Annunci
Skip to content

L’ABBANDONO SCOLASTICO E’ SEMPRE PIU’ PREOCCUPANTE

L’abbandono scolastico è sempre più preoccupante.

Nella provincia di Cremona, gli ultimi dati confermano la tendenza sempre più allarmante degli adolescenti ad abbandonare i rispettivi percorsi scolastici intrapresi dopo le scuole medie e/o gli studi universitari.

di Pasquale Di Matteo

E’ di questi giorni la notizia secondo cui, nella Provincia di Cremona, l’abbandono scolastico avrebbe raggiunto livelli preoccupanti.

I media locali evidenziano lo scoramento dei giovani di oggi nei confronti di un futuro sempre più incerto, del lavoro precario e di una crisi economica che ormai non è più passeggera, ma cronicizzata in un malessere persistente, abitudinario.

Eppure, io non credo che le cause che spingono i giovani a non avere più fiducia nell’istruzione siano esclusivamente legate all’aspetto occupazionale, al fatto di avere quasi la certezza di non poter svolgere lavori inerenti al proprio percorso di studi.

Anzi, credo che già soffermarsi su questo aspetto denoti la superficialità del pensiero comune della società di oggi, sempre più materialista e legata al dio danaro.

Mio nonno, classe 1922, era analfabeta, eppure ricordo che nutriva un profondo rispetto per le persone di cultura, per i professionisti laureati e per tutti quelli che leggevano molto e sapevano raccontare cose ch’egli non conosceva.

Li definiva Quelli Con la Penna in Mano, perché l’arte del saper leggere e scrivere, diceva, era la cosa che più rimpiangeva nella sua vita, non tanto per la capacità in sé, ma per il fatto di non essere in grado di scoprire i segreti custoditi nei libri, che per lui assumevano un’immagine persino mistica.

Ecco, credo che la curiosità, la capacità di comprendere la potenza del sapere e il rispetto che mio nonno nutriva per l’istruzione e per la cultura in genere siano oggi sentieri dimenticati, nascosti dalle sterpaglie del finto benessere da cui siamo bombardati quotidianamente.

Allora, studiare e non poter lavorare diventa un impedimento, un procrastinare acquisti e possesso di oggetti per lo più inutili per i quali i media e le mode alimentano in noi un desiderio inalienabile, viscerale, una dipendenza verso la quale non esistono anticorpi.

Oltre a questo aspetto, il lavoro non è più visto come un’attività atta a permetterci di vivere, ma un modo per fare soldi per poter spendere e acquistare.

Perciò, vengono meno i sogni, le aspirazioni, e si tralasciano persino le attitudini, per cavalcare il Tutto e Subito, attirati da lavori manuali più alla portata che consentono di ricevere una paga immediatamente, senza particolari conoscenze o dopo brevi corsi di formazione.

E poco importa se si tratta di lavori che non piacciono o che non alimentano le nostre aspirazioni.

A tutto ciò bisogna aggiungere anche la propensione sempre più opprimente dei genitori a spingere i figli verso studi che secondo loro sarebbero più spendibili di altri, sia sotto il profilo degli sbocchi occupazionali, sia per quanto riguarda la possibilità di guadagnare meglio nel tempo, dimentichi del fatto che ipotizzare le tendenze del futuro è diventato ormai affare per maghi da quattro soldi.

Inoltre, spesso ci si dimentica che studiare, se lo si vuole fare con criterio, non è un impegno da prendere sotto gamba, quindi può trasformarsi in una tortura per ragazzi con altri interessi, rispetto alle materie d’indirizzo per quanto ottriato dai genitori.

E tutto ciò avviene perché non si tiene più conto di altro se non della capacità di produrre ricchezza, di gonfiare il portafogli, di potersi permettere sempre più oggetti e sempre più costosi, in un turbinio di desideri che trasforma professioni più umili, sotto il profilo del mero guadagno, nel male da evitare a ogni costo.

Tutto per inseguire l’accumulo di niente che serve a dimostrare agli altri di essere migliori.

Viviamo in una società in cui persino l’informazione non informa più, ma produce notizie, con l’attività di pseudo professionisti indottrinati da burattinai con le tasche piene di banconote, perché screditino l’avversario politico ed esaltino con copiose agiografie i beniamini della testata di turno.

I ragazzi vivono quotidianamente tale svilimento culturale, per cui una velina e un calciatore risultano esponenzialmente più importanti di un Filosofo, di un Medico, di un grande Economista; in cui finanziare la Mafia o dimenticarsi di accatastare un immobile assumono uguale rilevanza in virtù della capacità tecnica della penna di qualcuno e dell’impossibilità di spirito critico sempre più endemico di chi legge.

Viviamo una stagione in cui Premi Nobel per l’Economia vengono sbeffeggiati quando rifiutano di appiattirsi al sentire comune, alle regole imposte dalla società sempre più globalizzata e legata al libero scambio, in cui produrre, acquistare e indebitarsi sono la nuova trinità.

I giovani non nutrono più rispetto per le persone di cultura e in loro non arde più la fiamma della curiosità, elemento essenziale perché si abbia sete di sapere.

Oggi, una persona diventa interessante quando rappresenta gli stereotipi dei modelli che la società ci dice di seguire, mentre chi sa risulta persino fastidioso, come un umile insegnante qualsiasi.

Perciò, fino a quando non si comprenderà che i giovani nutrono aspirazioni proporzionalmente ai modelli che la società fornisce loro, fino a quando non si capirà che produrre e circondarsi di oggetti non deve essere motivo per vivere, si continuerà a interrogarsi su banali futilità, per non affrontare la malattia sempre più perniciosamente grave che affligge il nostro tempo.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: