Annunci
Skip to content

LA CADUTA MONDIALE DEGLI DEI

La caduta mondiale degli Dei.

I campionati del mondo di Russia si sono accesi nel segno di Messi, di Ronaldo e di Neymar, che, a detta degli intenditori, (sì, di quelli che in genere non ci azzeccano mai), dovevano trascinare le rispettive nazionali alla conquista del titolo, ma, nessuno dei tre presunti fenomeni ha visto la semifinale.

di Pasquale Di Matteo

Ronaldo, Messi e Neymar dovevano essere le stelle del mondiale, invece, tra rigori sbagliati, cartellini rossi non sventolati solo in virtù del blasone e sceneggiate degne di Mario Merola, alla fine abbiamo finito per ammirare le prodezze di Kagawa e di Inui, in un Giappone organizzato meglio del Milan di Sacchi, di Forsberg, che veste la maglia di un altro presunto fenomeno nella Svezia, che magari non vincerà nulla come il suo alter ego, ma almeno è capace di essere decisivo, sapendo giocare per la squadra.

E abbiamo ammirato la classe e la dedizione di Oscar Tabarez, che ha commosso il mondo per la sua malattia, ma ha guidato una nazionale mediocre, con un portiere che puoi trovare all’oratorio, ai quarti di finale, grazie alla sua capacità di esaltare le doti degli unici due giocatori importanti, Cavani e Suarez.

E peccato per l’infortunio a Cavani, altrimenti, magari con la Francia… (Al di là delle imbarazzanti prestazioni del portiere, ovviamente).

E come non entusiasmarsi per la gioia dei tifosi panamensi in occasione del primo goal della loro nazionale a un mondiale, che ha ricordato a tutti che, alla fine, il Calcio è uno sport, non un gioco di interessi tra società. O così sarebbe se la nostra mediocre società non esistesse.

Tuttavia, questo mondiale ha dimostrato in maniera incontrovertibile che, se è vero che esistono giocatori molto più bravi di altri, è altrettanto vero il fatto che, senza una squadra forte intorno e senza una buona guida tecnica, nessuno ti fa vincere qualcosa, ammesso che tu non sia in forma strepitosa e l’anagrafe non affermi che ti chiami Diego Armando Maradona, ovviamente.

Gli esperti, d’altronde, giocano con i numeri, con il roboante suono degli ingaggi stratosferici, con i goal segnati e con i trofei sollevati, tuttavia, dimenticano di tenere in considerazione il contesto, il campionato in cui giochi e il club di cui fai parte.

Per esempio, se Pelé avesse giocato nel calcio moderno, dove non appena un compagno dia l’impressione di passare la palla al fenomeno, immediatamente questi viene circondato e preso a calci da quattro avversari grossi come montagne, sarebbe stato grande come nel suo tempo, dove le migliori difese del mondo ti davano tutti i minuti per scrutare la posizione dei compagni, decidere per un passaggio, cambiare idea o pensare a cosa ordinare al ristorante la sera?

Avete mai visto una partita dei mondiali negli anni sessanta o settanta? Nessuna di quelle squadre riuscirebbe a non prendere 4 goal dal Giappone di oggi, senza riuscire a fare un solo tiro in porta.

Con tutto il rispetto per il Giappone, che con un briciolo di fortuna e di malizia in più, probabilmente sarebbe arrivato ai quarti. E, visto il Brasile, anche più in là.

Messi?

Messi è il più grande giocatore di Calcio vivente, quanto a numeri e capacità di mettere a sedere gli avversari, nonché per abilità nelle punizioni, tuttavia è un giocatore che deve essere lanciato nello spazio e quando nella squadra di club hai un genio come Iniesta, ti rendi conto della sua grandezza solo quando indossi la maglia dell’Argentina e sei circondato da un gruppo di pippe, fatta eccezione per un paio di nomi e per i campioni tenuti in panchina da un allenatore certamente più ferrato sui tatuaggi che sulle tattiche del Calcio.

Ronaldo?

