Annunci
Skip to content

LA RINASCITA DEL FASCISMO

La rinascita del Fascismo

La campagna in vista delle elezioni del 4 marzo 2018 ha visto come protagonisti due espressioni di un’Italia dimenticata e che, invece, si sono dimostrate ancora attuali: il Berlusconismo e il Fascismo.

di Pasquale Di Matteo

La campagna elettorale in vista del voto del 4 marzo 2018 non ha affrontato i temi del Lavoro e della coesione sociale, come invece ci si sarebbe aspettati visto il precariato dilagante, il livello di famiglie prossime alla povertà e l’attualità del tema dell’immigrazione.

D’altronde, non poteva affrontare questi temi il Partito Democratico, consapevole del fatto che avrebbe finito per parlare solo ai propri affezionati tesserati e non certo ai delusi di sinistra, a quel popolo che lavora nelle fabbriche, sporcandosi le mani per vivere, e che tanto fa senso al ministro Calenda, che critica persino chi va a tenere comizi proprio in mezzo a quella gente.

Uno sfilacciamento dal Paese reale, quello del PD, che, dal sostegno al governo Monti in avanti, si è fatto sempre più radicale, fino al distacco totale, nella trasformazione in un partito che cavalca i temi delle Destre e ha per interlocutori le classi più ricche del Paese e i poteri forti internazionali.

Non poteva porre l’accento su lavoro e immigrazione nemmeno la coalizione berlusconiana, perché in passato ha già governato e i risultati mediocri se li ricordano un po’ tutti, senza contare il fatto che gran parte delle leggi dei governi, Monti prima e Renzi poi, sono state approvate anche con i voti della Destra di Berlusconi, compresa la legge Fornero, che ha avviato la politica della netta dicotomia tra cittadini di serie A e di seri B.

In realtà, gli stessi 5Stelle non hanno puntato né sul tema del lavoro, tanto meno sulla coesione sociale, cavalcando il loro grido all’onestà che li contraddistingue fin dalla nascita.

E proprio l’onestà è risultata uno dei tre temi più dibattuti di questa campagna, perché sia i berlusconiani, sia i renziani, non potendo porsi al livello del Movimento 5 Stelle a causa delle decine di Parlamentari di PD e Forza Italia, e delle liste amiche, con più di qualche screzio con la legge e persino circondati dal poco glorificante tanfo di mafia e camorra, hanno sguinzagliato tutta la stampa di proprietà, o alle dipendenze degli amici, per infangare i pentastellati, tornando a fare il vecchio gioco dei bimbi minkia scoperti con le mani nella marmellata, dove “sì, maestra, ma anche lui…”.

Le destre, quella berlusconiana e quella renziana, hanno speso gran parte della campagna elettorale nel cercare di portare il Movimento 5 Stelle sul loro triste piano.

Il PD ha spostato l’attenzione dalla disonestà alle competenze, soccombendo per manifesta inferiorità dei vari Poletti, Orlando, Fedeli e Lorenzin, contrapposti alle liste di laureati e di professori universitari del Movimento 5 Stelle, e definitivamente sconfitti da quegli stessi esponenti del Partito Democratico con lauree poi scopertesi ottenute attraverso tesi scopiazzate o semplicemente millantate, come nel caso di Giamila Carli, sindaco di Santa Luce, in provincia di Pisa.

Un partito, quello del PD, che ha perso anche la poca linfa di sinistra che ancora restava, scivolata via per confluire in Liberi e Uguali.

Sul tema, la destra berlusconiana ha avuto almeno la decenza di non esacerbare i toni, visti i vari Berlusconi, Formigoni, Dell’Utri… Ah, no, Dell’Utri è già in carcere.

Berlusconi è interdetto fino al 2019 dal ricoprire Pubblici Uffici e Formigoni non paga le multe inflittegli dai tribunali, ma lui è Il Celeste e i vitalizi non sono pignorabili.

Mica è un cittadino italiano come tutti gli altri?!

Solo il Movimento 5 Stelle ha fatto notare che in un Paese normale un tizio interdetto per reati gravi e finanziatore della mafia, come espresso in più di una sentenza definitiva della Magistratura, dovrebbe essere lasciato a poltrire sull’ultima poltrona dell’ultima fila, da dove non si riesce neppure a vedere lo spettacolo.

Invece, complice anche il silenzio dal profumo di inciucio della destra renziana, mentre un comune cittadino sarebbe stato giustamente ridicolizzato per la pretesa di ripresentarsi, Silvio Berlusconi pontifica in tv, sedendosi su doppi cuscini per apparire più alto di Barbara D’Urso e dei suoi rivali, e sui giornali, con un seguito molto forte, che dimostra come l’onestà sia un concetto da orticaria per molti Italiani.

Quindi, una lotta vera all’elusione, e non solo all’evasione, farebbe miracoli!

In una campagna elettorale vera, ci si sarebbe aspettati di conoscere come berlusconiani e renziani intendessero affrontare l’immondizia sociale che si perpetua da anni in zone come Prato, per esempio, dove uomini, donne e bambini vengono costretti a lavorare in condizioni da terzo mondo, per produrre capi d’abbigliamento per multinazionali del settore, compreso il falso made in Italy che ingolfa i negozi di tutto lo stivale.

