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IL PAESE DEI BALOCCHI

Il Paese dei balocchi.

L’Italia è una nazione in cui le capacità di analisi e l’armonia delle discussioni non hanno mai trovato terreni fertili, perché l’Italiano medio è cresciuto con la convinzione che esistano la cosa giusta e quella sbagliata, che i colori siano bianco o nero.

di Pasquale Di Matteo

Che l’Italiano medio non sia bravo con le sfumature è cosa nota: da noi, una cosa è bianca o nera, un’azione è giusta o sbagliata, un politico è serio oppure no.

E non si tratta di argomentare sui contenuti, ma si ragiona di pancia, secondo ciò che suggerisce il tifo da stadio con il quale ci si approccia a tutte le vicende, che si tratti dell’ultimo episodio de Il Segreto o di un dibattito politico.

Massimo D’Alema, un politico navigato, famoso per il suo stile calmo e riflessivo, uno che contrapposto a un Vittorio Sgarbi ti fa tirare un sospiro di sollievo e asciugare più di una gocciolina sulla fronte, perché ti ricorda che c’è chi riesce a far politica senza dover necessariamente attingere al peggio di sé, ha detto che in passato si è seduto intorno a un tavolo con Silvio Berlusconi perché l’ex Cavaliere rappresentava milioni di Italiani.

Lo ha detto durante la campagna elettorale per le Politiche del 2018.

Qualcuno ha storto il naso, altri hanno visto l’evidenza di inciuci del passato, ma pochi hanno applaudito.

E cosa avrebbe mai fatto di male l’ex baffetto nel sedersi intorno a un tavolo con uno che rappresentava mezza Italia?

L’Italiano medio non è in grado di gettare i neuroni oltre le pareti della scatola in cui è rinchiuso, che si tratti di un partito o di un movimento.

Nel Paese dei balocchi, basta scambiare opinioni sui Social in merito ad alcuni temi per rendersi conto della fragilità di quelle che dovrebbero essere buone maniere.

Sei critico nei confronti delle politiche migratorie? Sei razzista.

Ritieni sia una scemenza negare le piazze ad alcune forze politiche? Sostieni i Fascisti.

Credi che introdurre indiscriminatamente un numero non definito di persone possa potenzialmente aumentare l’incidenza di alcuni crimini? Sei un Fascista.

Fai notare che l’imposizione di dieci vaccini non è la strada migliore per ottenere una maggior copertura contro certe malattie? Sei un No Vax.

Ti scagli contro leggi che rendono il lavoro precario? Sei un Comunista.

Sei critico nei confronti delle delocalizzazioni? Sei un Comunista.

Ritieni che una Repubblica fondata sul lavoro dovrebbe intervenire più attivamente nel mondo del lavoro, non lasciandolo esclusiva dei privati? Sei un Comunista.

E capita persino che i giudizi cambino a seconda della collocazione politica che alcuni interlocutori ti danno.

Per aver affermato che sono indeciso se dare il voto a un movimento o a un altro, i cui programmi elettorali sono pressoché identici, sono stato insultato da chi fino a ieri mi inviava messaggi di complimenti per le mie analisi e ho ricevuto approvazioni e richieste di amicizia sui Social da altri.

E cosa dire di quelli che ti citano esperti del calibro di Burioni, quando tratti di vaccini, ma ridicolizzano Krugman e Stiglitz, premi Nobel, quando si parla dell’euro?

Gli esperti diventano tali e vanno presi in considerazione solo se funzionali al nostro credo.

Senza contare i curricula scolastici, per i quali un Di Maio non sarebbe adatto al governo perché solo maturato, mentre la Fedeli, senza diploma di maturità, per alcuni sarebbe un buon ministro, affermazioni che prendono a schiaffi persino la logica.

Nel Paese dei balocchi tutto sembra essere relativo, in funzione del punto di vista da cui si osserva, o meglio, della scatola in cui si è rinchiuso il pensiero.

Si dice che, in fondo, la politica sia l’espressione di un Paese, infatti noto come i politici più giovani non risultino a proprio agio nei confronti diretti, virus trasversale che mette d’accordo tutti, come le balle del resto, e come si perda gran parte del tempo a disposizione per insultare e criticare gli avversari.

I contenuti sono scomparsi.

E, se da un lato la colpa è anche da attribuire ai giornalisti, che pongono domande che sarebbero più adatte a una velina o a un calciatore, è pur vero che c’è chi riesce a sviare le provocazioni e a parlare di problemi e di come possibilmente risolverli.

D’Alema e Di Battista, per esempio, sono piuttosto bravi a dire comunque ciò che vogliono e non soltanto quello che alcuni giornalisti vorrebbero sentirsi dire.

E sul tema, anche Silvio Berlusconi si difende bene.

Qualcuno dice che alcuni vecchi politici non hanno mai risolto nulla, ma generalmente si tratta di tifosi di chi non ha mai governato; ricordo che in Grecia anche Tsipras gridava e prometteva nelle piazze delle cose che poi non ha potuto mantenere.

E non perché fosse un ciarlatano.

Tsipras credeva fortemente che il popolo greco fosse stato umiliato dall’Europa ed era realmente convinto di poter cercare una via diversa. Non ha preso in giro nessuno.

Semplicemente, si è accorto che governare è molto più complicato di ciò che possa sembrare, sicuramente molto più di stare all’opposizione, e che quando ti trovi contro un’organizzazione troppo più potente e nessun altro Stato ti viene in aiuto, o stacchi la spina a tutto il Paese o scegli di farne morire soltanto una parte.

Ritornando all’Italia, l’Italiano medio agita cartelli che incitano a dare priorità agli Italiani, eppure prende a pugni  proprio degli Italiani che gli stanno di fronte solo perché la pensano diversamente e, anche qui, purtroppo, l’idiozia è trasversale.

Questo è un po’ il quadro della situazione e il motivo per il quale qualcuno si scandalizza se ci si siede al tavolo con chi rappresenta circa il 40% degli Italiani.

Ovviamente, questo non significa prendere in giro gli elettori, facendo finta di correre separati alle elezioni per poi confluire nei soliti inciuci, che è cosa radicalmente diversa, ma che trovare accordi su specifici contenuti dovrebbe essere alla base della buona politica.

Perché le scelte politiche si ripercuotono su di me, ma anche sul mio vicino; su quelli che la pensano come me, ma anche su quelli che la pensano diversamente.

E, in Democrazia, si dovrebbero tenere in maggior conto le minoranze, prassi purtroppo scomparsa persino all’interno di partiti che si definiscono democratici.

Già la democrazia.

Ma quale democrazia nel Paese dei balocchi?

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