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CONTROLLO SOCIALE E MASS MEDIA IN ITALIA

Controllo sociale e mass media in Italia

La Teoria del Controllo Sociale elaborata da Noam Chomsky spiega come ai livelli più elevati del potere si cerchi di controllare la società, per mezzo di una serie di strategie messe in atto con la complicità dei media di cui gli stessi poteri sono proprietari. Attraverso l’esempio italiano, su eventiarmonici.com scopriamo quali sono queste strategie.

di Pasquale Di Matteo

In ogni campagna elettorale, quando un grande partito è in difficoltà e mancano pochi giorni all’apertura dei seggi, l’ultima arma a disposizione per salvare il salvabile è ricorrere alle tecniche di controllo sociale.

Il massimo esperto al mondo sul tema è senza dubbio Noam Chomsky, filosofo, storico, linguista e teorico della Comunicazione, uno dei più grandi uomini di cultura e considerato per lungo tempo il Socrate vivente, almeno fino a quando non si schierò tra coloro i quali smascherarono la versione ufficiale di quanto accadde l’11 settembre 2001 a New York. (Per i dettagli, leggi qui).

Da allora, la sua incredibile cultura è diventata un “Sì, ma…”, i suoi anni di studi sono stati ridimensionati, così come messi in secondo piano le lauree ad honorem e gli innumerevoli riconoscimenti ottenuti in mezzo mondo in virtù del proprio lavoro, dell’immenso sapere e delle dotte analisi prodotte negli anni.

Un po’ come accaduto, in Italia, a Dario Fo, osannato uomo di cultura, Premio Nobel per la Letteratura, caduto in disgrazia e ridicolizzato da una parte della società italiana dopo essersi schierato con il Movimento Cinque Stelle, perché, a suo dire, la Sinistra aveva tradito i valori in cui credeva.

Ma perché si tende a sminuire una persona, un movimento, un pensiero, e come si riesce a farlo?

A rispondere a queste domande è stato lo stesso Noam Chomsky.

Chomsky è nato a Philadelphia, classe 1928, figlio di una famiglia ebrea di origine russa.

Da sempre appassionato del linguaggio, della comunicazione e della politica, Chomsky ha sviluppato la Teoria del controllo sociale, sintetizzandola in dieci regole che verrebbero messe in campo per orientare la società.

Le dieci regole per il controllo sociale.

La strategia della distrazione.

La strategia della distrazione, l’elemento principale del controllo sociale, consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi più concreti e reali, dai cambiamenti decisi dall’élite politica, dai poteri economici, utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.

La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della Scienza, dell’Economia, della Psicologia.., sviando l’attenzione delle persone attraverso il bombardamento mediatico di cose insignificanti, ma capaci di destare scalpore ed emozioni, proprio per tenere il pubblico occupato, di modo da ridurre al minimo il tempo dedicato al pensiero.

Nel caso della campagna elettorale che stiamo vivendo sulla nostra pelle, la strategia della distrazione è messa in atto da alcuni partiti politici nei confronti dell’unico avversario capace in questi anni di restituire una parte degli stipendi dei propri Parlamentari, su base volontaria, senza che nessuno abbia mai voluto varare una legge sul tema, né abbia mai dato luogo a un comportamento analogo.

Quel Movimento Cinque Stelle che ha restituito circa 23 milioni di euro alla popolazione, attraverso sussidi che hanno permesso a oltre 7000 imprese di poter avviare la propria attività, movimento in cui qualche mela marcia ha dichiarato di aver effettuato i bonifici relativi alle restituzioni degli stipendi per poi annullare l’operazione entro i tempi tecnici previsti dalle banche.

Una truffa ai danni del Movimento Cinque Stelle, ma che gli altri schieramenti hanno tentato di presentare come un danno nei confronti dei cittadini, parlando di denaro rubato, di disonesti, di truffatori.

Mentre si trattava, comunque, di soldi donati per volontà propria, senza alcun obbligo, da stipendi legittimamente percepiti.

Il tutto per distogliere l’attenzione dall’operato dei governi precedenti e da una situazione resa drammatica dall’esistenza di centinaia di candidati nelle liste di quei partiti con più di qualche problema con la legge.

Quella della tecnica della distrazione è una condizione che gli esperti di Comunicazione della Scuola di Palo Alto hanno codificato con il termine Rumore.

Parlando di cose di poco conto, ingigantendole come se fossero importanti, trasformando delle spontanee donazioni di parte dello stipendio in buchi ai danni dei contribuenti, si distoglie l’attenzione dal fatto che stiano partecipando alla campagna elettorale condannati in via definitiva per reati di un certo peso e in odore di Mafia.

