Annunci
Skip to content

DOLORES O’RIORDAN, UN’ALTRA VITTIMA DELLA DEPRESSIONE

Dolores O’Riordan, un’altra vittima della depressione.

Dolores O’Riordan, la cantante con l’Irlanda nella voce, ci ha lasciati, a soli quarantasei anni, ennesima vittima di uno dei mali più crudeli del nostro tempo: la depressione.

di Pasquale Di Matteo

Dolores O’Riordan, voce inconfondibile dei Cranberries, è solo l’ultima di una serie di stelle della Musica che hanno abbandonato il mondo terreno per raggiungere l’olimpo dell’immortalità.

Stelle dotate di eccezionale carisma, capaci di scrivere canzoni indimenticabili, di creare mode e generi musicali e di imprimere il proprio nome tra le leggende della Musica.

Ma Dolores O’Riordan, fa parte anche di quelle stelle con le ali raccolte, che soffrivano nell’anima per i mali della vita, di quel male troppe volte sottovalutato e trattato con sufficienza persino da alcuni medici: la depressione.

Dolores O'Riordan

Dolores O’Riordan, 6 settembre 1971 – 15 gennaio 2018

In questo articolo su eventiarmonici.com, quindi, non ripercorreremo la carriera di questa straordinaria artista, della quale si sono già scritti fiumi di parole, né cercheremo di indagare circa la possibilità che sia stata stroncata da un tumore, ma tratteremo di quella malattia subdola e asfissiante che la opprimeva ormai da molto tempo: la depressione.

Come affermato dagli amici, Dolores era molto depressa e pare soffrisse anche di disturbi del comportamento, nonché di non meglio precisati dolori alla schiena; viveva da tempo una condizione di disagio che, come lei stessa aveva affermato in più di un’occasione, derivava dagli abusi subiti da una persona di famiglia quando era ancora in tenera età, ricordi che riemergevano attraverso le tappe di crescita dei suoi tre figli.

Non è ancora nota la dinamica della sua morte, probabilmente dovuta a causa di un tumore, e non si può azzardare l’ipotesi che abbia voluto farla finita, ma la O’Riordan aveva già tentato il suicidio in precedenza, nel 2013, affossata dall’abuso di alcool e dalla depressione.

Come Chester Bennington, lo storico frontman dei Linkin Park, ed Amy Winehouse, la sublime cantante britannica morta a soli ventisette anni.

Chester Bennington

Chester Bennington, 20 marzo 1976 – 20 luglio 2017

Amy Winehouse

Amy Winehouse, 14 settembre 1983 – 23 luglio 2011

E come dimenticare il grandissimo attore Robin Williams, il cui oppressivo senso di solitudine fu aggravato anche dalla demenza da corpi di Lewy?

Robin Williams

Robin Williams, 21 luglio 1951 – 11 agosto 2014

Tutti fagocitati dall’interno dalla depressione, una malattia che sembra non essere elitaria, ma, al contrario, colpisce ovunque, mietendo vittime in tutte le classi sociali.

Infatti, è pensiero comune ritenere il depresso una persona povera, afflitta da mille problemi, malata o dalla vita fallimentare, invece, questo male affligge anche gente ricca e apparentemente senza alcuna difficoltà.

Viste da fuori, le vite di un cantante di successo, di una rockstar e di un attore famoso sembrano prive di problemi, perché, nella società consumistica, siamo orientati a credere che la felicità sia direttamente proporzionale all’entità della ricchezza materiale di un individuo.

Allora, cosa può accomunare Dolores O’Riordan, Chester Bennington, Ami Winehouse e Robin Williams se non una carriera ricca di successi e la ricchezza?

E come possono alimentare la depressione il successo e la ricchezza?

La Scienza spiega la depressione con uno sbilanciamento di alcuni neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, associate, quindi, anche a una cattiva alimentazione.

