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LA GRECIA BRUCIA IN SILENZIO

LA GRECIA BRUCIA IN SILENZIO

La Grecia è alle prese con un devastante incendio che ha mietuto diverse vittime e che sta flagellando un intero Paese già piegato dall’austerità imposta dalla Troika.

di Pasquale Di Matteo

La Grecia va a fuoco, nel silenzio di chi, un po’ per pudore, un po’ per vergogna, non ha il coraggio di parlarne sui Social, dove bisognerebbe affrontare il tema dell’austerità e delle sciagurate politiche imposte dalla Troika per comprendere la situazione.

La Grecia non riesce a domare incendi e i cittadini europei si accorgono che tagliare fondi ai Vigili del Fuoco e annichilire la Protezione civile di un Paese, nonché le forze dell’ordine, possono provocare delle vittime, perché poi non si riesce a garantire i salvataggi in episodi come quelli che la penisola ellenica sta vivendo in queste ultime ore.

Postare sulle sciagure della Grecia significherebbe anche dare una risposta reale al mondo degli irreali, dei virtuali che credono alle menzogne dei risanamenti dei conti grechi, del successo della Troika, perché bisognerebbe ragionare sugli effetti, e magari qualcuno potrebbe persino accorgersi che in Grecia si muore già solo per semplici malattie, perché non si possono più offrire servizi sanitari decenti da tempo, perché alcuni medici lavorano più per coscienza e amor proprio che per uno stipendio, mentre sono costretti a elemosinare medicinali ai colleghi di altri Paesi.

Il tutto, in una nazione dove è stata legalizzata la vendita di cibi scaduti per cercare di porre un argine alla miseria dilagante.

Qualcuno non ama postare sulla Grecia, infine, perché non tocca direttamente il governo Conte e i post non sarebbero spendibili per la campagna del fango in atto in Italia dal suo insediamento, portata avanti dai Saviano e similari.

Qualcuno si difende sui numeri, sostenendo che l’intervento della Troika ha evitato condizioni ancor peggiori, però guai a ricordare che, mentre si chiedevano ai Greci sacrifici che hanno portato anche alla sciagura di queste ore, nel 2010 è stato permesso (ma sarebbe meglio dire “intimato”) di acquistare 6 navi da guerra dalla Francia (2,5 miliardi) e 6 sottomarini militari dalla Germania (5 miliardi) per una spesa complessiva di 7,5 miliardi di euro.

Un po’ come se una famiglia indebitata acquistasse una seconda auto solo per tenerla in garage per gli imprevisti. Ma in questo caso, chissà come mai, la Troika non ha avuto da ridire.

Parlare della Grecia significherebbe comprendere come la Troika non abbia più di tanto affrontato il fatto che la spesa militare degli ellenici, in piena crisi, era del 4% sul PIL, mentre in altri Paesi non superava il 3%.

Inoltre, con il meccanismo europeo di stabilità, le banche francesi e tedesche esposte nei confronti del debito pubblico greco hanno tratto enormi benefici, fin quasi ad azzerare le esposizioni.

Parlare di Grecia, equivarrebbe a decretare il fallimento dell’Europa e del suo braccio della morte, la Troika: prima del suo intervento nella penisola ellenica, la Grecia aveva un debito pubblico del 100%, oggi del 190%; degli oltre 240 miliardi di aiuti, circa 220 sono andati agli istituti di credito francesi e tedeschi esposti con il debito greco e non certo alla popolazione.

Qualcuno sostiene che comunque vi sia una timida ripresa del PIL, ma dimentica di ricordare che si viene da anni di decrescita a doppia cifra; sarebbe come definire positiva una monetina da 10 centesimi trovata sul comodino a fronte di un debito da 100 milioni di euro.

Il 40% dei bambini vive in condizione di povertà, mentre il 30% della popolazione non può accedere a cure mediche; il tasso dei suicidi è alle stelle e, in dieci anni di Troika, la popolazione complessiva del Paese è calata di oltre il 4%, passando da circa 11,2 milioni a poco più di 10,6 milioni.

La Grecia come Stato non ha praticamente più nulla, espropriata del porto del Pireo dai Cinesi e delle più grandi industrie da Francesi e Tedeschi, principalmente.

Soltanto il 35% della popolazione è attiva, per di più, la Grecia invecchia in virtù della fuga dei suoi giovani, emigrati per sfuggire alle privazioni imposte dall’Europa.

Stipendi e pensioni non superano mediamente i 500 euro, troppo pochi per vivere in maniera dignitosa, e nel solo settore pubblico sono stati cancellati 200 mila posti di lavoro, mentre il potere d’acquisto è calato del 30%.

La situazione è talmente drammatica che, solo nel 2017, ci sono state oltre 130.000 rinunce all’eredità perché le famiglie non possono permettersi le tasse di successione e perché molti temono di doversi accollare i debiti che i cari defunti avevano contratto per cercare una flebile luce in fondo al tunnel.

Secondo diverse fonti, la percentuale di poveri sarebbe anche più elevata se non fosse per l’orgoglio dei Greci e per il loro spirito caritatevole che spinge chi ha di più a dare una mano a chi sta peggio.

Come se non bastasse, nel 2019 sono previsti ancora tagli.

Chissà, questa volta il popolo greco resisterà all’inferno del fuoco e della situazione causata dalla Troika.

Al prossimo incendio, potremmo ricordarlo solo sui libri di storia.

Ma, per allora, le banche e i finanziatori avranno avuto indietro gran parte di quanto dovuto e tutto ciò che si può ancora comprare sarà espropriato perciò si trattera di un semplice danno collaterale, per il quale nessun Saviano di turno si prenderà la briga di interessarsene più di tanto.

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