Si crea un forte rumore per distogliere anche l’attenzione da chi è costretto a candidare a distanza di 800 km dal proprio territorio personaggi che hanno bruciato ogni goccia di credibilità, sfruttando il proprio ruolo istituzionale per favorire amici e parenti.

Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”.

Si crea una situazione problematica, o si cavalca un avvenimento, che produrrà una determinata reazione nel pubblico volta a determinare un coinvolgimento sentimentale capace di rendere più accettabili, quando non addirittura espressamente richiesti dal popolo, determinati provvedimenti, quasi sempre di limitazione delle libertà.

Ad esempio: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici, cosa che i Paesi del Mediterraneo conoscono bene.

Ma anche il cavalcare episodi di violenza per affrontare il tema della legittima difesa o della presenza di profughi, nel caso in cui il violento sia uno straniero.

La strategia della gradualità.

Una delle armi più subdole, adoperata spesso anche dai governi nostrani, è la strategia della gradualità.

Essa consiste nell’applicare gradualmente misure fortemente impopolari, che non verrebbero mai accettate se proposte in blocco.

Attraverso questa strategia, gli anni ottanta del secolo scorso hanno visto l’introduzione del neoliberismo: si è passati da una presenza sempre minore dello Stato nell’Economia, alla svendita della Banca d’Italia.

Inoltre, attraverso privatizzazioni sempre più selvagge  e tagli alla Scuola e alla Sanità, oggi ci ritroviamo ospedali che si chiamano espressamente aziende sanitarie e scuole pubbliche dove i genitori sono costretti ad acquistare la carta igienica e le risme per le fotocopie poiché non ci sono soldi.

Nel mondo del lavoro, con la scusa della globalizzazione e di competitor stranieri sempre più agguerriti, si è concessa alle imprese una tale flessibilità e la cancellazione di così tanti diritti acquisiti da aver dato vita, di fatto, al precariato perpetuo in ogni settore, senza dimenticarsi dell’elevamento costante dell’età pensionabile, motivo per cui molti giovani non trovano un’occupazione perché ancora occupata da genitori e nonni.

Una situazione che ha messo milioni di persone in condizioni nettamente peggiori rispetto a quelle di cui godevano le generazioni del passato, in un regresso culturale che avrebbe scatenato rivoluzioni e guerre civili se tutte queste novità peggiorative fossero state proposte in un’unica soluzione.

La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come dolorosa e necessaria, guadagnandosi il consenso della popolazione.

In Italia, è ancora vivo il ricordo delle lacrime di Elsa Fornero, mentre annunciava i sacrifici necessari.

La stessa legge Fornero è strutturata proprio sull’impellenza di donare una pensione alle generazioni future, oltre che sulla strategia della gradualità.

E’ più facile accettare un sacrificio futuro di uno immediato, soprattutto quando si fa credere che sia assolutamente necessario e che non vi siano altre soluzioni praticabili.

Trattare le persone come dei bambini.

Avete mai notato che nelle pubblicità il linguaggio sembra quello che si usa con i bambini?

Mieloso, pieno di aggettivi positivi legati a un’aspettativa, a uno stato che già abbiamo, ma che potremmo migliorare, perché siamo belli, buoni, fighi e, in fondo, ce lo meritiamo.

La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantili.

Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché?

Rivolgersi a un interlocutore come se ci si stesse rivolgendo a un bambino, o comunque a qualcuno che abbia solo da imparare, instaura una sorta di suggestione per la quale chi parla acquista uno spessore maggiore e chi ascolta è portato a sentirsi su un livello inferiore.

Una tecnica usata praticamente da sempre sia dalla polizia, durante gli interrogatori, che dai politici.

Maestri nell’utilizzo di questa tecnica sono Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, (o i loro esperti di Comunicazione),  i quali, guarda caso, sono anche i politici che nel tempo hanno dato ampia dimostrazione di non essere in grado di mantenere la parola data.

Dei bugiardi di successo, insomma. (Per approfondimenti sul tema, leggi qui).

Puntare sull’emozione per ridimensionare la riflessione.

Quando si vuole ridimensionare il senso critico degli interlocutori, l’arma più potente che si ha a disposizione è senza dubbio la capacità di suscitare forti emozioni.

Per fare ciò, si studiano particolari mimiche facciali e tecniche dell’uso del tono di voce capaci di aprire la porta dell’inconscio, dove iniettare idee, desideri, paure e timori.

Il tutto per animare le nostre pulsioni.

Prendete un politico a caso: in questa tecnica, sono tutti più o meno dei guru.

Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù, attraverso i canali dell’informazione sotto il controllo delle élite e dei poteri forti e persino con una determinata organizzazione della Scuola.

I media, sono sempre di proprietà di ricchi faccendieri in stretto contatto con la politica, mentre, per quanto riguarda la Scuola, avete fatto caso a quanti tagli siano stati fatti negli anni in questo settore?

Abbiamo gli insegnanti tra i peggio pagati d’Europa, siamo costretti ad acquistare carta igienica e risme per le fotocopie, mentre si destinano sempre più fondi alle scuole private.

Inoltre, agli insegnanti delle scuole dell’obbligo vengono imposti regolamenti sempre più stringenti per evitare che essi possano alimentare il pensiero degli studenti sull’attualità.

Si può parlare dei campi di concentramento di Hitler, ma non si può analizzare la condizione dei profughi di oggi.

Perché?

Si danno sempre più fondi alle scuole paritarie perché è chiaro che esse sono i luoghi preferiti per i figli delle classi più facoltose, i cui bimbi non si mescolano di certo a meticci e stranieri, perché, a loro dire,  rallentano la didattica. Parlare di razzismo fa un po’ schifo anche a loro, evidentemente.

Un razzismo che non è limitato al colore della pelle o alla provenienza geografica, ma che va fino alla differenza del rigonfiamento del portafogli.

Per quanto riguarda la limitata libertà di analizzare l’attualità, essa si spiega proprio con la volontà di non fornire uno spirito critico agli alunni, poiché è solo attraverso lo sviluppo di uno spirito critico che le persone possono analizzare al meglio il mondo che le circonda. (Per approfondimenti, leggi qui).

Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti.

Badate bene, questa è una condizione trasversale in tutti i partiti e movimenti politici, dove è facile incontrare la maleducazione, la presunzione e l’ignoranza, non appena metti in dubbio determinate scelte politiche e pensieri.

Accanto a persone colte e rispettose del pensiero altrui, stimolate dal contraddittorio, se ne troveranno sempre altrettante con la mente chiusa con catene e lucchetti, pronte ad attingere dall’infinita gamma di epiteti e di atteggiamenti maleducati di cui l’ignoranza è sempre ben assortita.

Qui gioca un ruolo fondamentale la pubblicità, che trasforma il figo con l’auto di lusso e la svampita con il tacco quindici e misure da top in idoli da imitare, portando molte persone a interpretare dei ruoli, piuttosto di dare spessore alla propria identità. (Per approfondimenti, leggi qui).

Rinforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere l’unico responsabile del proprio destino, per incompetenza, per colpa di una limitata intelligenza o perché è un lazzarone. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo svaluta se stesso e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di repressione che lo conduce verso l’inibizione ad agire.

Questa condizione, negli ultimi decenni, è stata cronicizzata dalla crisi e dall’esposizione debitoria di chi, senza più poter contare su entrate certe per colpa della perdita del lavoro, non era più in grado di far fronte agli impegni assunti.

Lo stato di sconforto e la disperazione porta ad accettare condizioni lavorative pessime, pur di non sentirsi proprio come i media, le pubblicità e la società considerano quelli che oggi sono dei veri e propri scarti sociali. Qualcuno li chiama falliti.

Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Questo è un potere enorme in mano a chi ha la fortuna di poter entrare nelle stanze dei bottoni.

Basta un piccolo esperimento per capire cosa intenda: aprite il motore di ricerca che usate solitamente e provate a cercare un’auto, un hotel, uno strumento musicale.

Vi accorgerete che, nei giorni successivi, non appena navigherete in Internet, da qualche parte sullo schermo appariranno pubblicità relative all’auto nuova, all’hotel o allo strumento musicale.

Questo flusso di informazioni non si esaurisce certo sullo schermo del vostro PC, ma viene immagazzinato da banche dati infinite da cui può attingere praticamente chiunque, in primis le società che lavorano per ottimizzare le pubblicità, che studiano proprio questi flussi di dati per individuare il soggetto tipo a cui riferirsi per pubblicizzare la nuova BMW, piuttosto che i biscotti della Mulino Bianco.

Gli stessi dati arrivano anche alla politica, per formulare al meglio come attuare le scelte più discutibili, cosa che, se da un lato è sacrosanta, utile e necessaria, se non orientata al benessere della popolazione può invece risultare un grosso problema.

Conclusioni.

Il controllo sociale è in atto ogni giorno, senza che nessuno possa fermarlo.

L’unico modo per non diventarne vittima è sviluppare spirito critico, attraverso la lettura, lo studio delle tematiche di cui si è interessati, ponendosi sempre molte domande.

Senza mai prendere per oro colato tutto ciò che ci viene raccontato.

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