Annunci
Skip to content

LA SOCIETA’ DELLA NON CULTURA

La società della non cultura

I governi puntano a un futuro di laureati con competenze tecniche e scientifiche, ma privi di conoscenza e cultura generale indispensabili per sviluppare pensiero critico. Errore involontario o piano mirato ad avere manodopera qualificata, ma priva di capacità d’analisi per rivendicare miglioramenti della propria condizione? Proviamo ad affrontare il tema su Eventi Armonici.

di Pasquale Di Matteo

Da qualche anno a questa parte, quando si parla del mondo del lavoro, si prevede un futuro fatto di robot e di forte specializzazione tecnico scientifica, argomento che interessa anche i maturandi in procinto di scegliere a quale corso universitario iscriversi.

Conseguentemente, si determina il fatto che ai giovani in procinto di scegliere il percorso universitario si sconsiglino studi umanistici, per indirizzarli proprio a studiare materie tecniche e scientifiche.

Le frasi ripetute come mantra si sprecano: dalla banale “con una laurea in Lettere finirai ad ingrossare l’esercito dei precari” , alla più falsa “con gli studi umanistici non impari nulla”.

Sono frasi che non fotografano la realtà?

Nient’affatto, naturalmente, per quanto la società di oggi vorrebbe farci credere.

In primo luogo, non è vero che con un percorso di studi umanistici non si impari nulla. Semmai, il contrario.

Un Ingegnere meccanico, un medico, un informatico sapranno tutto delle materie tecnico scientifiche studiate, ma quasi nulla di Storia e di Filosofia, che, se è vero che non aiutano a pagare le bollette, sono le uniche materie capaci di aprirti la mente per sviluppare spirito critico e capacità di analisi del mondo che ci circonda.

Ho conosciuto ingegneri che non sapevano neppure elencare i Presidenti della Repubblica italiana, collocandoli nell’esatto spazio temporale, sebbene si contino sulle dita delle mani; informatici che parlavano di Hermann Hesse scambiandolo per Rudolf Hess e medici che non avevano mai sentito parlare della precessione degli equinozi.

Ora, è indiscutibilmente vero che si può essere ottimi professionisti senza conoscere gli argomenti di cui sopra, non è quello il tema dell’articolo, ma la disconoscenza o la completa ignoranza della Storia e della Filosofia impoveriscono il pensiero critico, innanzitutto perché non lo sviluppano (e chi ha studiato gli autori greci con il Rocci da parte può intuire a che cosa alluda), inoltre lo lasciano povero di conoscenze indispensabili per capire e fare paragoni.

Eppure, i governi dei Paesi più sviluppati non intervengono per scongiurare la catastrofe culturale che si sta sviluppando e che conoscerà il proprio apice nei prossimi anni, quando si saranno formati eserciti di tecnici super qualificati, ma perfettamente ignoranti della Storia e incapaci di analizzare il mondo in cui vivranno.

Al contrario, a giudicare i provvedimenti del governo italiano sulla Scuola, per esempio, trasformata sempre più in un’azienda, con insegnanti pagati una miseria e messi nella condizione di non poter fornire gli strumenti per aprire le menti degli studenti, e sul mercato del lavoro, dove alle aziende vengono forniti appigli per disporre di manodopera a chiamata, priva di diritti, verrebbe da pensare a un piano messo in atto proprio per costruire una società di manovalanza dotata di eccellenti conoscenze tecniche, per lavorare e produrre, ma, al tempo stesso, di dipendenti fidelizzati, incapaci di analizzare le relative condizioni di lavoro e di vita, in virtù della mancanza di studi e, ancor di più, di un pensiero e di una capacità di analisi mature, unitamente all’assenza di regole favorevoli.

Qualche politico ha più volte perfino proposto di tagliare le sovvenzioni ai corsi universitari umanistici, proprio perché non servono  a creare lavoratori. (E, magari, sottinteso, “… ma servono a creare dei rompiscatole che non si lasciano “fregare” come idioti”).

D’altronde, basta leggere commenti e scritti sui Social per accorgersi che le analisi meno pertinenti e prive di una solida base analitica sono proprio di chi è sgrammaticato e/o di chi dimostra una conoscenza della Storia talmente povera e approssimativa da risultare svilente.

Chi non ha conoscenza della Storia non ha gli strumenti per comprendere le sciocchezze agiografiche su Mussolini e sul Fascismo, per esempio; chi non conosce il pensiero di Marx, se non per le “stringhe” di testo che le scuole superiori dedicano al filosofo inviso alle Partite Iva, le battaglie degli anni settanta, la politica economica dal cinquanta ad oggi, come può efficacemente analizzare il mondo del lavoro odierno?

Se non si conoscono i percorsi che hanno scatenato le guerre mondiali, le diatribe sociali, le guerre civili, come si può giudicare il presente e ipotizzare il futuro?

Ci sono laureati che parlano di Comunismo e Russia senza nemmeno conoscere la differenza tra Bolscevichi e Menscevichi, o che millantano conoscenze in merito all’Unità d’Italia, senza sapere che re Vittorio Emanuele II era sgrammaticato, cosa che non è mera conoscenza per i cruciverba, perché apre un mondo sulle reali diversità culturali tra Nord e Sud di allora ed evita di cadere nei falsi stereotipi di oggi.

Ovviamente, per chi la Storia l’ha studiata e la studia ancora.

Si sta sviluppando una società del sentito dire, la cui unica cosa che conta deve essere consumare per produrre, non perdere tempo a pensare, esaltando l’uomo abbigliato con abiti firmati, alla guida di un’auto di lusso, fiero e con il portafogli gonfio, a discapito del letterato, per esempio, che guiderà un’utilitaria e si accontenterà di vestirsi della propria cultura e che, quindi, non è vantaggioso seguire per chi ha bisogno di arricchirsi di cose materiali per colmare il proprio vuoto culturale.

L’esaltazione del brillante Senatore interpretato da Tom Cruise nel film capolavoro “Leoni per Agnelli”, uomo potente e ambizioso, ma senza alcuna conoscenza nemmeno in merito alla guerra che sta portando avanti il governo, un uomo che, incalzato dalle domande della giornalista che lo sta intervistando, a tratti si dimostra smarrito e confuso, privo di argomentazioni, salvato solo dai falsi luoghi comuni che ripete come un mantra.

Bellissima metafora dello svilimento del pensiero.

Pensare, d’altro canto, porta a porsi delle domande e, magari, anche a cercare delle risposte.

Alle aziende non piacciono le une e neppure le altre, peggio ancora chi ha cultura.

Meglio costruire, allora, eserciti di dipendenti super qualificati  per le mansioni che dovranno svolgere, ma incapaci di sollevare obiezioni e cominciare a fare richieste, magari citando commi dei contratti o precedenti sentenze della Cassazione.

Se ci pensate, la negazione della capacità di analisi e di pensare è una situazione simpatica anche per i governi del futuro, no?

D’altronde, bisogna capire che la stragrande maggioranza degli imprenditori è composta da tecnici, anche quando si tratta di laureati, persone che a malapena saprebbero citare qualcosa su Lenin, ma che resterebbero a soffiare alle mosche se si citassero la Kollontaj o Bucharin, sebbene siano contrari al Comunismo perché si sa, i Comunisti non amano molto chi fa sgobbare dipendenti sottopagati per godere poi di auto di lusso e abiti firmati.

Dei veri delinquenti questi Comunisti, dimentichi del fatto che il Capitalismo e l’alta Finanza stanno devastando interi popoli, basta guardare la Grecia.

D’altra parte, non è vero che chi sa fa e chi non sa insegna, come amano ripetere spesso i possessori di Partita Iva, ma l’esatto contrario.

Viviamo in una società in cui vengono portati su di un piedistallo degli emeriti ignoranti, eccellenti in qualche aspetto della tecnica, grazie alla quale riescono a costruire imperi, sfruttando il sudore e la fatica di manodopera sottopagata e sempre più priva di diritti.

Degli” idioti sapienti” che poi rischiano di finire ai vertici dei partiti tradizionali, sempre alla ricerca di venditori per “acchiappare” voti e soldi per finanziare le campagne elettorali.

Senza contare il fatto che si tratta di persone che non hanno nessuna preparazione in ambito psicologico e attitudinale, incapaci di lavorare sull’empatia, indispensabile per costruire un team vincente, cercando il massimo risultato possibile, soprattutto quando si è al comando.

Anzi, la stragrande maggioranza degli imprenditori abiura totalmente questi concetti, dimostrando un’ignoranza  patologica sul tema, a tutto discapito della stessa produttività aziendale che si crede di difendere adottando condotte legate al passato.

Piccola eccezione sono alcuni manuali di pseudo psicologia scritti da altri imprenditori che, per la maggiore, fin dalle prime righe risultano barzellette prive di senso e di basi solide su cui ergersi, che con la Psicologia, quella vera, ben poco hanno a che fare.

Inoltre, la certezza che la robotizzazione sia una panacea per il mondo del lavoro del futuro non trova fondamento nei dati reali, i quali stabiliscono che l’avvento dei robot stia disintegrando molti più posti di lavoro di quanti riesca a produrne, aumentando sempre più il profitto per i datori di lavoro, avendo bisogno di un numero di dipendenti sempre minore in futuro.

Quindi, cosa consigliare ai giovani che dovranno scegliere il percorso universitario?

Innanzitutto, non affidarsi ai vari consigli come se si trattasse di editti formulati da Dei, poiché nessuno dispone della sfera di cristallo; basterebbe una crisi come quella degli ultimi anni, o una guerra, per cambiare nettamente il quadro generale delle possibili prospettive.

Per di più, al di là dell’opportunità e della spendibilità di un determinato percorso di studi, bisogna tenere in considerazione il fatto che studiare non sia proprio banale, perciò non sarebbe negativo propendere per materie che interessino e possano accendere la sete di conoscenza.

Quindi, se proprio non potete fare a meno di studiare materie tecnico scientifiche per trovare lavoro, cercate almeno di non evitare come la peste libri di Storia e di Filosofia.

Non vi faranno trovare un impiego con un ottimo stipendio, ma saranno gli unici in grado di farvi intuire se starete davvero lavorando o facendo gli schiavi di qualcuno.

E, forse, vi faranno capire che siamo cittadini del mondo e che quando si parla di offerte di lavoro, non bisogna fermarsi ai confini nazionali.

Siate liberi: acculturatevi!

Per approfondimenti sulla società di oggi, clicca qui.

Ma anche qui e ancora qui.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui Social utilizzando i pulsanti in fondo.

Iscriviti a Eventi Armonici, è gratis!

Segui la nostra Pagina Facebook, mettendo un “mi piace”.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: