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COME POSIZIONARE UN BLOG SU GOOGLE

Come posizionare un blog su Google

Oggi, nell’era dei Social, avere un blog è diventato indispensabile, almeno per chi abbia qualcosa da dire che esuli dalle quattro righe sviscerabili in un post su Facebook; il blog è il nuovo curriculum vitae, più veritiero ed esaustivo di quello classico, ma, per posizionare un blog su Google, si ricorre a tecniche SEO e ad altri stratagemmi. Ma siamo sicuri funzionino davvero? Come posizionare un blog su Google?

di Pasquale Di Matteo

Oggi, grazie agli strumenti messi a disposizione dal Web, è facilissimo creare un blog, sia che si necessiti di un contenitore personale, in cui depositare le foto e le impressioni delle gite domenicali, sia che si voglia insegnare come dipingere o che si abbia il desiderio di dare vita a un vero e proprio magazine.

Per chi avesse un’azienda, poi, il blog è il futuro del marketing, in qualunque settore, che si producano pannolini, brioche, o macchinari a controllo numerico, e farà la differenza tra quelle realtà che resteranno legate al vecchio sito, fatto di foto e informazioni impersonali scritte da tecnici, e chi avrà l’acume di capire che i clienti, soprattutto quelli dall’estero, sono ingolositi da articoli sempre nuovi, freschi, da video esplicativi, da blog che rendano tangibile la vitalità di una realtà imprenditoriale.

Tuttavia, è assai diffusa la convinzione che il blog sia una macchina fabbrica soldi  e, ancor di più, che sia sufficiente postare una decina di fotografie o scrivere qualche articoletto per vedere lauti guadagni.

Niente di più falso.

Chi parte con le ali spiegate dall’entusiasmo di questi falsi presupposti, generalmente, abbandona il blog dopo qualche settimana, oppure finisce con lo spendere una marea di soldi in corsi che promettono di scalare immediatamente le pagine di Google, generando una mole di traffico elevata, indispensabile per poter ricavare qualche soldo dalle pubblicità.

Sicuramente, ci sono libri, e anche qualche corso, validi su come creare un blog, su quale piattaforma preferire, in base alla tipologia del brand che si vuole rappresentare, persino sulla SEO, lo stile di scrittura con il quale i motori di ricerca verrebbero “aggirati”, facendo balzare un articolo di basso livello sopra quelli scritti da testate maggiormente accreditate, ma, dopo aver studiato una decina di questi libri e assistito a qualche lezione gratuita su Youtube, sono giunto alla conclusione che, in realtà, si tratti di un marasma di banalità e di concetti tutt’altro che supportati dai fatti.

Teorie che non danno alcuna marcia in più per posizionare il vostro blog in Google, ma che aiutano certamente il posizionamento di quelli dei guru in questione.

Perciò, ho ragionato al contrario.

In primo luogo, ho considerato il fatto che, tra i blog più famosi, ci sono esclusivamente contenitori mediatici creati da chi era già famoso, come Beppe Grillo, per intenderci, o da chi ha creato il suo blog parecchi anni fa, come il bravo Salvatore Aranzulla e che, quindi, ha scalato le classifiche del posizionamento di Google in anni di gavetta.

In seconda analisi, mi sono chiesto: ma se tutti cerchiamo le stesse parole chiave, utilizziamo le medesime strategie di scrittura e di stile, chi finisce in prima pagina su Google?

Gli articoli scritti ogni giorno sono milioni, decine di milioni, ma in prima pagina ne finiscono non più di una dozzina, quindi, anche solo per mera logica, è impossibile andare tutti in prima pagina, con buon pace del successo di Ligabue di qualche anno fa, Tutti Vogliono Viaggiare in Prima.

La SEO, l’uso degli hashtag, le teorie sui posizionamenti sono meri strumenti di guadagno per chi li propone.

Strumenti con i quali abili mentitori di fumo riescono a scucire soldi ai creduloni del web e a quegli imprenditori che non hanno tempo di attivare un blog, ma che ne hanno colto le potenzialità.