Invece, niente.

Il tema del lavoro è stato liquidato nelle solite promesse da baraccone di Berlusconi e nel suo chiodo fisso, la Flat Tax, cioè l’idea di creare una sola aliquota per le imposte, uguale per tutti, fissata al 23%, una vera panacea per i milionari e un inferno per chi non supera i 1500 euro di stipendio netto.

L’idea di Berlusconi prevede di elevare la soglia di imponibile a tassazione zero fino a 12000 euro, così da lasciare qualcosa anche nelle buste dei dipendenti, che già oggi pagano la stessa percentuale prevista dalla Flat Tax, ma quei 500, 800, 1000 euro l’anno in più verrebbero dissolti dagli aumenti generali che il governo sarebbe costretto a varare per bilanciare i mancati introiti di diversi miliardi di euro di imposte non più versate dai ricchi.

Poiché la matematica non è un’opinione, per far quadrare i conti aumenterebbero inevitabilmente i ticket, la benzina, di conseguenza il costo delle merci e l’IVA, e così l’approvvigionamento dell’energia…

Ma i ricchi si curano dai privati, non hanno problemi a girare in SUV che percorrono cinque chilometri con un litro di carburante e… Cosa vuoi che siano 1700, 2000 euro di spesa in più a famiglia ogni anno per chi li guadagna in un minuto?

I berlusconiani si difendono, sostenendo che i soldi in più nelle tasche dei ricchi sarebbero immessi nell’economia reale, attraverso maggiori investimenti che darebbero vantaggi a tutti.

Ma chi ci dà la certezza che questi soldi, invece, i ricchi non se li terranno per sé o li investiranno all’estero, senza dare al Paese alcun beneficio?

I giornalisti nostrani sembra abbiano studiato tutti insieme alla Madia, perché una domanda così semplice, da poter essere posta da uno squallido blogger, risulta filosoficamente non applicabile per gente del mestiere.

Insomma, quella della Flat Tax è un’idea brillante per i soliti privilegiati, con buona pace della sbandierata attenzione per i più deboli.

Dalla destra renziana, invece, il tema del lavoro si è declinato nella difesa dei dopati risultati del Jobs Act e nella piccata reazione di Calenda nei confronti del comizio di Di Battista, tenuto in mezzo agli operai licenziati dalla Embraco, perché, a giudizio del ministro, non è con la strumentalizzazione che si risolvono i problemi.

Sarà, ma dopo aver ammesso la propria incompetenza nella vertenza che ha visto i vertici della Embraco fottersene del suo modo più responsabile di risolvere i problemi, i 500 operai restano senza lavoro e la vicinanza che ci si aspetterebbe da chi un tempo rappresentava i lavoratori oggi è espressa dal Movimento 5 Stelle, da quei piccoli partiti in cui ancora si respira profumo di sinistra vera, dalla Lega e da Casa Pound.

E qui veniamo al punto: il Fascismo.

Il tema più gettonato di questa campagna è stato il Fascismo, il rievocare antichi timori per una chiamata a votare partiti strutturati, con una storia alle spalle, senza affidarsi a salti nel buio votando 5 Stelle.

Una campagna comunicativa di distrazione sociale che ha l’impronta di un pivello della materia, visto che è palese anche ai ragazzini delle scuole medie che si approcciano a studiare cosa fu realmente il Fascismo, evidentemente messa in piedi come ultima spiaggia per salvare almeno il salvabile.

Il Partito Democratico ha tentato di convogliare l’attenzione mediatica sulla paura dei nuovi Fascisti, fino a far riesplodere nelle piazze italiane la violenza di imbecilli, delinquenti e ignoranti della peggior specie, dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, nella speranza di portare l’elettorato indeciso a credere di dover scegliere tra moderazione ed estremismo.

Nel tentativo disperato di rifarsi, almeno in parte, una verginità.

Ma è tutto costruito.

Non a tavolino, ma dalla scelleratezza e dall’inconsistenza politica di una classe dirigente che ha stuprato l’identità del partito dei lavoratori e delle classi più deboli, per svendersi a Confindustria e ai Signori del capitalismo globale, quello che ha causato più vittime nel mondo di Fascismo, Nazismo e Comunismo messi insieme, ma sul quale non si vogliono mai accendere i riflettori.

Non si vuole parlare delle aziende che producono armi e che dai conflitti che insanguinano il pianeta traggono profitto, comprese alcune realtà italiane.

Non si vuole discutere del fatto che la gran parte delle potenze industriali di oggi, che sono fiori all’occhiello del benessere occidentale, (pensate ai gioielli De Beers per esempio), sono nate da affari truffa, veri e propri espropri ai danni di popolazioni dell’Africa e del continente asiatico, spesso passati per le armi.

Non si vuole nemmeno trattare della Siria, perché bisognerebbe ammettere che gli eserciti di liberazione del passato non avevano a cuore né la popolazione dell’Iraq, tanto meno altre, ma solo il controllo delle risorse di quei Paesi.

