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IL PUNTO DEBOLE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

Il punto debole del Movimento 5 Stelle

L’onestà è il punto di forza del Movimento 5 Stelle, la formazione politica nata sulla protesta contro il sistema del malaffare, e che si appresta ad avere qualche chance di governo.

di Pasquale Di Matteo

Dieci anni fa, sarebbe stato preso per pazzo chiunque avesse mai ipotizzato un pentastellato al governo nel 2018.

Centrodestra e Centrosinistra erano schieramenti ben definiti, strutturati, con una forte identità propria e supportati da una base elettorale solida.

Poi, il disastro del governo della destra berlusconiana, che ha quasi condotto il Paese al default finanziario, ha dato a Napolitano il pretesto per dare vita a un governo tecnico, che, di fatto, ha disintegrato i concetti di destra e di sinistra.

Mentre il PDL sprofondava sotto i macigni della disfatta economica del suo governo e delle truffe di Berlusconi, poi condannato definitivamente e interdetto, il Centrosinistra si trasformava, facendo proprie tutte le iniziative dei berlusconiani, sempre combattute, a cominciare dall’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e dall’innalzamento dell’età pensionabile.

Sottrazione di diritti nel lavoro, tagli alla spesa e un occhio di riguardo per Confindustria sono stati i temi dominanti di tutte le azioni politiche degli ultimi governi sostenuti dal Partito Democratico, il quale, infatti, non poteva non implodere, perdendo pezzi di storia e voti a causa del totale distacco dal suo popolo e dalla sua identità.

Oggi, il Movimento 5 Stelle può contare su un elettorato molto ampio, probabilmente in grado di conferire a Luigi Di Maio un mandato per verificare gli eventuali presupposti per una maggioranza di governo, tuttavia, quello stesso elettorato, così vasto, potrebbe essere anche il punto debole del movimento 5 Stelle.

Sembra un controsenso, ma, ad oggi, non ce ne sono degli altri.

Si è tentato di gettare fango sull’operato della sindaca Raggi a Roma, quando tutti sembravano essersi dimenticati dei disastri e degli ingenti debiti prodotti dalle amministrazioni precedenti, colluse e corrotte, nonché del fatto che la giunta Marino non riuscì ad attuare un piano alternativo serio per la gestione dell’immondizia, dopo la chiusura dell’impianto di Malagrotta.

Inoltre, la Raggi è stata scagionata dalla Magistratura anche da accuse penali che le erano state mosse.

Si è tentato, quindi, di delegittimare le competenze del sindaco Appendino, a Torino, ma anche questa strada si è rivelata un boomerang, perché la Corte dei Conti ha approvato il piano economico di rientro prodotto dalla giunta, in barba agli ingenti debiti prodotti dalle amministrazioni precedenti.

Attraverso la fuga di notizie e lo spionaggio di conti correnti, sulla cui legalità sarebbe simpatico sapere di più, i Parlamentari del Movimento 5 Stelle sono stati messi alla gogna per aver disatteso la promessa di restituire parte dello stipendio da deputato e senatore.

Dopo giorni di marasma, in cui i media impazziti sembrava stessero trattando del ritrovamento del Santo Graal, finalmente gli Italiani hanno avuto conferma dal Ministero di Economia e Finanza che veramente il Movimento 5 Stelle ha donato parte degli stipendi.

Certo, si sono trovati una quindicina di furbetti che hanno preso in giro il Movimento, e non i cittadini, e nemmeno si può parlare di truffa perché non è reato tenersi le somme relative a stipendi regolarmente percepiti.

Inoltre, in tempi in cui molti altri sono inquisiti per aver cercato di arrotondare quegli stessi stipendi, fa un po’ strano anche già solo perdere tempo a parlare di queste sciocchezze.

Inoltre, in campagna elettorale, il Movimento ha prodotto idee e presentato uomini di governo preparati e credibili, come l’Economista Lorenzo Fioramonti, e liste con un tasso elevato di laureati, più degli avversari.

Il Movimento 5 Stelle, fino a oggi, non è neppure attaccabile sul fronte delle promesse elettorali, poiché ha sostanzialmente mantenuto tutto quanto annunciato nella campagna elettorale di cinque anni fa, compresa la scelta di non allearsi con Bersani per la formazione di un governo, scelta discutibile, ma sotto il profilo dell’impegno con gli elettori, ineccepibile.

Ma allora, qual è il punto debole del Movimento 5 Stelle?

Ebbene, il punto debole del Movimento 5 Stelle sta proprio laddove sembra svilupparsi la sua forza: la protesta.

Una buona percentuale di chi vota per il Movimento, infatti, proviene da altri partiti ed è confluita nel movimento proprio perché delusa.

Sono moltissimi quelli che non si riconoscono più nel Partito Democratico, soprattutto chi fa parte delle fasce più deboli del Paese, come gli operai e i lavoratori dipendenti in genere.

Ma sono molti anche i delusi dalle destre, con liste piene di inquisiti e di condannati come Bossi, senza contare il fatto che la loro campagna è guidata da un tizio interdetto e in odore di Mafia, come messo nero su bianco dai Magistrati.