Tale sbilanciamento porterebbe l’individuo a sentirsi inadatto ad affrontare alcuni aspetti della vita, a essere triste e privo di speranza, nonché a vivere perennemente in ansia, soprattutto di fronte a problemi gravi, come un lutto o una malattia.

Tutti questi sintomi rappresentano il quadro clinico della Depressione Unipolare, detta anche “Clinica” o “Maggiore”.

Vi è un tipo di depressione in cui i momenti di tristezza, di sconforto, di abbattimento, vengono accantonati quando il soggetto riesce a vivere brevi periodi di felicità, grazie a un avvenimento positivo; tale patologia si definisce Depressione Atipica.

La più complessa, tuttavia, sembra essere la Depressione da Disturbo Bipolare, dove il soggetto alterna momenti di euforia a periodi di disistima e di tristezza infinita, è assillato da molti pensieri più del normale, ed è portato a porsi obiettivi spesso impossibili, il cui mancato raggiungimento accentua il disagio di non sentirsi appagato dalla vita.

Inoltre, vi sono individui dotati di una grande capacità empatica, grazie alla quale riescono a immedesimarsi meglio in chi soffre e nei problemi del mondo, cosa che determina spesso tristezza e malinconia apparentemente senza motivo, condizione frequente tra gli artisti.

Le persone tristi e malinconiche, però, sono anche quelle che presentano maggiori difficoltà relazionali.

Infatti, non a caso, le vittime della depressione sono spesso lasciate sole, o circondate da persone che preferiscono defilarsi, perché nella nostra società, dove vanno di moda le nuove frontiere del marketing e la psicologia da bar, che parlano di allontanamento delle negatività per raggiungere il successo, il fine ultimo dell’esistenza umana è diventato il raggiungimento di un obiettivo e, se hai a che fare con persone tristi, malinconiche, depresse, devi sbarazzartene.

Oggi, si consiglia a chi voglia raggiungere obiettivi importanti di circondarsi di persone sorridenti, perché, si dice, il sorriso è contagioso, sottendendo, di fatto, che lo siano anche la malinconia, la tristezza e la depressione.

Ma quelle vengono considerate addirittura perniciose e quindi da tenere alla larga.

Tuttavia, finché i depressi sono persone comuni, esse non fanno rumore, né disturbano l’opinione pubblica e la società con le loro morti.

Il problema è che, quando a cedere sono persone note, il mondo si ferma a interrogarsi, chiedendosi se non si potesse fare qualcosa, se non fosse stato opportuno non abbandonare la persona depressa, se si fosse potuto comprendere il disagio.

Ma si tratta solo di pochi giorni, il tempo di aumentare l’audience in TV con qualche servizio sul tema e di piangersi addosso con post strappalacrime sui Social, poi si riprende con la vita da “processo produttivo”, dove non c’è spazio per la depressione, per i malinconici e…

Beh.., sì, diciamocelo: per quelli che, nella nostra società, risultano essere degli sfigati.

Ora, non si può portare indietro chi non c’è più, ma salvare una Dolores O’Riordan, un Chester Bennington, una Ami Winehouse o un Robin Williams è possibile, non ridicolizzando chi soffre di depressione con i soliti comportamenti superficiali, né seguendo le mode dei mental coach di turno che invitano ad abbandonare le negatività, a nutrire solo pensieri positivi e a coltivare esclusivamente le amicizie di chi possa glorificarci.

Tali scemenze potranno anche funzionare, aiutando a fare qualche soldo in più, ma saranno anche la via piú rapida per scoprire, prima o poi, che un parente o un amico soffriva in silenzio, magari mentre voi l’avevate rintanato nel cassetto dei ricordi.

Da dove non potesse disturbare.

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui social utilizzando i pulsanti qui sotto.

Se lo ritieni giusto, senza alcun impegno, puoi effettuare una donazione anche di pochi centesimi: per info clicca qui.

Iscriviti a Eventi Armonici, è gratis.

Segui la nostra Pagina Facebook mettendo un “mi piace”.

Annunci

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: