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LA FINE DELL’UOMO PASSA DAI ROBOT

La fine dell’uomo passa dai robot

La robotica sta facendo passi da gigante e si avvicina sempre più un mondo in cui i robot prenderanno il sopravvento in molte attività dell’uomo. Ciò è positivo o condurrà alla fine?

di Pasquale Di Matteo

Chi, tra coloro i quali hanno avuto la fortuna di vedere lo splendido L’Uomo Bicentenario, non ha sognato almeno una volta di possedere un giorno un robot come quello interpretato da Robin Williams?

Ebbene, ciò che fino a pochi anni fa era esclusiva dell’immaginazione di fervidi scrittori del calibro di Isaac Asimov e Philip Dick non è lontano dal trasformarsi in realtà.

Durante gli ultimi decenni, la tecnologia ha fatto dei passi in avanti notevoli, creando dei robot sempre più sofisticati, in grado di muoversi, spostare oggetti e persino di pensare.

I nostri smartphone si fanno sempre più sofisticati e l’intelligenza artificiale non è più soltanto il tema di alcuni film di fantascienza, ma la realtà che viviamo.

Gli stessi esseri umani possono considerarsi dei cyborg e non più puri: difatti, le lenti a contatto ci aiutano a vedere meglio; le protesi e gli esoscheletri donano funzionalità perdute e/o le migliorano; il bypass permette al cuore di funzionare; gli impianti cocleari permettono di ascoltare.

Stiamo già percorrendo la strada del Transumanesimo, in cui l’uomo viene sempre più supportato da congegni elettronici; oggi si tratta di dispositivi per lo più curativi, ma non è lontano il futuro in cui tali supporti permetteranno agli essere umani capacità fisiche superiori, una memoria infinita e uno sviluppo sensoriale all’ennesima potenza.

Lo stesso Oscar Pistorius, l’atleta privo di gambe che gareggiava con delle apposite protesi, secondo alcuni esperti sarebbe stato persino avvantaggiato dalla flessibilità e dalla potenza sviluppata dai congegni applicati sotto le sue ginocchia.

(E come dimenticare quei politici che ricorrono a “robot informatici” per aumentare il numero di follower nei Social, truccando sulla consistenza effettiva del proprio seguito?)

Ovviamente, si tratterà di apparecchiature costose, che potranno permettersi soltanto i più facoltosi, quando si creerà una società ancora più divisa tra persone di serie A e falliti di serie B.

Accanto allo sviluppo di tecnologie che trasformeranno l’essere umano in un ibrido, la Scienza sta creando macchine sempre più sofisticate e sempre più simili all’uomo.

La ricerca scientifica è giunta a livelli talmente elevati nella progettazione dei robot che, da più parti, si comincia a prospettare un futuro in cui le macchine sostituiranno gli umani nelle attività lavorative, scenario che, se da un lato sembra spalancare le porte alla cancellazione della fatica lavorativa, dall’altro accende la luce rossa sull’inevitabile disoccupazione che si verrebbe a creare.

Gli economisti più ottimisti hanno sempre sostenuto che i posti di lavoro cancellati dall’introduzione dei robot sarebbero stati ricreati proprio nel campo della robotica, nella costruzione degli stessi robot.

Tuttavia, secondo tutti gli indicatori degli ultimi anni, la robotizzazione delle imprese brucia più posti di lavoro di quanti riesca a produrne ed è quindi ipotizzabile che, negli anni a venire, oltre alle crisi, alle delocalizzazioni e alla globalizzazione, i lavoratori dovranno fare i conti anche con i robot, macchine che non avranno necessità di godere di diritti, che potranno lavorare anche ventiquattro ore al giorno senza pause e che spazzeranno via ogni forma di iniziativa sindacale.

Ciò che è accaduto, per esempio, ai caselli autostradali sarà allargato in ogni altro settore.

Inoltre, la robotizzazione è una tecnologia a senso unico, che porta vantaggio esclusivo alle aziende, mettendo nei guai quei lavoratori sostituiti dalle macchine.

Qualcuno immagina, al contrario, che verrà un giorno in cui ogni famiglia avrà uno o due robot che verranno impiegati in uno o più lavori, mentre gli umani avranno maggior tempo da dedicare a un hobby e allo sviluppo del benessere psicofisico.

In verità, si tratta di mera utopia.

Nell’ipotesi migliore, ci saranno famiglie che potranno acquistare i robot più costosi sul mercato, capaci di ottimizzare i tempi del lavoro di produzione e di sviluppare concetti d’intelligenza superiore, mentre le persone comuni e i più poveri saranno costretti a ripiegare su modelli economici, di conseguenza, meno efficienti, perciò anche meno spendibili nelle aziende del futuro.

Oppure non potranno proprio permetterseli.

Si darebbe vita a una lotta di classe tra robot, a tutto vantaggio dei più ricchi, i quali si troverebbero in una posizione ancora più dominante rispetto a quanto non avvenga oggi, nel presente, poiché chi disporrà di maggiori risorse finanziarie non sarà soltanto in grado di acquistare i migliori modelli di robot sul mercato, ma potrà disporne di un numero maggiore rispetto ai più poveri.

Ci sarebbero aziende piene di robot dei ricchi e milioni di robot disoccupati, con i rispettivi padroni con le tasche vuote.

Senza contare il fatto che le stesse aziende potrebbero farsi carico di acquistare un nutrito numero di robot, raggiungendo una piena operatività il cui costo della manodopera sarebbe pari a zero, con buona pace delle leggi presenti in alcuni Stati che impongono alle aziende di puntare anche al benessere sociale. (Leggi, in verità, in larga misura disattese già oggi).

Potrebbe verificarsi il paradosso per cui le sommosse del proletariato auspicate da Marx si verificherebbero proprio in virtù di quel progresso tecnologico esasperato creato dal suo nemico numero uno: il capitalismo.

Milioni di famiglie senza lavoro, con i robot parcheggiati in garage o utilizzati in attività scarsamente remunerative, vivrebbero in stato d’indigenza e la povertà dilagherebbe, mentre un ristretto numero di super ricchi, sempre più esiguo e sempre più facoltosi, si dividerebbe i frutti della produzione mondiale.

Ma tale scenario durerebbe poco, perché porterebbe al crollo del sistema capitalistico, in quanto la povertà dilagante farebbe crollare i consumi e la domanda aggregata, lasciando le aziende prive di lavoro, anche per i robot dei ricchi e per i propri.

Una catastrofe sociale che porterebbe a un lungo periodo di carestie e, probabilmente, torneremmo indietro di centinaia d’anni, con guerre civili e tumulti per accaparrarci risorse e merci che risulterebbero sempre più esigue nel mondo.

Secondo alcuni scienziati, le prospettive sarebbero ancora peggiori.

L’informatico e inventore Ray Kurzweil, nel suo saggio “The age of spiritual Machines”, ipotizza un futuro in cui le ricerche scientifiche e lo sviluppo della robotica condurranno l’uomo a raggiungere quasi l’immortalità, cosa che, sotto molti aspetti, produrrebbe più problemi che benefici a causa della sovrappopolazione.

Kurzweil è anche uno tra i pensatori maggiormente orientati a ritenere che il Transumanesimo evolverà l’umanità verso una specie ibrida, uomo robot, dalle capacità esponenzialmente superiori, ma ciò comporterà una netta distinzione in classi tra superuomini e normodotati, a tutto svantaggio degli ultimi.

Più pessimista, invece, è Nick Bostrom, direttore del Future of Humanity Institute dell’Università di Oxford, il quale, non solo è convinto che arriverà un giorno in cui la scienza produrrà robot talmente simili all’uomo da superare il test di Turing, cioè dotate della capacità di pensare individualmente, ma ritiene anche che, da quel punto in avanti, l’intelligenza artificiale progredirà con una rapidità impressionante, scavalcando quella umana nel giro di poco tempo.

Le macchine e i robot del futuro verrebbero creati non più dagli uomini, ma dalle stesse macchine progredite a intelligenze dalle capacità inimmaginabili, relegando l’uomo a schiavo.

Una condizione prospettata in diverse pellicole di successo, come le fortunate saghe di Terminator e di Matrix, ma che oggi non sembra più soltanto il tema di un film di fantascienza.

Lo stesso Bill Gates si è schierato tra chi è scettico sullo sviluppo incontrollato della Scienza, perché convinto che, dopo un breve periodo in cui le macchine e i robot produrranno maggiore benessere per l’uomo, l’intelligenza artificiale diventerà una minaccia per l’umanità.

D’altro canto, l’uomo è l’unica specie vivente incapace di adattarsi all’ambiente in maniera naturale, tanto che prosciuga le riserve di energie del pianeta, inquinandolo e mutandone persino il clima, per perseguire un benessere sempre maggiore.

Che arrivi un giorno in cui possa annientarsi da solo non appare un finale bizzarro; del resto, quale malattia devastante non porta alla morte del paziente?

Leggi anche Perché il Festival della Canzone italiana a Sanremo e i nostri articoli nella Pagina Mistery, sull’11 settembre, sull’omicidio di Lady D e sul caso Rudolf Hess.

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