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MENTE APERTA, O TIFO DA STADIO?

Mente aperta, o tifo da stadio?

Da tempo, si fa un gran parlare in merito all’ignoranza che serpeggerebbe sui social media, mentre il vero problema è la mancanza di apertura mentale, patologia che colpisce trasversalmente ogni colore e ideologia, nonché ogni titolo di studio.

di Pasquale Di Matteo

Tradizionalmente, una certa parte della Sinistra italiana ha sempre evidenziato una presunzione di conoscenza e di cultura che non ha mai trovato riscontro.

Ricordo che, durante l’esperienza del governo Prodi, l’allora Primo Ministro italiano restò basito dalla pubblicazione di uno studio europeo che poneva l’Italia intorno al settimo posto in Europa quanto a laureati, ma all’ultimo per cultura, a pari merito con il Portogallo.

Romano Prodi giudicò tale studio campato in aria perché, a suo dire, vi era una evidente contraddizione dei risultati, ma egli confondeva l’istruzione con la reale conoscenza di ciascuno, con le letture periodiche e la vivacità di librerie e biblioteche, parametri che, invece, erano stati giustamente presi in considerazione dallo studio.

Un ingegnere e un medico sapranno tutto – anzi ci si auspica che lo sappiano – di Ingegneria e di Medicina, ma ciò non significa che possano spaziare tra Filosofia e Storia a Fisica quantistica o a Teologia, o a Musica, all’Arte…

La cultura è l’insieme di tutte le conoscenze, teoriche e pratiche, a cui si può attingere attraverso esperienze personali dirette, letture e studi personali e i luoghi preposti all’istruzione specifica.

Addirittura, sotto il profilo della mera istruzione dei Deputati, durante il governo D’Alema, un’inchiesta del quotidiano Il Giornale evidenziò come, mentre tutti gli esponenti del Centro Destra di allora erano laureati, tra quelli del Centro Sinistra prevalevano i diplomati.

Cosa che, se da un lato lascia lo spazio che trova proprio perché maggiore istruzione non è sinonimo di maggior cultura, suggerisce comunque che non sempre è opportuno attribuirsi superiorità che non esistono.

Tuttavia, oggi, nell’era dei Social media, assistiamo a una denuncia sempre più oppressiva da parte di chi attribuisce proprio al Web le sconfitte elettorali dei propri beniamini politici.

Il famoso Facebook, che in occasione della sorprendente vittoria del primo uomo di colore alla Casa Bianca era stato indicato come il mezzo grazie al quale Obama era riuscito in un’impresa storica, persino giudicato e auspicato come il futuro delle campagne elettorali dai partiti italiani vicini all’Amministrazione Obama, ecco che, dopo l’esito delle elezioni italiane del 4 marzo, che hanno visto gli antieuropeisti prevalere nettamente, il noto Social è improvvisamente diventato un incubatore di cretini e di analfabeti.

Addirittura, ci sono esponenti politici e i loro seguaci che attribuiscono a una massa sempre più ignorante di elettori la sconfitta, dimostrando persino l’assenza totale di onestà intellettuale nell’accettare una bocciatura netta e senza appello del proprio operato.

Stranamente, quella massa di ignoranti è la stessa massa che prima votava per chi oggi li definisce analfabeti.

Quindi, prima erano acculturati perché appoggiavano le loro idee e oggi non lo sono più?

Il segretario reggente del Partito Democratico è arrivato a inveire sui Social contro l’attuale governo perché giudicava aberrante il fatto che fossero stati tagliati dei fondi ai disabili, salvo cancellare in fretta e furia il post, quando qualcuno gli avrà fatto notare che quel provvedimento era stato emanato dal governo di cui egli era Ministro, dimostrando persino di non essere stato attento ai Consigli dei Ministri.

Ma il fatto è: che cosa pensa Martina di quei tagli?

Se li giudica aberranti, quando è certo siano attività degli avversari politici, perché li ha ritenuti giusti in qualità di Ministro?

Ecco allora, che chi è contro gli antieuropeisti al governo aborra di fronte a certi provvedimenti, mentre li ritiene giusti e sacrosanti quando a emanarli sono i propri beniamini politici.

Il vero problema non è, quindi, la presunta ignoranza, ma il tifo da stadio con cui si giudicano i fatti.

E, tifando, due uova lanciate in faccia a una ragazza di colore da un paio di imbecilli fanno gridare al Fascismo, mentre esporre pupazzi di Ministri in carica a testa in giù, con slogan che auspicano la loro morte è legittimo e non Fascista.

Se una ragazza italiana viene stuprata da un gruppo di stranieri bisogna trattare la notizia con i guanti, mentre se un uomo di colore è vittima di un bianco diventa un caso nazionale, in una degenerazione razzista e culturale che lascia naufragare il raziocinio e la capacità critica di ciascuno.

Quando Matteo Renzi sosteneva che fosse necessaria una chiusura dei porti, il popolo del PD lo osannava, mentre quando i porti sono stati chiusi, l’attuale governo è stato tacciato di razzismo, perché non conta più valutare la capacità di accoglienza e, soprattutto, di offerta di integrazione che l’Italia può accollarsi.

No, non conta il proprio pensiero personale, ma tifare per l’esigenza del partito di riferimento, dove, ovviamente, gli avversari hanno sempre torto perché ignoranti.

E questa è una patologia che colpisce indistintamente tutto il bacino elettorale, con Salvini che viene osannato anche quando si lascia andare a sparate pseudo xenofobe, dai suoi sostenitori; con i 5Stelle difesi dai propri elettori anche quando vanno in contrapposizione con quanto professato finora; con quelli del PD che sconfessano persino quanto fatto e detto fino a oggi, pur di attaccare gli avversari.

Purtroppo, non c’è la cultura dell’elettore che vota per dare un mandato in base alle proprie idee, giudicando alla fine dello stesso se confermare la scelta o dare spazio e possibilità ad altri.

Oggi, la maggioranza delle persone si reca alle urne per tifare la squadra del cuore, per poi criticare gli avversari, senza verificare i singoli fatti e provvedimenti, senza analizzare, perché al tifoso non interessa che si giochi meglio dell’avversario, ma solo che si vinca.

Ci si definisce di Destra o di Sinistra un po’ come si afferma la propria fede calcistica: sono bianconero, piuttosto che nerazzurro…

E ci si lascia confondere dalla guerra lanciata dalla stampa tradizionale e dai partiti che l’hanno sempre controllata attraverso azionisti di maggioranza vicini a quegli stessi partiti, perché, alla fine, il vero problema dei Social è che non possono essere controllati.

Realtà che, infatti, relega l’Italia sempre intorno agli ultimi posti nel mondo quanto a libertà di stampa.

Ecco cosa fa paura ai partiti tradizionali, che da sempre comandano il Bel Paese, ovvero il fatto che, mentre un quotidiano può essere controllato attraverso l’indicazione di un direttore compiacente e il ricatto di non finanziare più l’impresa, il web non ha un prezzo e non è ricattabile.

Perciò, non lasciamoci prendere in giro da discorsi stupidi in merito a ignoranti che sono tali se votano l’avversario, ma sono pozzi di scienza quando stanno dalla nostra parte, e manteniamo la mente aperta, senza tifare, ma giudicando secondo coscienza.

Si fa bene? Si Fa male?

Le urne servono proprio a esprimere un giudizio, non a tifare!

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