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IL CASO TERESITA BASA

Il caso Teresita Basa

Molte cose non tornano nel caso dell’omicidio di Teresita Basa, avvenuto il 21 febbraio 1977 a Chicago e, che si tratti di paranormale o di messa in scena, resta il fatto che la vittima chiede ancora giustizia.

di Pasquale Di Matteo

Il caso Teresita Basa, l’omicidio.

Poco prima delle 20.30 del 21 febbraio 1977, i vigili del fuoco di Chicago sono chiamati a intervenire per spegnere un principio di incendio ai piani alti di un edificio del North Side.

Fatta irruzione nell’appartamento 15/B, i vigili individuano le fiamme nella camera da letto, dove stanno bruciando un materasso gettato per terra e dei vestiti.

Il fuoco non ha intaccato altro e non ci vuole molto per domarlo, tuttavia, quando i vigili sollevano il materasso per controllare cosa nasconda, scoprono il cadavere nudo di una donna, con il petto dilaniato da un coltello da cucina ancora conficcato e le gambe aperte.

Si tratta di una donna di 48 anni, Teresita Basa, emigrata dalle Filippine e fisioterapista presso l’Edgewater Hospital di Chicago.

Il caso Teresita Basa e condominio

Teresita Basa e il condominio dove abitava

Le indagini della polizia accerteranno che la vittima ha aperto la porta d’ingresso al suo assassino, il quale l’avrebbe bloccata prendendola alle spalle, soffocandola fino a farle perdere i sensi.

L’appartamento messo a soqquadro lascia ipotizzare agli inquirenti che si tratti di una rapina finita male, anche se l’assenza di segni di effrazione fa supporre che la donna conoscesse il suo aggressore.

Il fatto che Teresita Basa sia stata spogliata prima di essere trucidata dai colpi di un coltello da cucina  fa sospettare che la vittima abbia anche subito violenza sessuale, ma i successivi risultati dell’autopsia scarteranno questa ipotesi poiché la donna risulterà vergine.

Nel ricostruire la scena del delitto, gli inquirenti immaginano che, dopo aver ucciso la Basa, l’assassino sollevi il materasso dal letto e lo rovesci sul cadavere, prima di dargli fuoco con della carta e dei vestiti incendiati, nel probabile intento di cancellare ogni traccia.

Secondo la testimonianza di un amico, Teresita stava parlando al telefono con lui intorno alle 19.30, quando l’aveva salutato perché le avevano bussato alla porta, pertanto il delitto si era svolto in meno di un’ora, visto che poco dopo le 20.30 i vigili del fuoco erano già sul posto.

Per giorni, le indagini si concentrano sui familiari, sugli amici e su chiunque frequentasse la vittima, ma tutti hanno alibi solidi.

Dopo qualche settimana, quindi, gli inquirenti sono a un punto morto; quando è scoppiato l’allarme antincendio, l’assassino era già lontano e i vicini non hanno notato presenze insolite nei paraggi, perciò, in assenza di elementi, ora brancolano nel buio e il caso finisce a prendere polvere tra le scartoffie dei delitti irrisolti, fino all’8 agosto.

Il caso Teresita Basa, la svolta.

Quel giorno, i detectives Joseph Stachula e Lee Eppen, che indagano sul caso, vengono contattati dai colleghi del dipartimento di polizia di Evanston, perché si mettano in contatto con una coppia di coniugi che sostiene di avere indizi sulla morte di Teresita Basa.

Organizzato l’incontro, ricevono la testimonianza spontanea della coppia, amici e colleghi di Teresita Basa, originari delle Filippine come la vittima, il Dottor Jose Chua e sua moglie Remibias, anch’ella terapista nello stesso reparto di terapia respiratoria in cui lavorava la Basa.

Nella loro testimonianza, i coniugi Chua affermano che Remibias sarebbe da tempo in contatto con il “fantasma” di Teresita Basa, la quale le avrebbe fornito diversi messaggi, soprattutto durante il sonno.

Secondo la donna, fin dai primi giorni immediatamente successivi al delitto, Teresita avrebbe tentato di contattarla, attraverso voci, allucinazioni e strane sensazioni, come quella che Remibias aveva avvertito già in primavera, quando era stata colta da un’inusuale crisi di panico nello scoprire che sarebbe stata di turno con Allan Showery, un corpulento infermiere di colore che presta servizio nel suo stesso reparto.

Il caso Teresita Basa, detective e colpevole

Detective Jo Stachula e Allan Showery

Inizialmente, la donna aveva immaginato si trattasse di esaurimento nervoso, probabilmente accentuato dalla perdita affettiva subita con la scomparsa dell’amica e collega, ma, nel corso delle settimane successive, non solo il disagio nei confronti di Showery si è trasformato in vero e proprio timore, ma ha anche cominciato a vedere Teresita Basa in sogno o in stato di trance.

Durante quelle apparizioni, secondo la testimonianza  rilasciata alla polizia, la vittima le avrebbe raccontato che ad ucciderla era stato proprio Allan Showery, al quale aveva aperto la porta perché erano d’accordo che sarebbe passato da lei per ripararle il televisore; le disse anche che l’assassino le aveva rubato circa trenta dollari e alcuni gioielli, in particolare un anello con una pietra antica, che avrebbe poi regalato alla sua convivente.

La donna fornisce anche i nomi di alcuni parenti con i relativi numeri di telefono che Teresita Basa le avrebbe indicato per far riconoscere gli oggetti che l’assassino le ha sottratto.

Gli agenti tentano di mettere in difficoltà la signora Chua chiedendole di raccontare dello stupro, ma la donna non cade in contraddizioni, sostenendo che l’amica morta le ha detto di non essere stata violentata.

