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LA BUFALA SULLA QUERELA A DI MAIO

La bufala sulla querela a Di Maio

Un Verbale di identificazione e nomina del legale viene spacciato per notifica di querela e i media vicini ai partiti tradizionali, confidando nella scarsa cultura del popolo belante, confezionano l’ennesima bufala sul M5S. Ne parliamo su Eventi Armonici.

di Pasquale Di Matteo

In queste ultime settimane, la campagna elettorale è già entrata nel vivo, con i berlusconiani e i renziani impegnati nelle solite promesse: si va dai bonus alle spese gratuite per i veterinari, passando per le più disparate barzellette a cui gli Italiani si sono ormai abituati da tempo.

Tuttavia, con l’avanzata prepotente del Movimento 5 Stelle, che sembra avviato verso una forte affermazione alle prossime elezioni, le promesse sembrano non bastare, allora meglio passare ad altro, quindi perché non usare le solite bufale?

D’altro canto, grazie alla bufala della Lorenzin in merito ai 200 bambini morti di morbillo in Inghilterra, che per fortuna esistevano solo nelle sue menzogne, si è fatto digerire il becero decreto sui dieci vaccini. (Fonte). (E per approfondimenti sul tema, leggi anche questo articolo.)

Allora, visto che il pluricondannato di Arcore non sembra avere lo smalto dei tempi migliori e Renzi è privo di credibilità dopo le balle sparate sulle case ai terremotati e le promesse non mantenute sull’esito dell’ultimo Referendum, ecco che sminuire l’avversario più temibile sembra restare l’unica carta da giocare per evitare la sconfitta.

Il M5S ha sempre sostenuto che non si sarebbe avvalso dell’immunità parlamentare, quindi, la palla al balzo è stata una querela presentata dalla giornalista di Qn, Elena Polidori, inserita in una lista nera di cronisti menzogneri consegnata all’Ordine dei giornalisti da Di Maio.

Subito i quotidiani vicini ai partiti e ai poteri forti si sono scagliati contro il candidato premier del M5S, accusandolo di essersi avvalso dell’immunità parlamentare per sfuggire alla Magistratura.

Di Maio, dal canto suo, si è difeso, spiegando che non gli è mai stata notificata alcuna querela, cioè non ha mai avuto accesso agli atti del procedimento a suo carico, e che, quindi, non ha mai nemmeno potuto scegliere se avvalersi del privilegio dell’immunità.

D’altro canto, un conto è mantenere la promessa di rinunciare al privilegio di fronte a un reato serio, ( stupro; aggiotaggio; truffa… ) altra cosa farlo senza nemmeno sapere se si tratta di una sciocchezza; rinunciarvi a prescindere, infatti, significherebbe che qualsiasi cittadino potrebbe eliminare dalla scena un Parlamentare per puro capriccio, semplicemente presentandosi presso un Comando dei Carabinieri, inventandosi un qualsiasi motivo per sporgere querela nei suoi confronti.

Ma i quotidiani, contando evidentemente sul fatto che il popolo sia solo una massa di pecore belanti disinformate e che di Diritto non conosca nulla, o magari fiduciosi della “discultura” dei propri collaboratori, hanno rilanciato, diffondendo il documento con il quale il candidato premier grillino nomina il suo legale e dove si legge anche: “Luigi Di Maio indagato nel procedimento penale nr.23136/17 R.G. N.R. Mod.21, rubricato a seguito della denuncia querela presentata…

Peccato che quella non sia una notifica di querela, che, di fatto, non esiste; il procedimento penale e gli articoli del Codice citati, infatti, non sottolineano la motivazione della stessa, né forniscono le prove al legale di Di Maio, per preparare un’eventuale difesa.

Il documento in questione è il verbale di identificazione e di nomina del difensore, un documento che viene presentato a chiunque venga querelato, proprio perché la Procura vuole che l’eventuale imputato indichi un domicilio certo e un legale verso i quali inviare solo in un secondo momento gli atti della querela, così come facilmente intuibile anche a chi non abbia studiato diritto semplicemente leggendo le ultime righe del documento stesso.

Verbale

Con tale documento, infatti, non è possibile conoscere i motivi della querela: Stupro? Molestie? Diffamazione? Furto?

Niente di tutto ciò; sono gli atti che vengono notificati successivamente al domicilio indicato in questo documento o presso il legale, o comunque che vengono messi a disposizione degli stessi, a permettere all’imputato di venire a conoscenza del reato contestato.

Sì, perché è poi il Giudice per le indagini preliminari che, sulla base delle prove presentate dai querelanti, valuta se si tratta di una cosa seria, e allora si notificano gli atti, se ne può avere visione, o di una sciocchezza, in tal caso si archivia, come nella fattispecie, senza avvisare l’imputato, tra l’altro.

Perciò, tutto si è svolto come affermato da Di Maio, come conferma il documento pubblicato dagli stessi mezzi di informazione che attaccano il politico grillino, i cui giornalisti, come si evince, dovrebbero fare un corso accelerato di Diritto, o semplicemente essere più onesti e non dare fiato a scemenze prive di senso solo perché c’è una parte del Paese che ha una gran paura di perdere privilegi ai quali non vuole rinunciare, qualora i partiti tradizionali perdessero la guida della stanza dei bottoni.

Addirittura, Di Maio si è già detto pronto a rinunciare all’immunità qualora il ricorso della giornalista contro l’archiviazione venga accolto dalle sedi della Magistratura competente.

D’altronde, se l’Italia è agli ultimi posti nel mondo quanto a libertà d’informazione, un motivo ci sarà: balle spaziali, fake news, disinformazione, propaganda… Scegliete voi i termini più pertinenti.

Di seguito, le dichiarazioni del legale di Di Maio sulla vicenda: “Nella mia qualità di difensore di fiducia dell’on. Luigi DI Maio, mi corre l’obbligo di chiarire che le dichiarazioni di recente rilasciate dalla giornalista Elena Polidori in ordine alla volontà dell’on. Di Maio di non rinunciare alla immunità parlamentare, affermazioni poi riproposte dall’on. Alessia Morani, sono del tutto prive di fondamento ed ingiustamente attribuiscono all’on. Di Maio una condotta non improntata a correttezza e buona fede.
Non corrisponde al vero che l’on. Di Maio abbia avuto conoscenza del contenuto di atti processuali e segnatamente del contenuto della querela, in quanto egli è stato destinatario unicamente dell’invito a nominare un difensore di fiducia.
Dovrebbe essere comune conoscenza che, a seguito della sola notifica di tale invito, non è consentito alcun accesso al fascicolo del PM ed è quindi inibita la conoscenza degli atti processuali.
Deve essere chiarito, inoltre, che la richiesta di archiviazione non è stata comunicata all’on. DI Maio ed il relativo decreto di archiviazione è stato emesso dal Giudice senza alcun contraddittorio.
Chi ha avuto visione del contenuto del fascicolo in questione, quindi, è pienamente consapevole che l’on. Di Maio, anche per il tramite del suo avvocato difensore, non ha mai avuto accesso al fascicolo processuale, né è stato destinatario di alcuna notifica diversa dall’invito a nominare un difensore di fiducia.
Per questi motivi, è assolutamente infondata la gratuita illazione che l’on. Di Maio non abbia rinunciato alla immunità parlamentare, in quanto egli non è mai stato chiamato ad esprimere alcuna dichiarazione di volontà in merito alla vicenda processuale in questione, che si è svolta e si è conclusa senza alcuna partecipazione difensiva, evidentemente in ragione di una ben precisa valutazione di merito da parte della competente Autorità Giudiziaria.
Avv. Maurizio Lojacono”

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