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MARCO POLO, TRA VERITA’ E FAKE NEWS.

Marco Polo, tra verità e fake news.

Le avventure di Marco Polo hanno trasportato per secoli gli Occidentali nell’affascinante mondo orientale, tuttavia, le descrizioni fatte dal noto esploratore, piene di errori e lacune, sollevano qualche dubbio in merito alla veridicità del viaggio.

by Pasquale Di Matteo

Sono diversi gli studiosi in ambito storico a definire il viaggio di Marco Polo ciò che oggi chiameremmo fake news.

Uno dei tanti è l’archeologo Daniele Petrella, direttore della missione archeologica italiana in Giappone e scopritore delle navi di Kublai Khan, secondo il quale il libro di Polo è zeppo di luoghi ed eventi descritti erroneamente.

Inoltre, la mancanza di accenni alla Grande Muraglia e il continuo utilizzo di termini persiani, fanno supporre ch’egli non sia mai stato nei luoghi che descrive.

Le stesse navi di Kublai Khan, che nel 1281 avrebbero dovuto invadere le isole nipponiche, non corrispondono alla descrizione del noto viaggiatore veneziano.

E’ probabile che Marco Polo trascorse molti anni in Persia, sul Mar Nero, dove il passaporto redatto in lingua pagsh’pa gli avrebbe infatti consentito di restare, nei territori del Khan, che all’epoca arrivavano proprio alle coste del Mar Nero.

Ma chi era Marco Polo e perché i suoi racconti oscillano tra verità e fake news?

Sappiamo che nacque il 15 settembre 1254 nella Repubblica di Venezia e che fu un mercante, ma la sua fama crebbe dopo la battaglia presso l’isola di Curzola, contro Genova, quando Polo fu catturato e imprigionato, presumibilmente nel 1298.

Nelle prigioni di Palazzo San Giorgio, a Genova, conobbe lo scrittore Rustichello da Pisa, al quale Marco Polo raccontò del suo fantastico viaggio in Oriente.

Egli narrò che suo padre e suo zio erano già stati in Cina per fini commerciali nel 1262, dove l’imperatore cinese avrebbe consegnato loro una lettera per il Papa e, dovendo restituire la risposta di quest’ultimo, Niccolò e Matteo Polo ripartirono alla volta della Cina nel 1271, quando portarono anche l’adolescente Marco.

Per diciassette anni, Marco Polo si immerse nella variegata cultura mongola, che costituiva un impero immenso, vasto quasi quanto tutta l’Asia.

Nacque così “Le livre de Marco Polo citoyen de Venise, dit Million, où l’on conte les merveilles du monde”, comunemente noto con il titolo de “Il Milione”.

Un grande trattato di Geografia, ma anche di Storia e di Sociologia, nonché romanzo ricco di avvincenti avventure nelle terre della Birmania, del Tibet, dello Yunnan e dell’India.

Peccato, tuttavia, per alcuni elementi che sembrerebbero trasformarlo in una delle prime grandi fake news della Storia.

Ad esempio, possiamo citare l’episodio in cui Marco Polo avrebbe partecipato in prima persona alla battaglia che portò alla conquista di Xiangyang, ricevendo poi il titolo di governatore di Yangzhou.

Si tratta certamente di un racconto falso, poiché l’assedio narrato ebbe luogo nel 1273, prima del suo arrivo in Cina, inoltre risulta davvero poco credibile che un ragazzino, per giunta illetterato, potesse ricoprire una carica così importante.

Nei suoi racconti non v’è traccia delle usanze cinesi più comuni, degli ideogrammi, dell’uso delle bacchette per mangiare, né dei piedi fasciati.

Perciò, è presumibile che Marco Polo non sia mai entrato in contatto con i Cinesi, ma ch’egli abbia trascorso alcuni anni all’interno delle comunità turche e persiane presenti nella zona per scopi commerciali; non a caso, il Milione è pieno di termini turchi e persiani.

Difficile credere alla tesi di chi sostiene che Polo non riportò le usanze dei Cinesi in quanto poco colto e illetterato, perciò privo della necessaria curiosità, perché si parla di usi e costumi assai diversi da quelli del mondo d’Occidente, che avrebbero illuminato persino un analfabeta.

Non v’è traccia neppure della Grande Muraglia, anche se, a difesa del grande esploratore va ricordato che, alla sua epoca, l’impressionante opera architettonica non era ancora giunta alla grandezza di oggi e non trasmetteva lo stesso valore simbolico che noi le riconosciamo.

E’ doveroso ricordare che il libro subì le probabili manomissioni di Rustichello da Pisa e delle numerosissime versioni successive, che operarono tagli ed aggiunte.

Vi è poi la leggenda secondo la quale Marco Polo sarebbe tornato a Venezia con una sposa orientale, una delle figlie del Gran Khan, Kublai, fondatore della dinastia Yuan, che avrebbe regnato in Cina fino al 1368.

Pare che quando Polo fu catturato dai Genovesi, le sorelle dell’esploratore dissero alla cognata che il marito era morto e questa si suicidò gettandosi da una finestra.

Ancora oggi si dice che passando dalla corte del Milion, si vede una figura vestita di bianco e si odono canti orientaleggianti.

Non vi è certezza storica dell’esistenza della principessa, ma durante gli scavi del Teatro Malibran, dove sorgevano le residenze di Marco Polo, sono stati ritrovati oggetti di fattura cinese, un diadema con lo stemma imperiale del Khan e resti umani che esami successivi hanno attribuito a una donna asiatica.

La Storia, comunque, ci dice che Marco Polo sposò la ricca Donata Badòer, nel 1300, dalla quale ebbe tre figlie, e che morì l’8 gennaio 1324.

A onor del vero, non esistono fonti cinesi che attestino i racconti di Marco Polo, sebbene sia necessario ricordare che la dinastia Ming, operò una forte censura sulle opere create durante la dinastia Yuan.

Malgrado i dubbi e i sospetti che si tratti di una grande fake news, nel 1837, apparve un saggio in Cina che narrava le gesta di due mercanti italiani giunti a Pechino; anche in un libro di Yang Chihchiu del 1985 si dimostrerebbe la veridicità dei racconti dell’esploratore veneziano.

Da allora, il mito di Marco Polo si è diffuso prepotentemente, tanto che il mercante italiano è presente nella storia della civiltà cinese raccontata per immagini presso il Millennium Center di Pechino.

Oggi, il nome di Marco Polo è usato in numerosissime nuove aree urbane in Cina ed è uno dei motivi per cui, durante gli ultimi anni, l’Italia è diventata una meta turistica di forte attrazione per i Cinesi.

A sostegno della verità storica del viaggio di Marco Polo si schiera prepotentemente anche Igor de Rachewiltz, docente universitario di origini polacche, che ha cercato di spiegare il perché di tanti dubbi e lacune de Il Milione.

Forse il viaggio di Marco Polo è una fake news, o forse, appare tale perché egli era troppo giovane per osservare con occhi esperti il nuovo mondo che lo circondava e la stesura del suo racconto avvenne solo molto tempo dopo.

Sta di fatto che Marco Polo è riconosciuto in tutto il mondo come uno dei più grandi esploratori della Storia, senza dimenticare il fatto che i suoi racconti dell’Asia ispirarono Cristoforo Colombo.

Se la sua fama si reggesse su una fake news, potremmo anche definirlo il primo utilizzatore di questa misera pratica ad averne ottenuto beneficio in cambio.

Un motivo in più per sperare ch’egli abbia detto la verità.

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