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L’INCONSISTENZA DEI DEBITI

L’inconsistenza dei debiti

L’Italia è un Paese di persone sempre più esposte nei confronti di banche e finanziarie, senza considerare il fatto che l’intera nazione vanta uno dei debiti più elevati al mondo. Ma questi soldi sono davvero reali?

di Pasquale Di Matteo

L’Italia è un Paese davvero strano, in cui, pochi giorni fa, un uomo condannato per peculato, cioè per appropriazione indebita di denaro altrui, come Paolo Romani, è stato candidato dalla coalizione di Centrodestra per rivestire il ruolo di Presidente del Senato della Repubblica, candidatura poi decaduta poiché ritenuta improponibile da altre forze.

In Italia, un imprenditore come l’Ingegner De Benedetti, nei cui confronti alcune banche vantano crediti per svariate centinaia di milioni di euro ancora insoluti, viene invitato nei programmi TV ed è considerato un grande uomo d’affari.

Il tutto mentre le agenzie di recupero crediti si dannano l’anima per intimidire famiglie sfiancate dalla crisi economica che non accenna a passare, malgrado le balle raccontate dai media, in barba alle chiusure di catene importanti come Trony e Foot Locker, e ai gravi problemi di H&M e MediaWorld, che invece testimoniano una situazione tutt’altro che rosea.

Questi signori del recupero credito, che fanno il loro sporco mestiere, per carità, si adoperano indefessamente per estorcere quanto più denaro possibile a gente che ha perso il lavoro o che ha impieghi diversi dai tempi precedenti la crisi, con retribuzioni e contratti che non consentono più di rispettare gli impegni assunti.

Inoltre, rispetto alle centinaia di milioni di euro di debiti di un De Benedetti, nel caso delle famiglie normali, si parla di poche decine di migliaia di euro, spesso persino di poche migliaia.

Premesso che l’accesso al credito delle famiglie italiane ha evitato l’implosione del Capitalismo, destinato a morire già alla fine degli anni ottanta per mancanza di domanda, a causa dell’inesistenza di liquidità delle masse, viene da chiedersi tutti questi soldi di debiti da dove provengano e verso chi gli indebitati siano realmente esposti.

Verso quali conti correnti, quali tizio e caio?

Ebbene, verso nessuno.

L’inconsistenza dei Debiti spiega proprio questo.

L'Inconsistenza dei Debiti

L’Inconsistenza dei Debiti, Acrilico su tela 90×65

Il teschio che sormonta un abito elegante rappresenta gli esattori del recupero crediti, persone che all’apparenza sembrano irreprensibili, ma che, in realtà, non rappresentano persone fisiche, né creditori reali, ma solo istituti bancari fatti di titoli di carta, effimeri, inesistenti, mentre le banconote insanguinate costituiscono proprio il mondo delle banche, spesso tutt’altro che limpido.

Le banche generano denaro dal nulla nel momento stesso in cui vi aprono una linea di credito, che sia per l’acquisto di un bene o che si tratti di liquidità, la metodologia è la stessa.

I soldi non esistono e non vengono prelevati da nessun conto corrente esistente, perciò, la vostra esposizione è verso il nulla, costituita da soldi che non sono mai esistiti, ma che diventano denaro fisico solo nel momento in cui pagate le rate mensili, quelle sì con denaro reale, in contanti o attraverso il vostro conto.

E la politica?

Come dimostrato in questi ultimi anni, la politica è stata prontissima nel recuperare decine di miliardi per salvare banche indebitate, prossime al fallimento, ma non riesce a comprendere che per uscire realmente dalla crisi, servirebbe trovare soldi per una grande moratoria per annullare tutti i debiti delle famiglie, altrimenti la domanda aggregata non avrà mai l’impulso necessario per dare la spinta ai consumi.

Il Capitalismo, d’altronde, in cui pochi soggetti guadagnano molto di più di chi produce la ricchezza grazie alla quale i pochi si arricchiscono, non può stare in piedi proprio perché è solo dalla moltitudine che può venire una forte spinta dei consumi, ma in una situazione in cui tale moltitudine è sfiancata da esposizioni debitorie alle quali non riesce a far fronte, è impossibile alimentare la domanda.

Quindi, bisogna comprendere che, se vuole salvarsi, la nostra società deve abbandonare le idee della ricchezza smodata, della produzione a ritmi selvaggi e della corsa all’acquisto patologico, cominciando a impadronirsi della grande virtù dell’accontentarsi.

Bisogna altresì capire che le grandi ricchezze possedute da pochi soggetti non andranno mai nel circolo del mercato, ma resteranno a sonnecchiare in conti o in azioni di aziende prive di commesse, per mancanza di domanda.

Le masse non possono essere trattate come greggi da gestire, schiavi moderni al servizio dei potenti, rappresentati nel quadro sotto forma di automi dagli occhi rossi, privi di sembianze umane.

Solamente ridando ossigeno alle masse, cancellando i debiti, che, come abbiamo visto, esistono solo nelle tabelle dei computer, e aumentando le retribuzioni, si potrà ottenere un domanda costante e sostenibile, senza dover tirare avanti in attesa della prossima crisi, rivalutando il concetto sbagliato che la ricchezza derivi dal possesso di una moltitudine di oggetti di cui, in buona sostanza, potremmo senza dubbio fare a meno.

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Leggi anche l’articolo THEOPA, L’ESPRESSIONISMO SURREALE DELLA SOCIETA’ CONSUMISTA. (Clicca qui)

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