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L’INDIFFERENZA E’ LA PEGGIORE FORMA DELL’INVIDIA

L’indifferenza è la peggiore forma dell’invidia

L’invidia è un sentimento comune e si manifesta in molte forme, la peggiore delle quali è l’indifferenza.

di Pasquale Di Matteo

L’invidia è una delle sensazioni più diffuse e provate nell’uomo, ma solo in alcuni casi sfocia in qualcosa di patologico e pericoloso.

L’espressione più seria dell’invidia è la manifestazione dell’indifferenza.

Provate a pensare all’indifferenza che si nutre nei confronti di una persona malata o di chi ha gravi problemi economici, ai profughi, ai disagiati, ai senzatetto.

Ebbene, tale indifferenza nasce da un’inconscia paura di perdere tutto, di scivolare dal piano superiore sul quale ci vediamo collocati, finendo insieme ai disagiati, ai senzatetto, ai profughi e ai malati.

Una paura di perdere ciò che abbiamo e di trasformarci in esseri che consideriamo inferiori che si impadronisce di ogni singola cellula, lasciandoci convinti di non provare invidia e di non essere affatto impauriti.

Perché l’invidioso ha paura anche della paura.

Viceversa, quando si conosce la situazione che si sta vivendo, quando non si avverte alcuna paura, nella serenità, non esiste indifferenza.

Nessuno è indifferente a una bella auto, a un gioiello, a una bella casa, ma, al contempo, nessuno è indifferente a un’auto scassata, a una casa diroccata o a qualcosa di grottesco; cambiano gli atteggiamenti e lo stile nell’approcciarsi a queste situazioni, ma non c’è indifferenza, perché non abbiamo paura.

Invece, quando si avverte paura dello straniero, di una donna che chiede aiuto, di un povero che potrebbe essere lo spettro del nostro futuro, ecco che scatta l’indifferenza, che invece non si accende in chi non prova paura di perdere tutto, in chi non ha paura del diverso e in chi non teme la povertà.

Ma questo sentimento di paura che sfocia nell’indifferenza è spesso legata all’invidia.

Quante volte capita di litigare con chi vive in maniera diversa, in chi ci accusa per azioni compiute, per la falsità dimostrata.

Ecco che, in certi casi, quando si ha paura dell’accusatore, nasce l’indifferenza come forma di invidia, un’indifferenza che nasconde la paura di un individuo capace di affrontarci nonostante ci troviamo su di un piano superiore, che ci accusa di falsità e non teme di andare contro a quelle che noi riteniamo regole ferre, divine.

Perciò, la cosa più codarda, ma anche la più semplice da fare, è cancellare quella persona, magari denigrandola agli occhi degli altri, evitando così di dover affrontare le proprie mancanze.

La paura del diverso, la paura di impoverirci, la paura di affrontare chi non ci teme e chi può raccontare una versione di noi che non ci piace, fanno scattare l’indifferenza come più becera forma di invidia.

Perché, in fondo, sappiamo di non essere all’altezza di quel povero, che invece di farla finita, va avanti con dignità, e nemmeno siamo all’altezza del profugo, perché non avremmo il coraggio di abbandonare tutto per ricominciare dall’altra parte del mondo.

E temiamo anche chi ci strappa di dosso i vestiti firmati, le maschere sul volto e il copione da uomo di successo che teniamo in mano, perché nudi, solo con se stessi, i falsi non sopporterebbero l’essenza del loro vero essere, né potrebbero reggere il confronto con chi si veste semplicemente di cultura e di valori, senza necessità di indossare gioielli e firme.

Allora, proprio come in CITTA’ INDIFFERENTE, ecco che chi è senza spessore, perché privo d’identità, nemmeno si accorge di una donna che chiede aiuto in strada, mentre si è rapiti dalle luci abbaglianti delle vetrine, che ci ammaliano con i loro oggetti inutili, ma che troviamo indispensabili per continuare a recitare il ruolo che abbiamo scelto, nella speranza che l’immagine che abbiamo di noi sia sempre quella percepita dagli altri, nascondendo la realtà.

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