Per carisma e doti fisiche, è senz’altro uno dei più grandi di sempre, poco sotto Messi, uno che in partita lo vorresti anche zoppo, ma l’avventura nel Portogallo ha rammentato a tutti che è facile vincere quando intorno a te hai Marcelo, Modric e Bale, un po’ meno quando hai dei buoni giocatori, ma di livello indiscutibilmente minore.

Inoltre, durante la partita contro l’Iran, ha dimostrato al mondo intero come la sudditanza degli arbitri indirizzi molti trofei, perché sul fallo a fine partita che gli è costato il cartellino giallo, un giocatore con altro cognome si sarebbe preso giustamente il rosso, così come avrebbe rimediato un secondo cartellino giallo dopo aver bloccato con le mani il rilancio della difesa dell’Iran, costretto a segnare un altro goal per passare il turno.

E Neymar?

Beh, Neymar è un giocoliere che nel circo farebbe faville, uno che con il pallone fa cose fantastiche, dotato anche di una capacità da attore di sceneggiate non comune, tuttavia, pur spiccando in un campionato minore, qual è quello francese, quando si tratta di emergere tra i grandi, dimostra, invece, la sua totale nullità in una squadra, quella del Brasile, in cui si salvano solo l’immenso Marcelo e pochi altri. Per il resto, tutta gente che farebbe fatica a trovare una maglia in quasi tutte le altre nazionali presenti.

Ora, il Belgio ha diversi ottimi giocatori, ma contro il Brasile ha dimostrato che l’organizzazione conta più dei nomi, dei fenomeni, presunti o reali, e degli ingaggi, nella maggior parte dei casi assolutamente ingiustificati.

Qualcuno dirà che il Belgio è stato anche fortunato.

Sì, certo, come lo è stato il Brasile nelle partite precedenti, come la Croazia contro la Danimarca, come l’Italia nel 2006.

La fortuna è il campione più forte che una squadra possa avere, ovviamente, così come è il miglior alleato nella vita, d’altronde, ma l’organizzazione e la capacità di esprimere funzionalità del gioco sono l’unica cosa che può davvero fare la differenza, come dimostrato in negativo dalla Germania, zeppa di campioni strapagati, ma priva di gioco e di identità, perciò imbarazzante e non all’altezza di un mondiale al top per tatticismi e gioco.

Se una cosa verrà ricordata del mondiale di Russia, senza dubbio si tratta del fatto che il giro di soldi esorbitante nel gioco del Calcio va ben al di là dei reali valori del singolo.

Perché quando qualcuno afferma che Ronaldo vale più di 90 milioni l’anno in virtù delle 5 Champions vinte, o che Neymar vale le centinaia di milioni degli sceicchi, rispondo che allora Maradona doveva valere il PIL degli Usa, in virtù degli scudetti fatti vincere a una squadra di pippe e di un mondiale vinto praticamente da solo, in una nazionale che senza di lui avrebbe fatto fatica a passare i gironi.

E, magari, quando qualcun altro, nel Calcio di oggi, sarà in grado di dribblare quasi tutti i giocatori avversari in un quarto di finale del campionato del mondo, (non contro l’ultima in classifica nel campionato per club), portandosi a spasso un difensore attaccato alla schiena che tenta di falciarti, mettendo a sedere il portiere in uscita, dopo sessanta metri di corsa, per poi segnare il più grande goal della storia del Calcio, allora anche le cifre iperboliche potranno avere un senso, così come gli aggettivi esagerati di Piccinini.

Fino ad allora, più che ai “fenomeni”, i soldi dovrebbero essere dati ai loro curatori d’immagine e del brand.

Infine, lasciatemelo dire: che bello che possano godere anche altri e non solo i soliti noti, con la viva speranza che a vincere sia chi non ha ancora mai vinto.

Leggi anche Perché il Festival della Canzone italiana a Sanremo e i nostri articoli nella Pagina Mistery, sull’11 settembre, sull’omicidio di Lady D e sul caso Rudolf Hess.

Se lo ritieni giusto, senza alcun impegno, puoi effettuare una donazione anche di pochi centesimi: per info clicca qui.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui Social.

Iscriviti a Eventi Armonici, è gratis.

Segui la nostra Pagina Facebook Eventi Armonici, mettendo un mi piace

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: