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LA CAMPAGNA ELETTORALE DEGLI ILLUSI

La campagna elettorale degli illusi

Sta per concludersi una campagna elettorale estenuante, per noi che l’abbiamo sopportata, perché i contenuti sono stati pochi, confusi e sostituiti da attacchi spesso gratuiti e  beceri, che fotografano il quadro di una nazione in cui si legge poco e dove l’educazione è sempre più una chimera, situazione che infoltisce l’esercito degli illusi.

di Pasquale Di Matteo

Per anni, chi era del Partito Democratico ripeteva come un mantra che il conflitto d’interessi fosse il più grave problema che coinvolgeva Silvio Berlusconi, motivo per il quale era improponibile il fatto ch’egli ricoprisse la carica di Primo Ministro in Italia.

Una teoria discutibile, visto che quando gli ex PDS e poi DS andarono al governo non si stracciarono le vesti per rimediare, infatti, ancora oggi, non esiste una legge seria sul tema.

Stranamente, malgrado Silvio Berlusconi sia ancora in campo, e nonostante nel frattempo sia stato condannato in via definitiva per atti ben più gravi del conflitto d’interessi, le accuse della Sinistra del PD si sono fatte talmente sbiadite nei suoi confronti da nascondersi tra le parole, lasciando il posto a chiari segni di un apparentamento il cui profumo soffia insieme ai venti freddi che arrivano dal nord, in perfetto stile da larghe intese.

Abbiamo assistito a una campagna in cui chi si è battuto fortemente per introdurre il Canone Rai nella bolletta dell’energia elettrica ha promesso di volerlo cancellare, insieme a una lunga serie di proposte mai realizzate negli ultimi anni in cui si è stati al potere, in una spirale in cui la logica e il buonsenso si sono persi tra le ombre distorte di promesse improponibili e di una credibilità ormai prossima allo zero.

Ci sono stati dibattiti di tale spessore in cui gli Sgarbi di turno hanno dato sfoggio di vocabolari al cui cospetto alcuni bambini hanno suggerito ai rispettivi genitori di non menarla tanto con le buone maniere.

Già, le buone maniere, l’educazione… Le vere grandi assenti di questa campagna elettorale, dove quasi tutti sembra abbiano voluto mostrare al Paese il peggio di sé.

E se, da che mondo è mondo, è sempre stato normale che le opposizioni sbraitino contro chi ha governato, in questa campagna abbiamo visto esponenti del governo usare toni accesi e inferociti, dalla bava alla bocca di un Matteo Renzi, capace di mandare a quel paese una nonnina che lo rimproverava, all’eleganza del ministro Calenda, che ha sostenuto di non essere stato in grado di trovare una soluzione dopo ben cinque incontri per i cinquecento licenziati dalla Embraco, ma di essere comunque migliore di un Di Battista, colpevole, a suo giudizio, di aver tenuto un comizio proprio in mezzo a quei lavoratori.

Un tempo, il Partito Comunista non solo avrebbe elogiato il comportamento di Di Battista, ma non avrebbe mai permesso neppure che un Di Battista qualunque rubasse il mestiere a un membro del partito dei lavoratori.

Ma dai tempi di Berlinguer, il partito comunista ha perduto le iniziali maiuscole, in un’involuzione costante che lo ha trasformato in una Democrazia Cristiana, ma assai cristiana e non molto democratica.

Il Partito Democratico, inoltre, qualche anno fa aveva ripreso il cammino del moralismo e della democrazia, volendo insegnare a tutti il futuro della trasparenza, attraverso le primarie, ma oggi, con il dispotismo renziano, le stesse primarie sono state riposte in soffitta, per non urtare gli amici di Renzi, di Confindustria e delle banche, per i cui salvataggi cinque incontri sono più che sufficienti e un Di Battista non serve.

In un Paese democratico, proporre strategie diverse dovrebbe essere una cosa normale, così come trascorrere qualche ora con gli ultimi della scala sociale, ma, probabilmente, per qualcuno mescolarsi a chi si sporca le mani per vivere è motivo di vergogna.

