accumulati sul sangue e le lacrime di chi sfruttavano, dimostrando che l’arte di arrampicarsi sugli specchi è piuttosto datata.

Il termine Festival fu utilizzato impropriamente dalla stampa per la prima volta proprio in occasione dell’inaugurazione, per raccontare del concerto di musica classica con il quale erano state intrattenute le autorità intervenute.

In verità, il primo casinò italiano era nato nel 1884 nella vicina Ospedaletti, la cui attività, unita a quella della nuova struttura sanremese, attirò l’aristocrazia di mezza Europa anche in Italia.

Fu così che si svilupparono molte città liguri, soprattutto quelle a ridosso del confine francese.

Questo boom economico attirò anche l’invidia di altre località turistiche, che chiesero di poter costruire case da gioco , tanto che, durante il Ventennio, fu necessaria una sorta di regolamentazione del settore, che, di fatto, lasciò a bocca asciutta gran parte delle richieste.

Tuttavia, il primo a proporre un Festival della Canzone italiana da tenere nel casinò di Sanremo fu un commerciante di fiori, Amilcare Rambaldi, dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Ragioniere diplomato, Rambaldi preparò una relazione da sottoporre alla nuova gestione del casinò, in cui elencava una serie di iniziative da attivare per riportare la struttura ai fasti dei tempi prebellici.

Rambaldi proponeva l’istituzione di un’orchestra sinfonica in pianta stabile e di un conservatorio musicale, tornei di bridge e concorsi di bellezza, nonché un festival del cinema e uno della canzone.

In verità, per quanto concerne il festival della canzone, egli immaginava una rassegna canora di ispirazione internazionale, dove fossero ammesse non soltanto la produzione musicale italiana, ma anche brani stranieri, soprattutto anglosassoni, come quelli che i soldati americani fischiettavano per le strade durante gli anni della liberazione.

Rambaldi ipotizzò anche di dare vita alla prima edizione del festival della canzone l’1 giugno 1946, ma i nuovi appaltatori del casinò, nel novembre del 1945 cestinarono la proposta.

Certo è che Rambaldi fu un precursore dei tempi, visto che, nel 1946, la città di Cannes, per attirare l’aristocrazia, inaugurò il Festival del Cinema e che, il 25 agosto 1948, si tenne il primo Festival della Canzone italiana presso la Capannina del Marco Polo, a Viareggio, presentato dal radiocronista Amerigo Gomez e vinto dal brano “Serenata del primo amore” di Pino Moschini. Ad eseguire tutti i brani in gara furono i cantanti dell’orchestra del Maestro Francesco Ferrari.

Il 25 agosto dell’anno successivo, fu organizzata la seconda edizione, vinta da Narciso Parigi, con la canzone “Il topo di campagna” di Aldo Valleroni.

Non ci fu mai una terza edizione a causa dei costi organizzativi elevati e dell’assenza di sponsorizzazioni.

Tuttavia, le idee della relazione di Rambaldi erano buone e funzionavano.

Il successo del festival andato in scena nella città di Viareggio non era sfuggito ad Angelo Nizza, uomo dell’Ufficio Stampa del casinò di Sanremo, il quale, conoscente di Amilcare  Rambaldi, aveva preso spunto dalla vecchia relazione del ragioniere ed era riuscito a convincere il nuovo gestore della struttura, Piero Busseti, di dare vita al Festival della Canzone italiana.

Fu così che, il 14 novembre 1950, il casinò di Sanremo e la RAI conclusero l’accordo sul regolamento della manifestazione e lo si comunicò rapidamente a tutte le case discografiche attive in quegli anni.

Alle 22 di lunedì 29 gennaio 1951, Nunzio Filogamo dichiarò aperto il primo Festival della Canzone italiana.

Vinse Adionilla Negrini Pizzi, (Nilla Pizza), con “Grazie dei fior”, che vendette circa 35.000 dischi a 78 giri e fruttò alla vincitrice un totale di 80.000 lire.

Nilla, Nunzio e Pippo

NIlla Pizzi, Nunzio Filogamo e Pippo Baudo con Al Bano e Romina Power

Tuttavia, il festival fu snobbato dai quotidiani, fatta eccezione per qualche breve trafiletto e, forse, nemmeno gli organizzatori avrebbero mai immaginato il livello del clamore che la manifestazione ebbe tra la popolazione.

Infatti, già il mattino successivo alla chiusura del Festival, migliaia di persone che avevano ascoltato le canzoni alla radio si precipitarono nei negozi di dischi in cerca dei brani sanremesi, scoprendo che le case discografiche non si erano neppure preoccupate di inciderli.

D’altronde, il Festival era nato con l’intento principale di allietare gli ospiti e di richiamarli in gran numero, proprio come la rassegna gastronomica e i tornei di bridge che si tenevano da un paio d’anni.

Fu quindi la CETRA, la casa discografica della RAI, a inciderli in fretta e furia e a distribuirli nei negozi perché la musica sanremese potesse risuonare nelle case degli Italiani che la chiedevano a gran voce.

Era nato il vero Festival della Canzone italiana.

Quella che era stata immaginata come una manifestazione capace di allietare l’aristocrazia che frequentava il casinò di Sanremo si sarebbe trasformata, invece, nel più popolare evento artistico italiano di sempre, un evento non soltanto culturale e mondano, ma che avrebbe raccontato l’italianità a 360°, coinvolgendo il costume, l’arte, la cultura, la storia, la politica, la finanzia e la moda.

Se si vuole conoscere la storia del nostro Paese non si può prescindere dalla storia del Festival di Sanremo, non tanto della gara, ma di tutto ciò che è sempre ruotato intorno ad essa, perché si tratta di un pezzo di storia d’Italia che spiega come la politica, la cultura, la finanza e il mondo dello spettacolo si siano sempre incontrati per scriverla la storia.

Un luogo, inoltre, in cui gira ancora molto denaro, prelibatezza anche per faccendieri, biscazzieri e veri e propri delinquenti, come scopriremo nel prossimo articolo sul Festival della Canzone Italiana.

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