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GOVERNO CONTE: PRIMA I RICCHI O I PRIMA I POVERI?

Governo Conte: prima i ricchi o i prima i poveri?

In virtù di una legge elettorale fortemente voluta dall’ex maggioranza parlamentare per arginare le forze populiste, è stato difficile dar vita a un governo che fosse espressione dell’esito del voto del 4 marzo.

di Pasquale Di Matteo

Il 4 marzo scorso, gli Italiani hanno scelto per oltre il 50 % due forze dichiaratamente contrarie all’attuale conformazione dell’Europa e in netta opposizione rispetto a gran parte delle politiche attuate dai precedenti governi.

Tuttavia, è stato difficile formare un governo che rispettasse la volontà degli Italiani, perché né il Movimento 5 Stelle, al 32%, né la Lega, al 18, avevano i numeri per ottenere una maggioranza in Parlamento.

La Lega non raggiungeva la maggioranza neppure in coalizione con le altre forze di Destra, FI e Fratelli d’Italia, uscite con le ossa rotte dal voto.

L’unica possibilità di dar vita a un governo era quella che il PD, umiliato dal peggior risultato elettorale della sua storia, si alleasse con il Centrodestra, ricostituendo l’asse Berlusconi – Renzi degli ultimi anni, oppure che accettasse il contratto sulle cose da fare proposto dal Movimento 5 Stelle.

Ma, dopo la batosta elettorale, il PD non è stato capace di assumere una linea comune, vittima di malumori interni e lotte tra i sostenitori di Renzi e quelli che hanno finalmente compreso che il Renzismo è la più grande sciagura capitata a quella che un tempo era la maggiore forza della Sinistra italiana.

Sciagura che, se da un lato ha ridotto il Partito Democratico a un ruolo marginale, ha anche esacerbato le disuguaglianze nella società, perdendo di vista i bisogni dei più deboli, per acchiappare qualche voto in più da deboli considerati ancora più deboli che arrivavano dall’Africa e dall’Asia, strizzando l’occhio a Confindustria e alle banche, fino a staccarsi definitivamente dal Paese reale attuando riforme che scaricano tutto il peso sui cittadini meno abbienti.

L’unica alternativa a un governo tecnico che accompagnasse di nuovo l’Italia al voto è stata quella di dare vita a un governo retto da Movimento 5 Stelle e Lega, un esecutivo con un’ampia maggioranza, ma sorretto da un contratto di governo che aliena buona parte dei propositi delle due forze politiche contraenti: si va dalla flat tax trasformata in due aliquote progressive, al reddito di cittadinanza che probabilmente slitterà alle calende greche.

E i tagli ai vitalizi e agli stipendi dei Parlamentari? La Lega cosa ne pensa?

Certamente, va riconosciuto a questo esecutivo di essere formato, finalmente dopo decenni, da ministri non condannati, né inquisiti, e da un Premier capace di parlare diverse lingue straniere fluentemente, del quale non ci si deve vergognare come chi lo ha preceduto in passato.

Tuttavia, il caso Savona dimostra come Salvini abbia tentato di utilizzare il contratto di governo per guadagnare consenso  per ritornare al voto, facendo saltare l’accordo con il tranello in cui è caduto il Presidente Mattarella, quando si rifiutò di approvare Savona come ministro.

Per fortuna, i sondaggi che davano il Movimento 5 Stelle al 42% e la Lega al 29, con lo spread schizzato alle stelle per il terrore dei mercati che in Italia gli antieuropeisti potessero sfondare il 70% dei consensi, nonché la potenza del web e l’indignazione di cui si sono riempiti i Social in quei convulsi giorni, hanno riportato il Presidente della Repubblica sulla strada del buonsenso, facendogli digerire anche Savona come ministro, spostato ad altri incarichi solo per salvargli la faccia.

Ma a cosa può portare un governo di compromesso, di forte compromesso?

A mio avviso, sicuramente non il grande cambiamento che si sbandiera, per una semplice ragione: mentre il Movimento 5 Stelle perora la causa delle fasce più deboli del Paese, dei disoccupati, dei dipendenti con stipendi da fame, la Lega è paladina delle imprese e delle Partite Iva, di quel popolo che, come certificato dall’Istat, alimenta gli oltre 100 miliardi di nero sottratto al Fisco ogni anno.

Se è vero che il contratto ha già ottenuto di ridimensionare l’oscenità della flat tax, con l’introduzione di due aliquote anziché una sola, cosa che peraltro sarebbe incostituzionale perché non rispetterebbe il principio della proporzionalità sancito dalla Costituzione, l’introduzione di questa manovra costerà decine di miliardi allo Stato, cioè a noi tutti, e si tratterà di soldi non spesi per investimenti o per aiutare le fasce più deboli del Paese, ma solo di forti risparmi per i più ricchi.

E non è vero, come invece sostiene Salvini, che i soldi risparmiati dagli imprenditori saranno reinvestiti, poiché non esiste alcuna norma che obblighi loro a farlo; potrebbero tranquillamente acquistare una casa in Spagna o su qualche isola tropicale, oppure aprire altre attività all’estero.

Il tutto sulle spalle dei più deboli, costretti a inevitabili aumenti di tasse e accise o a nuovi tagli alle spese sociali per recuperare i miliardi non più versati dai ricchi, perché la matematica, al di là dei proclami elettorali, ha leggi e risultati che devono tornare.

Mentre al Movimento 5 Stelle stanno a cuore gli Italiani che si mantengono lavorando in fabbriche in cui non si rispettano neppure le norme sulla sicurezza, si sollevano pesi dal mattino alla sera e si respirano fumi insalubri per pochi euro al mese, la Lega punta alle esigenze dei loro datori di lavoro, gente che chiama lavoro trascorrere le giornate dietro a una scrivania, in giacca e cravatta, al fresco dell’aria condizionata, alla guida di auto di lusso.

E sui migranti?

E’ vero che, anche solo per buonsenso, non si può accogliere tutto il mondo, soprattutto quando si chiedono sacrifici alla popolazione, ma neppure si può richiamare un clima che appartiene all’epoca fascista…

Io mi auguro che il governo Conte possa davvero riuscire a sistemare i disastri sociali compiuti da chi lo ha preceduto, a cominciare dalla Legge Fornero e dalla riforma della Buona Scuola, che di buono aveva solo l’attributo nel titolo, e che riesca a regolamentare il flusso dei migranti, tenendo anche in considerazione la disperazione di molti.

Mi auguro anche che questo esecutivo, forte di un’aria sempre più favorevole, possa almeno iniziare un percorso di trattative con l’Europa per un’unione che sia riportata sul binario dei popoli, abbandonando quelli degli interessi di finanzieri e banche.

Tuttavia, sinceramente, credo che un contratto e un esecutivo sostenuto tra forze vicine al popolo ma distanti anni luce rispetto alle esigenze delle diverse classi sociali, con il tempo possa favorire chi ha interessi per i più ricchi, perché i deboli, gli eterni sconfitti, i veri lavoratori per quattro spiccioli al mese, i disoccupati, qualora il Movimento 5 Stelle non attuasse riforme a loro favore, dopo anni di aiuti alla parte più ricca del Paese, perderebbero anche quella che ai loro occhi resta l’ultima speranza.

I ricchi, gli elusori, gli evasori, chi ha uno stato sociale da difendere, invece, non perderà mai l’abitudine di difenderlo nella cabina elettorale.

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