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LA CHITARRA ELETTRICA STA SCOMPARENDO?

La chitarra elettrica sta scomparendo?

Secondo i dati diffusi dai più grandi produttori di chitarre elettriche, Fender e Gibson, sono in fortissimo calo le vendite dello strumento che è stato icona del rock per decenni.

by Pasquale Di Matteo

Ho sempre ascoltato diversi generi musicali: dal pop alla classica, dal rock al metal.

Non ho mai avuto un cantante o un gruppo preferito, ma una serie di artisti, di vario genere: Queen, U2, Umberto Tozzi, Chopin, Dream Theater, Bruce Springsteen, Brian Adams, Joe Statriani, Yngwie Malmsteen, Elisa… Tantissimi, insomma, di generi molto diversi, ma, fatta eccezione per la musica classica, la chitarra elettrica è sempre stata presente.

E quando pensavo a una band, immediatamente mi venivano in mente il cantante e il chitarrista.

Fino agli ultimi anni, non è mai capitato che non ci fossero nuove generazioni di chitarristi carismatici, capaci di lanciare mode stilistiche e di trascinare le vendite di un determinato modello di chitarra elettrica.

Da Jimi Hendrix in poi, ogni decade ha avuto molti chitarristi idolatrati dai giovani, vere e proprie icone.

Chi è stato adolescente e amante del rock e del metal negli anni ottanta e novanta del secolo scorso non può non ricordare, tra gli altri, il tocco magico e le melodie strappalacrime del grande Gary Moore, i riff e lo stile inconfondibile di Eddie van Halen, l’impronta classica e la velocità di Yngwie Malmsteen, la tecnica sopraffina di Joe Satriani e di Steve Vai, la personalità di Slash, l’inconfondibile uso del delay di The Edge e i suoni di Brian May, fino ad arrivare ai nostri giorni, con la raffinata tecnica di John Petrucci.

Ed era bello scontrarsi con gli amici, per affermare la miglior tecnica del proprio beniamino, senza dimenticare che tutti i chitarristi citati hanno scritto pagine indelebili della storia della musica e resteranno per sempre indiscussi maestri del settore.

Malgrado ciò, le vendite di chitarre elettriche nel mondo sono in calo, in forte calo secondo i dati diffusi da Fender e Gibson, i marchi storici del settore.

D’altro canto, mentre nei decenni scorsi c’era un nutrito gruppo di chitarristi a riempire i sogni dei più giovani e non esisteva una sola band, di qualunque genere, che insieme al cantante non avesse per icona anche il chitarrista, oggi non è più così.

Fatta eccezione per band storiche, di musicisti attempati, interi generi musicali si stanno estinguendo, insieme all’uso degli assoli nelle ballads.

Le nuove generazioni di rock band, infatti, non fanno più uso dell’assolo nei loro pezzi e il chitarrista è un musicista al pari di tutti gli altri, senza eccellere e senza potersi distinguere, come invece accade ancora per il cantante, avvantaggiato dal fatto di identificare il gruppo con la propria voce.

Non esistono più gruppi in cui il chitarrista sia famoso almeno quanto il frontman della band di cui fa parte, come accadeva per Slash, per The Edge o per John Petrucci, mentre sono letteralmente spariti quei chitarristi che davano addirittura il nome al gruppo, come Van Halen.

Dunque, non stupisce se, secondo i dati di Fender e Gibson, negli ultimi anni le vendite di chitarre elettriche sono calate del 30% solo negli Stati Uniti.

La Fender è stata persino costretta ad abbandonare la propria quotazione in borsa.

Oltretutto, per spiegare le perdite dei principali produttori di chitarre elettriche, accanto all’estinzione dei virtuosi dello strumento che più di ogni altro incarna lo spirito del rock, negli ultimi anni è cresciuto il numero di piccoli produttori, con laboratori artigianali in cui si assemblano strumenti di elevata fattura, e alcuni marchi antagonisti si sono fatti più agguerriti.

Non a caso, Richard Ash, a capo della più importante catena di negozi di strumenti musicali degli USA, in una recente intervista sul tema ha annunciato: « … I nostri clienti stanno invecchiando e presto non ci saranno più… ».

Una speranza per il settore, tuttavia, sembrerebbe essere quello di puntare sul mondo femminile, anche se gli esperti di rock e, soprattutto, di metal hanno sempre considerato ingiustamente questi mondi esclusiva dei maschi.

Forse anche per tale ragione, a tutt’oggi, sono pochissimi i modelli di chitarre elettriche specificamente dedicate al mercato delle donne.

Un errore commerciale non da poco se è vero che non ci sono più eroi maschi con una chitarra elettrica tra le mani, mentre una Taylor Swift è capace di vendere milioni di dischi nel mondo imbracciandone una, senza dimenticare musiciste del calibro di Ana Popovic e di Jennifer Batten, nonché le tantissime ragazzine che affollano Youtube con proprie cover di pezzi celebri dei virtuosi della sei corde.

E in Italia, la chitarra elettrica sta scomparendo o vende ancora?

Non esistono dati ufficiali di Fender e di Gibson relativi ai mercati europei, tuttavia, secondo un’indagine di Dismamusica, l’associazione che unisce produttori e rivenditori del settore musicale, e del Centro di Sviluppo e Ricerca Imprenditoriale dell’Università Cattolica di Milano, nel 2016, le vendite di chitarre elettriche nel Bel Paese hanno registrato una lieve crescita (+4%) sull’anno precedente e anche i primi dati relativi al 2017 sembrerebbero confermare una tendenza in aumento.

Tuttavia, a livello globale, c’è un altro fattore che mette a repentaglio la chitarra elettrica o quella che oggi conosciamo come tale, ovvero la scomparsa quasi definitiva dei legni più pregiati impiegati nella costruzione degli strumenti più raffinati.

Nel 2011, il CEO di Gibson Guitar, Henry Juszkiewicz, intervistato dal quotidiano britannico The Indipendent, affermò che “La vera chitarra in legno sta scomparendo velocemente. Dobbiamo agire adesso perché tra dieci anni non ce ne saranno più in giro”.

Ebano, mogano, palissandro e molte altre essenze sono state oggetto di  una raccolta selvaggia da parte delle aziende produttrici di chitarre e oggi sono a rischio, tanto che l’ebano del Madagascar e il palissandro brasiliano sono banditi dal 1992; sono utilizzabili solo ancora gli stock di magazzino.

La ricerca di nuovi materiali ha di fatto azzerato il vantaggio che i produttori storici vantavano nei confronti della concorrenza e ha dato anche possibilità di ritagliarsi una fetta di mercato a liutai con piccoli laboratori per produzioni di nicchia, dove spiccano anche molti professionisti del settore italiani, come si può verificare durante le rassegne e le fiere espositive, tipo il Music Wall, che si tiene ogni anno a Pizzighettone, in provincia di Cremona. (Leggi qui).

Cosa attendersi, allora, per il futuro, visto che i dati di oggi sembrano proprio affermare che la chitarra elettrica stia scomparendo?

Per i produttori di chitarre elettriche e per gli appassionati del settore non si può far altro se non sperare che siano solo una moda momentanea le nuove tendenze musicali, fatte di campionatori e computer e sempre meno di musica suonata con strumenti reali, di riff scontati e assoli ridotti a poche singole note che sono un oltraggio ai veri chitarristi, ormai trasformati in mere comparse da palco.

L’augurio è che si riaffermi il concetto del suonare lo strumento e non i tasti di un computer, non per rinnegare il progresso, ma per non cancellare la storia della Musica.

Sì, quella con la M maiuscola.

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