Stachula ed Eppen, pur non potendo credere alle storie di visioni e fantasmi, in mancanza di altre piste, intuiscono che nel racconto di Remibias Chua ci sono particolari preziosi, almeno per approfondire dei controlli sull’infermiere.

In realtà, i detectives indagano anche sui Chua, ma nessuna delle impronte rinvenute sulla scena del crimine corrisponde alle loro e per la sera del delitto hanno un alibi di ferro, per di più, nomi e numeri di telefono rilasciati dalla signora Chua risultano veri.

Il caso Teresita Basa, il presunto colpevole.

Così, le indagini riprendono, fino a scoprire che  Allan Showery ha numerosi precedenti penali , inoltre non abita lontano dalla vittima, quindi l’uomo viene convocato presso il distretto di polizia, con la scusa di volergli porre delle semplici domande in merito all’omicidio in qualità di testimone.

Durante l’interrogatorio, Showery nega di essere mai stato a casa della Basa e si dichiara totalmente estraneo alla vicenda, anche quando i detectives gli fanno notare che sono venuti a conoscenza del fatto che avesse appuntamento con la Basa perché doveva ripararle il televisore.

L’infermiere conferma, sebbene sembri frastornato, ma sostiene di essersene dimenticato poiché aveva dovuto rincasare prima del solito perché doveva sistemare un guasto all’impianto elettrico del suo appartamento.

Nel frattempo, vengono analizzate le sue impronte, che risultano corrispondere ad alcune di quelle trovate nell’appartamento della vittima, quindi Showery ritratta, sostenendo di essere stato dalla collega, ma solo qualche mese prima del delitto.

Perciò, i detective si recano a casa di Showery, per porre qualche domanda anche alla sua fidanzata, Yanka Kamluk, la quale conferma che il giorno del delitto il compagno era rientrato a casa prima del solito, ma non ricorda di alcun guasto all’impianto elettrico, anche perché spiega che, a suo parere, l’infermiere non capirebbe nulla né di impianti elettrici, tanto meno di apparecchi televisivi.

I detectives chiedono a Yanka se ricorda che il compagno le avesse fatto dei regali nel periodo del delitto e la donna mostra un anello con pietra che porta al dito e una collana; si tratta di gioielli che i familiari della vittima riconoscono come quelli appartenuti a Teresita Basa.

Showery si difende, sostenendo di averli acquistati al banco dei pegni, ma non è in grado di fornire una ricevuta, perciò viene arrestato.

Il 21 gennaio 1979, inizia il processo ad Allan Showery, accusato di aver assassinato Teresita Basa, tuttavia, un insieme di prove circostanziali e la mancanza di una confessione giovavano alla causa dell’infermiere di colore, inoltre la giuria non accoglie nemmeno seriamente la testimonianza della “sensitiva”.

Il dibattimento dura meno di un mese e si conclude con l’assoluzione dell’imputato.

Il caso Teresita Basa, il colpo di scena.

A causa del rimorso o per motivi riconducibili al paranormale, all’esoterismo o ai fantasmi, il 23 febbraio 1979, dopo pochi giorni dall’assoluzione del processo a suo carico, Allan Showery si presenta spontaneamente dal giudice Barbaro, lo stesso del processo appena concluso, accompagnato dal suo avvocato e, contro il parere di quest’ultimo, rilascia una confessione con la quale ammette di aver ucciso Teresita Basa.

Spiega che si trovava in cattive acque, così aveva messo gli occhi sulla fisioterapista perché ipotizzava che fosse benestante in quanto figlia di un giudice e single.

Showery viene condannato a diciotto anni di carcere per omicidio, rapina e incendio doloso e rinchiuso nel penitenziario di Stateville, ma nel 1983 viene rilasciato per buona condotta.

Il caso Teresita Basa, cosa non torna.

Si potrebbe pensare che il fantasma di Teresita Basa abbia guidato la polizia verso la soluzione del caso tramite la sua amica e collega, ma, oltre alla circostanza quantomeno bizzarra, ci sono altri elementi che non tornano.

In primo luogo, non risulta chiara l’affermazione secondo la quale Allan Showery sarebbe dovuto andare a casa di Teresita Basa per ripararle il televisore, quando la sua compagna affermò che l’uomo non si intendeva affatto di elettronica.

In second’analisi, dopo alcune indagini, era risultato che il fantasma di Teresita Basa si era manifestato a Remibias Chua solo dopo che quest’ultima era stata licenziata dall’ospedale per negligenza e, a quanto pare, anche in seguito ad alcune denunce fatte all’ufficio del personale da Allan Showery.

A detta dei colleghi, Showery era un uomo impulsivo, nonché solito a parlare troppo, vantandosi spesso di azioni che sembravano inverosimili.

E’ probabile che si sia lasciato sfuggire qualcosa di compromettente in merito all’omicidio della Basa e che Remibias Chua ne abbia approfittato, inventandosi la storia del fantasma per mettere gli inquirenti sulle tracce dell’uomo verso cui nutriva un forte risentimento personale.

E’ convinto di questa tesi anche un ex agente di polizia in pensione, Raymond Johnson, il quale, scrivendo di alcuni casi del passato sul suo blog, avrebbe cercato anche di contattare invano sia i coniugi Chua, che Allan Showery.

Teresita Basa Raymond johnson

Ray Johnson

Che il caso di Teresita Basa sia riconducibile a storie di fantasmi e al paranormale non è chiaro e, in assenza di altri sviluppi, non sapremo mai se davvero il suo fantasma sia mai esistito.

Certamente, resta il rammarico per una povera donna barbaramente uccisa, senza che nessuno abbia mai pagato la giusta pena.

Leggi anche i nostri articoli nella Pagina Mistery, sull’11 settembre, sull’omicidio di Lady D e sul caso Rudolf Hess.

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