Danno fiducia al Movimento persone che vorrebbero maggiore sicurezza, magari cacciando una moltitudine di clandestini, mentre altri gradirebbero, invece, politiche sociali meno radicali; c’è chi si aspetta una politica del lavoro che torni a porre al centro il lavoratore, come individuo e non più come costo, e chi invece gradirebbe una pressione fiscale minore per le imprese e una flessibilità e un precariato ancora maggiori.

Temo che dopo i primi cento giorni di un governo Di Maio, i Social diverrebbero una polveriera, dove i commenti negativi e gli scontri verbali si farebbero ancora più accesi di quanto non accada oggi, non appena uno si azzardi a suggerire l’esistenza di qualche problematica.

D’altronde, il voto al Movimento lo daranno persone per le quali il rispetto dell’opinione altrui viene prima di ogni altra cosa, ma anche chi non utilizza mezzi termini per cancellarti dalle amicizie se ti permetti di essere in disaccordo, spesso con uno stile al cui confronto Vittorio Sgarbi risulta maestro di buone maniere ed eleganza.

L’eterogeneità del bacino “d’utenza” da cui attinge il Movimento 5 Stelle va dalla sinistra più radicale, che non vota più i partiti di riferimento poiché la legge elettorale non dà loro molte chance di entrare in Parlamento, all’estrema destra, tanto è vero che i 5Stelle sono accusati di essere vicini alla Lega di Salvini, ma anche i nuovi Comunisti.

Ci sono persone che vorrebbero trattare con l’Europa per costruire un’unione sui popoli e non più sulle banche, ma c’è anche chi è convinto che Di Maio uscirà dall’euro entro una settimana e che, una volta resosi conto dell’improponibilità della cosa, trasformerebbe l’amore per i pentastellati in odio non appena conclusa la luna di miele delle ore immediatamente successive a una eventuale vittoria elettorale.

Io mi auguro che ci possa essere un governo pentastellato e che i futuri Parlamentari portino più serietà, meno delinquenza, e un maggior rispetto del mandato elettorale, nella speranza che la cosa si trasformi in un virus.

Tuttavia, al tempo stesso, mi spaventa l’elettorato più iracondo, pronto a sciorinare epiteti alla Sgarbi contro chiunque non la veda come i propri singoli neuroni interpretino l’attualità.

Perciò spero che il buon lavoro di un eventuale governo Di Maio, che mi auguro verrà portato avanti, possa sostituire i più facinorosi con quella parte di Italiani più rispettosi, che sappiano almeno capire che il Paese è di tutti, anche di chi la pensa diversamente.

Il problema della corruzione e del malaffare non è legato a un partito in particolare o a tutti i partiti indiscriminatamente, ma alle persone che hanno le tessere di quei partiti.

Io mi auguro che i Parlamentari del Movimento 5 Stelle possano dimostrare che l’onestà si possa portare nei palazzi del potere anche quando si mettono le mani nella marmellata e non più quando si fa semplicemente opposizione, ma, come alcuni disonesti nel caso delle donazioni insegnano, nessuno può avere la bacchetta magica e avere la certezza di scegliere solo persone dall’animo nobile.

E’ pur vero che il regolamento interno ai 5Stelle è un segnale forte, ma non avrebbe alcun valore legale nel caso in cui un Parlamentare pentastellato venisse espulso in contrasto con lo stesso, perché continuerebbe a occupare il proprio posto nelle fila del gruppo misto o in quelle di un altro movimento politico, indebolendo ancor di più il governo.

Questo non è certamente un problema dei 5 Stelle, ma generale, contro cui hanno sbattuto il naso tutti i partiti che finora hanno avuto esperienze di governo.

In quel caso, verrebbe meno anche quella parte di elettorato convinta che vi siano persone irreprensibili solo nel Movimento 5 Stelle, sebbene gli altri partiti sembra abbiano fatto a gara per dare loro ragione.

Perciò, ritengo che quella parte di elettorato del Movimento 5 Stelle proveniente dalla protesta e dalla richiesta di maggiore onestà sia proprio il punto debole di un eventuale governo Di Maio.

Starà a lui, nel caso in cui riuscisse ad accordarsi con qualche gruppo parlamentare per formare un esecutivo, far digerire i mal di pancia di chi crede che si possa governare da soli, di chi sarà deluso dal fatto che continueremo ad adottare l’euro, di chi mugugnerà per una tassa che continuerà ad esserci, quando credeva venisse cancellata, di tutti quelli che votando il Movimento 5 Stelle si aspettano che l’Italia si trasformi in un paradiso nel giro di qualche settimana.

I Greci hanno già vissuto una convinzione simile e sappiamo come è andata a finire.

Mi auguro che Di Maio possa avere l’intelligenza di staccarsi da quella parte di elettorato più facinoroso, volgare e assolutamente indisponibile al dialogo, puntellando le persone perbene e dalla mente aperta, per dare l’unica cosa che manca a un movimento sviluppatosi troppo in fretta, ovvero una propria identità.

Se Luigi Di Maio avrà i numeri e sarà capace di dare un’identità propria al Movimento 5 Stelle, sono certo che ciò porterebbe anche gli altri partiti ad adottare alcune buone norme di trasparenza dei pentastellati, dando all’Italia la possibilità di vivere una nuova stagione.

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