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CONTE, IL GOVERNO DELLA LEGALITA’?

Conte, il governo della legalità?

L’Italia è un Paese in cui tutti riescono a dire e fare il contrario di tutto, di quanto affermato, giurato e spergiurato, in un’illogica sequenza di gaffe ed esilaranti caricature, in cui l’onestà intellettuale risulta essere sempre di più la costola mancante di tutto il sistema e, in questo contesto, nasce il governo Conte.

di Pasquale Di Matteo

In questi giorni, abbiamo assistito a scene imbarazzanti, quanto esilaranti, di indignazioni continue per i comportamenti dei nuovi protagonisti della politica italiana: dal Presidente della Camera Fico, colto con le mani in tasca sulle note dell’inno di Mameli, in commemorazione della scomparsa di Falcone, al curriculum gonfiato del Presidente del Consiglio designato, Giuseppe Conte.

Addirittura, abbiamo udito dichiarazioni allarmate di Brunetta, preoccupatissimo per gli umori delle borse, dei mercati e dell’Europa in merito alla formazione del nuovo esecutivo italiano.

Alle parole di Giuseppe Conte, che ha dichiarato di voler essere l’avvocato dell’intero popolo italiano, l’ex premier, Matteo Renzi, ha immediatamente replicato che il PD si costituirà parte civile, senza sapere che, in un vero processo, quest’azione vorrebbe dire far causa al popolo italiano, gaffe comprensibile se non fosse che il soggetto in questione è laureato in Giurisprudenza. (Senza voler far notare che al limite, a dettare la linea del PD dovrebbe essere Martina… O no?).

Ma Matteo Renzi ci ha abituato a gaffe di ben altro spessore, come le promesse mai mantenute, il suo esilarante sfoggio di un Inglese fluente che va da Totò ad Alberto Sordi, o dimissioni date a tempo, perciò non stupisce più di tanto neppure i suoi fedelissimi.

Inoltre, risulta grottesca la preoccupazione di Brunetta, poiché lo stesso esponente di Forza Italia è sempre stato convinto che mercati, borse, poteri forti ed Europa fossero complici di Napolitano nell’affossare il governo Berlusconi nel 2011, a suon di speculazioni e rialzo sistematico dello spread.

E, probabilmente, non ha neppure tutti i torti.

Per la serie: come cambiano le opinioni quando ci si pone da un altro punto di vista.

E quelli che hanno sbottato per le mani in tasca di Fico?

Certamente non è stato un gesto di cui andare fieri, inutile arrampicarsi agli specchi, e mi auguro che in futuro il Presidente della Camera possa dimostrare in maniera più decorosa e attenta il rispetto delle istituzioni e della carica che ricopre, tuttavia fa specie osservare che chi ha aspramente criticato il suo atteggiamento non abbia mai avanzato nessun tipo di problema nello schierarsi in campagna elettorale con condannati in via definitiva per frode, per aver rubato al fisco, e quindi a quegli stessi cittadini italiani a cui ci si rivolgeva.

Non si è mai avanzata neppure nessuna perplessità sulla convergenza con un politico accusato di aver finanziato la mafia, di aver abusato di minorenni e di essere stato prosciolto da diversi capi d’accusa solo per aver depenalizzato i reati commessi, sfruttando il potere che gli derivava nel momento in cui governava.

Per di più, la cosa più esilarante, lasciatemelo dire, consiste nel fatto che moltissimi simpatizzanti del PD si siano sfogati sui social, amplificando le solite bufale dei giornali di proprietà di partiti e di imprenditori amici, che raccontavano del curriculum falso di Giuseppe Conte, la cui falsità starebbe nell’aver inserito i soggiorni negli USA, presso università prestigiose, per approfondire i suoi studi di Diritto.

Smontate le bufale, ecco che i soliti quotidiani si sono adoperati a spulciare tra il passato di Conte, scoprendo che avrebbe avuto problemi con il Fisco, non versando delle rate dell’IVA, tanto da aver avuto una sua abitazione pignorata.

Poi si è scoperto che il tutto è stato sistemato e saldato nel lontano 2011, proprio l’anno in cui l’Italia era costretta a silurare Berlusconi per i disastri che il suo governo stava facendo al Paese e a tutti gli Italiani.

O, come direbbe Brunetta, quando ci fu il golpe, ma oggi Brunetta è amico dello spread e dei mercati, perciò è un’altra storia.

Ciò che colpisce è il fatto che molti si siano scoperti attenti ai curricula dei politici, quando, fino a poche settimane fa, difendevano a spada tratta ministri che millantavano lauree inesistenti, master mai frequentati o si scopriva che avevano ottenuto titoli accademici con tesi copiate da Internet.

Tanto improvviso zelo è certamente positivo, augurandoci che possa durare anche in futuro e per tutti, non solo per gli avversari, quando fa comodo.