In fondo, che la politica si comporti così non sorprende, soprattutto in una nazione dove sono tutti pronti a indossare la bandiera francese sui profili Social, per un attentato, ma se ne fottono mestamente del bollettino giornaliero di morti siriane al cui confronto le sciagure dei Francesi sembrano fatalità.

Discutere di questo, darebbe un senso diverso e più realistico del perché milioni di uomini, donne e bambini siano spinti a scappare dalla morte, da guerre create anche dai ricchi occidentali e dal menefreghismo di tanta gente che non si interessa di politica se non quando qualcuno gli aumenta la bolletta del gas.

Si capirebbe persino perché il Jobs Act stia al tema del lavoro come la maionese sulla zuppa inglese.

Invece di espressioni antidemocratiche come le tutele crescenti (tutele per le imprese  e crescenti, cioè inizialmente nulle, per i dipendenti), servono redditi minimi certi per mansione, altrimenti è inevitabile creare il razzismo.

Se arriva un tizio disposto a fare il mio lavoro per la metà dello stipendio, perché nel suo Paese quella cifra è manna dal cielo, io divento razzista, poiché il tizio mi soffia il lavoro.

Prima c’erano i terroni, oggi terroni ancora più terroni, ma il problema non sono le persone, né il colore della pelle, ma le regole di un mercato che favorisce solo gli attori principali e non l’intero cast della società, anche perché, se non si costruisce un mondo globale partendo dai diritti dei più deboli, e non dai capricci dei più ricchi, ci sarà sempre il terrone di qualcun altro.

Invece di affrontare questi temi, il Partito Democratico, contando sulla presunta disfatta della manifesta incompetenza del governo Berlusconi, cacciato nel 2011 da un golpe più finanziario che politico, ha strizzato l’occhio ai poteri forti, abbracciando le politiche neoliberiste che hanno creato lavoro precario, attraverso quei finti contratti a tempo indeterminato (i famosi a tutele crescenti,) oggi sbandierati come mutande spacciate per tailleurs, e una serie di regole da follia pura che permettono alle imprese di assumere persone anche per una sola ora a settimana.

Persone che poi risultano occupate per gli indici ISTAT e danno motivi fumosi per i sorrisi di Renzi e di Gentiloni.

Questo distacco dalla gente e dai suoi problemi, tuttavia, non poteva cancellare i problemi e la gente, come qualche fonzie prestato alla politica aveva evidentemente sperato, infatti, il vuoto lasciato dalla frantumazione del partito dei lavoratori e delle classi meno abbienti del Paese è stato colmato da chi ha cavalcato proprio quei bisogni, con il Movimento 5 Stelle in testa.

Ma a riempire quei vuoti sono state anche forze di estrema destra, rinvigorite, quindi, dalle scellerate politiche di un partito che si definisce ancora di sinistra quando il suo operato dimostra una programmazione scientificamente berlusconiana e in linea con i capricci di Confindustria.

E dei terremotati di Amatrice, ancora al gelo, non si dice nulla?

Non c’è tempo! Il Fascismo incombe e il tema è ben più serio che porre l’attenzione sull’incompetenza dei governi di questi ultimi anni.

Al limite, può trovare spazio una battuta su spelacchio, però senza far troppo rumore, visto che anche l’affondo mediatico sulla Raggi è stato rispedito al mittente dai Giudici e che il buon governo dei 5Stelle viene premiato a Torino anche dalla Corte dei Conti…

Il Fascismo, dunque, il tema più discusso di una campagna elettorale che porta il Paese a votare, ben sapendo che se non si cambiano le regole dell’Europa in maniera netta, se non si dice no al turbo capitalismo, che promuove guerre tra poveri e guerre vere perché qualche donna facoltosa possa continuare a indossare tante nuove collane di diamanti e qualche bimbo minkia possa guidare un’auto di lusso per sentirsi almeno un po’ uomo, nessun governo avrà mai l’appoggio del popolo.

Quello vero, con problemi veri, reali, concreti, fatti di stipendi che non bastano mai e di diritti sempre più vilipesi.

E il Presidente della Repubblica?

Tranquilli, Mattarella ha già fatto sapere a chi è convinto che il 4 marzo contribuirà a cambiare il Paese che non intende affatto conferire l’incarico di governo a chi vincerà le elezioni, ma a chi avrà una maggioranza, perciò, il profumo di muffa che sentirà Dell’Utri da dietro le sbarre è già arricchito dalle dolci fragranze della vittoria.

Una vittoria sui magistrati, sugli Italiani onesti, sui più deboli, su Falcone e Borsellino, sulla Storia.

E la Democrazia?

Ma quale democrazia!?

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui social utilizzando i pulsanti qui sotto.

Se lo ritieni giusto, senza alcun impegno, puoi effettuare una donazione anche di pochi centesimi: per info clicca qui.

Iscriviti a Eventi Armonici, è gratis.

Segui la nostra Pagina Facebook mettendo un “mi piace”.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: