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IL KUNG FU NON ESISTE

Il Kung fu non esiste

Ancora oggi, sono in molti a suddividere le arti marziali in Karate, Judo e Kung Fu, dando fiato a vecchie leggende e ignoranza che neppure l’avvento di Bruce Lee è riuscito a spazzar via.

di Pasquale Di Matteo

Da bambino, quando restavo affascinato dalle gesta di Bruce Lee, un po’ come tutti, immaginavo che quello fosse Kung Fu, l’arte marziale cinese in contrapposizione alle giapponesi Karate e Judo.

E ancora oggi, sono moltissime le persone a credere che ciò sia la realtà, tuttavia le cose sono ben diverse.

In primo luogo, Kung fu è la traduzione di due ideogrammi cinesi il cui significato è “arte del movimento”, dove per movimento si intendono anche la ginnastica e la danza, non necessariamente arte marziale, che è espressa, invece, con gli ideogrammi tradotti in “Wu Shu”, che è però il nome di uno dei trecento stili principali di Kung Fu cinesi.

Perciò, con il termine Kung Fu ci si riferisce a tutti gli stili di combattimento sviluppatisi in Cina nei millenni.

E in Cina esistono oltre trecento stili principali di arti marziali, di kung fu, divisi in stili del Nord e stili del Sud, che superano i mille se si considerano le diverse scuole e le diverse famiglie.

Per semplicità, immaginate i movimenti ampi e potenti dei più famosi Karate e Judo, per farvi un’idea delle caratteristiche degli stili sviluppatisi al Nord della Cina, dove la popolazione era prevalentemente allevatrice di bestiame e quindi poteva vantare un’alimentazione più completa e costituzioni robuste.

Al Sud, invece, dove vivevano contadini molto più poveri, si sono sviluppate arti marziali caratterizzate dall’assenza di uso della forza fisica, da movimenti brevi ed economici, nonché rapidi e a corta distanza.

Tuttavia, chi conosce bene la Cina sa che importanti sono state anche le differenze filosofie imperanti nelle diverse regioni.

Al Nord, infatti, imperversava il Confucianesimo, con la sua dottrina ligia al dovere e al rispetto delle regole, della disciplina, mentre al Sud, lo sviluppo del Taoismo generava attenzione alla variabilità di tutte le cose, dell’eterno divenire del tempo e della natura, dando luogo a pensieri più elaborati e in contrapposizione al potere costituito; non a caso, quasi tutti le ribellioni nella storia della Cina hanno sempre visto la miccia accendersi in queste zone.

La leggenda, invece, narra di come cinque venerabili inventarono stili capaci di battere il kung fu di Shaolin, cinque monaci sfuggiti alla distruzione dell’omonimo tempio, situato nella provincia dell’Honan, avvenuta ad opera dell’esercito imperiale dei Manchu, che spodestò la dinastia dei Ming e catturò tutti i monaci di Shaolin, fatta eccezione per i cinque fuggitivi, salvando loro la vita solo a patto che avessero insegnato ai soldati le loro tecniche di combattimento.

In verità, gli stili del Sud vennero sviluppati per contrastare le continue discese delle popolazioni di predoni del nord, che utilizzavano tecniche ampie e potenti, mentre gli abitanti del Sud necessitavano di tecniche e movimenti idonei alla fragilità dei loro fisici minuti, ma che fossero al contempo in grado di contrastare gli avversari.

Così nacquero Arti marziali come: il Tang Lang, il Sing Hi, il Pa Kua e il Wing Chun.

Quest’ultimo divenne particolarmente famoso con l’avvento di Bruce Lee, che lo aveva studiato per anni dal Grande Maestro Yp Man.

In Occidente, d’altronde, non sono giunte molte notizie in merito ai numerosi stili di lotta cinese poiché i Cinesi erano restii dall’insegnare i loro segreti agli stranieri e proteggevano le arti marziali come reliquie.

Infatti, fu proprio Bruce Lee il primo a insegnare i segreti dei Cinesi, aprendo diverse palestre sul territorio statunitense, e dovendo avere più di qualche guaio con la mafia cinese per tale motivo. (Per approfondimenti su Bruce Lee, clicca qui).

Scappato dalla Cina appena diciottenne, Lee non aveva terminato lo studio del Wing Chun, che terminò con altri maestri cinesi che risiedevano negli Stati Uniti, ma la sua passione viscerale per la lotta e la sua incredibile attitudine, lo portarono a studiare altri stili, come la boxe occidentale, il Brasilian Ju jitsu e il Kali Filippino, quest’ultimo stile assai simile al Wing Chun, insegnato dal suo migliore amico, Dan Inosanto, con il quale diede vita a un proprio stile di combattimento, denominandolo Jeet Kune Do, caratterizzato per il 70% dal Wing Chun, per un 25% dal Kali e per il restante 5% da tecniche di lotta a terra e di tecniche del Brasilian Ju jitsu e di altre arti.

Dal più famoso stile di Kung Fu, lo Shaolin, è nato il Karate, mentre numerosi attori cinesi sono diventati celebri nel tempo grazie alle strabilianti abilità nell’arte del Wu Shu, come Jackie Chan e Jet Li.

In verità, superati gli anni d’oro per le arti marziali, l’ultima decade del secolo scorso, in cui, anche grazie a una produzione cinematografica prolifera nel proporre eroi esperti nella lotta a mano nuda, le palestre di arti marziali venivano prese d’assalto da giovani che volevano imparare a difendersi, oggi il settore vive un momento di calma piatta.

Vanno sempre piuttosto bene gli sport da combattimento tradizionali e le arti marziali snaturate per essere sportivizzate, come la boxe, il Karate e il Judo, nonché le solite mode del momento, dalla Kick boxing alle MMA, ma c’è meno voglia di cimentarsi con le Arti marziali che insegnano esclusivamente l’arte della lotta, attraverso la disciplina, la filosofia e la conoscenza di sé.

Ciò è dovuto in parte alle mode della spettacolarizzazione della lotta, del ring, dei soldi che girano in certi ambienti, alla capacità di certuni di far credere che la strada sia esattamente come il ring o come la palestra, ma molto dipende dal Cinema, non più capace di proporre le arti marziali come un tempo, facendone cogliere tutta la grandezza filosofica che sta dietro un semplice pugno.

A dimostrazione di ciò, in concomitanza con l’uscita di una serie di film dedicati alla vita di Yp Man, Grande Maestro di Wing Chun, nonché insegnante di Bruce Lee, molti corsi di stili di Kung Fu cinese hanno visto nuovi iscritti.

Prossimamente, usciranno degli articoli di approfondimento sui più importanti stili di Kung Fu cinese, cominciando proprio dal Wing Chun, che pratico da decenni e insegno da tempo.

In conclusione, quando sentirete di nuovo parlare di Kung Fu, ricordate che non si tratta di uno specifico stile di lotta, ma dell’insieme di tutti gli stili di lotta nati in Cina.

Sappiate, inoltre, che stili più o meno sconosciuti sono sorti ovunque nel mondo, e anche l’Italia vanta una tradizione marziale, soprattutto nell’arte dell’arma bianca siciliana, famosa in tutto il mondo.

Leggi anche Perché il Festival della Canzone italiana a Sanremo e i nostri articoli nella Pagina Mistery, sull’11 settembre, sull’omicidio di Lady D e sul caso Rudolf Hess.

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