Ma nel Paese in cui l’onestà intellettuale manca come l’aria a chi muoia asfissiato, bisogna ammettere che anche questo governo nasce su un contratto che non è certo il frutto di quanto promesso in campagna elettorale: i 5 Stelle, contrarissimi alla Flat Tax, hanno digerito la stessa teoria economica che avevano duramente combattuto in campagna elettorale, mentre la Lega, contraria al reddito di cittadinanza, ha acconsentito all’introduzione dello stesso nel contratto.

Ora, al di là della difficoltà oggettiva di trovare le risorse per entrambi i provvedimenti, a onor del vero, bisogna ricordare che questo governo nasce dopo l’enorme sforzo di maturità sia del Movimento 5 Stelle, sia della Lega, scesi a patti e a convergenze anche piuttosto forzate pur di dare vita a un esecutivo, per evitare il caos generato da una legge elettorale imbarazzante, per non dire di peggio, voluta dal PD e votata da quasi tutte le forze politiche, tranne dai 5Stelle e da pochi altri piccoli movimenti.

Ma la stessa opposizione risulta esilarante, quando si levano voci come quella della Gelmini, che ha bollato come preoccupante la politica economica del contratto Lega/5Stelle, dimenticandosi che gran parte di quei punti erano inseriti nel programma di governo presentato dal centrodestra, compresa FI, per le elezioni del 4 marzo.

Qualche simpatizzante di FI ha persino scoperto sui social che Salvini è nemico dell’Europa; fino al 4 marzo ciò andava bene però…

Qualcuno, con un po’ più di pudore, evidentemente, si è limitato a far notare che Conte, alla fine, è un tecnico, né deputato, né senatore, a differenza di quanto sempre sostenuto dai 5Stelle e dalla stessa Lega.

Tuttavia, sempre per onestà intellettuale, non si può dimenticare che né i 5Stelle, tanto meno la Lega, hanno ottenuto i voti necessari per applicare in toto i rispettivi programmi e le rispettive idee.

Inoltre, senza girarci intorno, Salvini e Di Maio non sono così sciocchi da bruciarsi in caso di fallimento del governo, rivestendo la carica di premier, perciò era naturale il ricorso a una figura terza riconosciuta da entrambi.

Io non sono molto entusiasta di questo governo, pur consapevole della complessità della situazione, della posizione scomoda dell’Italia in Europa, della stragrande maggioranza degli Italiani scettica rispetto all’Euro e, soprattutto, desiderosa di un serio e netto cambiamento, ma attendo di vederlo all’opera.

Il Presidente Mattarella ha conferito l’incarico a Giuseppe Conte nel giorno in cui si commemorava la memoria di Giovanni Falcone, ucciso con la sua scorta proprio il 23 maggio del 1992, e ciò mi auguro possa essere di buon auspicio per l’avvio di una nuova fase della politica italiana, in cui corruzione e malaffare possano essere debellati in virtù di una maggiore attenzione alla trasparenza e alla legalità.

Tuttavia, va ricordato che Giovanni Falcone, da vivo, non era ben voluto persino dalla maggioranza dei suoi colleghi, sempre disposti a metterlo in un angolo nelle votazioni per gli alti incarichi nel CSM.

Falcone era un uomo tutto d’un pezzo, non incline a compromessi e certamente non corruttibile, come la sua morte ha dimostrato.

E, proprio come egli sosteneva, il problema della mafia e dell’illegalità in Italia è principalmente culturale, perché siamo tutti pronti a combatterla a parole l’illegalità, ma quando abbiamo la possibilità di acquistare auto costose, gioielli, abiti firmati, quando possiamo permetterci vacanze più lunghe e fare soldi rapidamente, diventa normale trattare con personaggi poco raccomandabili, pagare tangenti, evadere ed eludere il fisco, e combattere questi comportamenti risulta improvvisamente da “fessi”, da chi non sa stare al mondo, come direbbe qualcuno che ho conosciuto tempo fa.

Capita che pochi integerrimi restino fermi sui propri sani principi, che non imbocchino la strada dell’illegalità, rifiutando i soldi, le auto e i gioielli, ma, a quel punto, ecco che viene messa in atto la gogna, persino da parte dei familiari, l’allontanamento, l’isolamento.

Perché i soldi sono i frutti più succosi e ammalianti della via dell’illegalità, la famosa mela di Eva, e hanno il potere di trasformare molte persone, anche insospettabili, non lasciandoli più liberi di abbandonarla.

Proprio come accaduto a Falcone, isolato e sbeffeggiato, prima di essere trasformato improvvisamente in un eroe solo da morto, perché faceva comodo e non era intelligente fare altrimenti.

E, si sa, i morti non possono parlare, non possono raccontare, replicare, né porre domande.

Il governo Conte dovrebbe essere il governo del cambiamento, ma finché non si capirà che il problema dell’Italia è culturale, nessun governo, nessun Conte e nessun Giovanni Falcone potranno mai cambiare le cose.

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