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COME RAGGIUNGERE LA FELICITA’

Come raggiungere la felicità

La felicità è la cosa più ambita dalla razza umana e non passa giorno in cui non ci si danni tutti l’anima per raggiungerla. Ma cos’è la felicità?

di Pasquale Di Matteo

La felicità è un sentimento di appagamento totale, di serenità dopata da una forte dose di adrenalina per un evento gioioso che, tuttavia, il più delle volte ci accompagna per un tempo piuttosto breve: una festa, la nascita di un figlio, una vittoria…

Raggiungere la felicità è un po’ il sogno di tutti, ma cos’è davvero la felicità e che cosa rincorriamo in realtà?

La gran parte delle persone risponderebbe che la felicità è avere una condizione economica più che solida, con la quale permettersi ogni sfizio, raggiungendo la tranquillità; altri affermerebbero che senza la salute nessuno sarebbe mai felice e qualcuno potrebbe buttarla sul sentimentale, dichiarando che amare è già di per sé un aspetto della felicità.

Tutte cose vere, se non completamente, almeno in parte, tuttavia, io ritengo che non si possa raggiungere la felicità fino a quando non si decida di vivere esclusivamente secondo i propri desideri, senza dar conto a cosa pensino i genitori, i parenti, gli amici, i vicini di casa.

Una moltitudine di persone è schiava dei giudizi altrui e finisce con il trascorrere buona parte della vita facendo scelte che non avrebbe fatto se non fosse stata dipendente dai giudizi degli altri.

Il problema è che la vita non è uno spazio di memoria che si possa cancellare per caricarci dati diversi, ma un biglietto di sola andata verso l’ignoto, in un viaggio di cui non conosciamo la destinazione, né la durata.

L’unica cosa che possiamo scegliere sono le fermate intermedie e le stazioni in cui riposarci, ma senza sapere quale giorno sarà l’ultimo.

Però, capita che quelle fermate e quelle stazioni siano decise il più delle volte dai genitori, dai parenti, dagli amici, dai luoghi comuni, dai gruppi d’appartenenza, dalle mode; da un’infinità di persone e di concetti astratti, ma quasi mai da noi.

Quindi, come raggiungere la felicità?

Ecco, io credo che la felicità stia nel capire in primo luogo che cosa non siamo disposti a fare e che cosa stavamo facendo solo per soddisfare le esigenze di altri, i propositi di qualcuno o gli stereotipi dettati dal gruppo, recitando il ruolo che altri avevano scritto per noi.

Solo partendo da una profonda analisi di se stessi è possibile cominciare il viaggio verso la destinazione reale per raggiungere la felicità, un tragitto che non potrà essere uguale a quello delle persone della nostra sfera d’influenza semplicemente perché ciascuno è diverso, con inclinazioni e interessi propri, differenti, spesso persino unici, quindi, le destinazioni potrebbero essere persino opposte.

Qualcuno potrebbe storce il naso, ricordando che a fare scelte fuori dal comune siano spesso persone che poi non hanno un tenore di vita elevato, oppure si tratta di viaggiatori senza fissa dimora, di artisti, di filosofi incompresi.

Invece, io credo che non sarà mai felice chi si ancora a questi concetti, poiché è evidente che siano personaggi incapaci di pensare a una vita senza soldi, senza giorni già pianificati, con uno spazio per lavorare, uno per la casa e uno per dormire, in attesa del successivo e di quello dopo, in cui recitare il ruolo deciso dalla famiglia o dagli eventi, nella speranza che gli schemi non vengano mai modificati.

Spazi in cui poter fare delle cose e altri in cui smettere, con età giuste per vestirsi in una certa maniera ed altre in cui, non si sa bene neppure perché, improvvisamente si deve cambiare stile.

Schemi e routine perpetue, che si ripetono per decenni, fino alla morte.

Se ci pensiamo, la stragrande maggioranza delle perone, potrebbe raccontare il proprio vissuto in meno di due fogli A4, proprio perché le esperienze di vita significative si riducono davvero a momenti sporadici all’interno di vite organizzate, fotocopie di quelle di milioni di altri individui, dove c’è persino chi trascorre le vacanze in luoghi precostituiti, per la serie “stessa spiaggia, stesso mare”.

E’ solo che poi gli anni passano e quando ci si volta indietro si scopre che si è visto solo quello.

Una paura del viaggio di kafkiana memoria che è metafora delle vite di milioni di persone.

Soprattutto quando si tratta di lavoratori dipendenti, con ritmi di lavoro che scandiscono giorni, settimane e mesi per tutto il corso della vita e, viste le nuove norme sulle pensioni, fin quasi alla fine.

Perciò, io credo che la felicità si possa trovare solo nel momento in cui si abbia il coraggio di strappare i contratti non scritti con i giudizi degli altri, cominciando a fare solo ciò che più ci aggrada, senza preoccuparci delle critiche.

Anche perché bisogna tener presente che i giudizi sono figli dei gruppi di appartenenza e, se dovessimo porre un filosofo in mezzo a una moltitudine di maniscalchi, questi verrebbe deriso e ridicolizzato per i suoi discorsi giudicati saccenti. Ma sarebbe proprio la verità?

Quindi, bisogna infischiarsene dei giudizi, soprattutto perché, nella maggior parte dei casi, a giudicare è chi vive negli schemi e si nutre di stereotipi e che, perciò, non ha la cultura del diverso e delle diversità, né comprende l’unicità di ciascuno e la possibilità che vi siano diversi punti di vista.

Quando arriverà il momento della fine, d’altronde, né le critiche, tanto meno i complimenti per aver ben recitato i copioni imposti, potranno cambiare la situazione o ridarci degli anni per una seconda possibilità.

Pensate a Steve Jobs.

Un uomo ricchissimo e potente, che ha raggiunto l’apice del successo, in grado di poter soddisfare ogni capriccio e di poter invitare a cena qualunque personalità del mondo, ma…

Alla fine, né i suoi soldi, tanto meno il suo potere e la sua influenza planetaria sono stati in grado di sconfiggere la morte, regalandogli un’altra vita.

Si è spento a 56 anni, senza potersi portare neppure un centesimo dell’immensa ricchezza accumulata e chissà con quanti rimpianti lasciati insoddisfatti.

Inoltre, scelte che possono apparire scellerate nell’immediato, anni dopo potrebbero risultare vincenti, mentre chi parte in quarta, non è detto che resti davanti per sempre, negli affari o nella posizione sociale.

E se anche fosse? Cosa cambia?

Cosa cambia se qualcuno guida auto di lusso e tu no?

Cosa cambia se non puoi permetterti abiti firmati o una casa grande quanto un quartiere, né ti interessano cene di gala o vestire in giacca e cravatta ogni giorno.

Cosa cambia se i tuoi ti volevano Ingegnere e tu hai scelto Medicina o una vita artistica?

Cosa cambia se i tuoi ti vorrebbero affermato professionista e tu desideri, invece, essere un aiuto umanitario per il mondo?

Pensate a Gino Strada, per esempio: vi sembra meno medico di qualche ricco e potente luminare?

A me no, anzi…

Tutti noi conosciamo le rispettive date di nascita, ma nessuno può sapere quando arriverà la fine; l’unica cosa di cui siamo certi è che abbiamo una sola possibilità per vivere la nostra vita e percorrere il nostro viaggio.

Viviamola inseguendo i nostri orizzonti.

Non quelli di altri.

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