Chissà, forse anche l’inconscio dei politici riesce a suggerire alle loro menti i vagiti della vergogna…

Tra chi ha appoggiato la maggioranza dei governi degli ultimi anni abbiamo ascoltato sbraitare un Ricci (PD), nei confronti di una donna che manifestava contro il salvataggio della banca Etruria, e visto l’attuale Presidente del Consiglio, Gentiloni,  gonfiarsi di giubilo per quel 1,4% di prodotto interno lordo in più che l’Italia avrebbe fatto registrare nel 2017.

Risultato positivo, per carità, ma per chi?

Sorvolando sul fatto che la forbice tra gli altri Paesi dell’Europa e l’Italia resta intatta, nonostante il +1,4 fatto passare come merito e non come semplice cavalcata sull’onda della ripresa europea, le domande intelligenti da porsi sarebbero: chi ha beneficiato di questa maggiore ricchezza? Quanti dipendenti ne hanno tratto benefici? Quanti operai? Quanti impiegati? Quante famiglie in difficoltà?

Se l’aumento di ricchezza non è distribuito soprattutto tra le fasce più povere di un Paese, i dati positivi restano solo numeri da usare per ricamare un discorso perché qualche politico eviti almeno di fare scena muta.

D’altro canto, è comprensibile il fatto che si voglia sottacere certi argomenti per non fomentare il disgusto tra operai e impiegati; metti caso che poi un Di Battista risulti più interessato ai reali problemi del Paese e non ai capricci di un Marchionne qualsiasi o alle sparate di Flavio Briatore, talmente incancrenito contro chi vorrebbe cambiare l’Italia  per i pochi con un Paese più giusto da essersi trasformato in uno dei protagonisti di Beautiful, roba da chi ha i neuroni tanto distanti da comunicare attraverso l’alfabeto morse.

E nella campagna elettorale degli illusi si parla anche di immigrazione, ma oltre il colore della pelle sembra proprio che non si riesca ad andare.

Nessuno che ricordi come chi fugge dai propri Paesi d’origine lo faccia perché le nostre multinazionali hanno acquistato i benefici delle ricchezze delle loro terre, (diamanti, metalli, petrolio…), spesso per due soldi, causando guerre e carestie, per le quali altre multinazionali che producono armi guadagnano milioni di dollari, sul sangue e sulla fame di milioni di uomini, di donne e di bambini.

E che fine ha fatto l’euro, con i suoi problemi?

L’Europa delle banche è invisa a un Italiano su due, eppure l’argomento è stato silenziato sia dalla Lega, sia dal Movimento 5 Stelle, proprio per risultare più attraenti per i poteri forti e per la Troika.

Quella che abbiamo vissuto, inoltre, è una campagna elettorale per illusi perché non ha avuto il coraggio di affrontare il tema più importante di tutti, ovvero il fatto che chiunque vincerà, qualunque governo andrà a formarsi, chi comanderà davvero il Paese continueranno a essere la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e i rappresentanti della Commissione Europea.

Non a caso, qualunque legge di una certa rilevanza in termini di spesa deve essere approvata con il beneplacito della Troika e quasi tutte le altre devono rispettare i loro “suggerimenti”.

Proprio perché non è possibile alcuna politica economica se non si ha il controllo di una banca centrale.

Perciò, questa è una campagna elettorale degli illusi proprio in virtù del fatto che il 4 marzo non ci è concesso di esprimere alcuna preferenza per nessuno dei membri della Troika.

Gli unici che hanno avuto il coraggio di portare all’attenzione questi temi sono stati i Comunisti di Rizzo, ma si sa, quando qualcuno sostiene la verità, in un Paese in cui chi mente rischia di diventare segretario di partito o Presidente del Consiglio, fa sempre un po’ senso.

Quindi, godiamoci l’ultima settimana di accuse, volgarità, difese improponibili ed epiteti da stadio.

Il 4 marzo la Troika sarà ancora al governo, con buona pace delle balle con le quali siamo stati bombardati in queste settimane di campagna elettorale degli illusi.

Che la guerra finisca e tutto torni come prima.

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