Certo, a distanza di qualche settimana, questi esperti si presentano in azienda e si vantano nel farvi notare, sul loro portatile, che, facendo una breve ricerca su Google, gli articoli relativi all’azienda sono già in prima pagina, sfruttando il fatto che non tutti sappiano, per esempio, che Google conserva sempre le ultime ricerche effettuate, proponendole sempre all’inizio.

Bisognerebbe andare in incognito e solo dopo porre a Google le medesime domande, meglio ancora, se fatte da un computer che non abbia niente a che vedere né con l’azienda, tanto meno con l’esperto.

Perciò, quando ho creato il mio blog, meno di un anno fa, ho deciso di prendere in prestito solo ciò che mi sembrava sensato delle tecniche SEO, puntando su altri aspetti che avevo notato emergere dai blog di successo con un tema più simile al mio, ovvero la lunghezza degli articoli, la qualità dei contenuti e la capacità di insegnare qualcosa.

Andando contro i mantra proposti dagli esperti, che considerano morti i blog multitematici e più ricercati quelli con un unico tema specifico, sono rimasto nel mezzo, puntando esclusivamente su quelle che sono le mie passioni e le mie conoscenze, cioè, sulla Musica, sull’Attualità, sulla Storia e sulle visite ai borghi italiani.

Come per magia, il nuovo algoritmo di Facebook penalizza molto le pagine, a favore delle bacheche personali, soprattutto le pagine e i post monotematici.

I miei articoli non sono mai brevi, un po’ perché un buon articolo non può sviscerare un buon contenuto in poche righe, un po’ perché Google penalizza fortemente gli articoli corti, proprio in virtù del fatto che, nella maggior parte dei casi, si tratta di scritti di scarso valore informativo e, ovviamente, non analitici.

Ho puntato, dunque, sullo studio costante e sulle fonti, sempre numerose e accreditate, anche quando si stratta di proporre opinioni fuori dal coro.

Inoltre, ho dato particolare attenzione alle immagini, soprattutto dopo essermi reso conto che una buona foto, modificata e personalizzata, rendeva molto di più, sullo stesso articolo, in termini di posizionamento.

Da non sottovalutare è anche la capacità di pubblicare frequentemente, perché gli iscritti, e soprattutto Google, odiano i blog che restano fermi per settimane.

Attenzione, però, a non fare l’errore peggiore di pubblicare più di un paio di articoli al giorno. Google vi considererà come il due di picche e gli affezionati vi tratteranno come spam.

Ogni articolo che scrivo, mai meno di uno a settimana e mai più di sette, viene postato sui maggiori Social e, senza spendere più di 30 euro al mese per sponsorizzare sui Social i miei scritti, il mio blog può già contare su un traffico generato dalle ricerche su Google in costante aumento, con alcuni articoli già in prima pagina e una decina intorno alla terza.

E con il traffico in entrata, sono arrivate anche le prime proposte di collaborazione.

Naturalmente, parlo di numeri ancora modesti, ma che testimoniano la bontà della mia scelta di andare controcorrente e di puntare esclusivamente sul massimo della qualità possibile di contenuti e stile e su alcuni temi che caratterizzano la società, in un marasma di blog monotematici e dagli articoli che non vanno oltre le dieci righe.

E’ implicito il fatto che, se potessi spendere migliaia di euro in sponsorizzazioni, sarei in prima pagina sui motori di ricerca con ogni mio articolo, ma si tratterebbe sostanzialmente di dopare il blog.

Invece, avendo pazienza, e la costanza di lavorare con indefessa volontà, supportato dalla passione, i risultati arrivano.

Perciò, se siete certi di poter dire qualcosa di più di quanto si possa edulcorare sul vostro profilo Facebook in una manciata di righe, e avete la consapevolezza che un blog sia il miglior curriculum che potreste mai mostrare agli altri, dovete partire con la certezza che, almeno per i primi due anni, non guadagnerete niente.

Il blog sarà soltanto un grandissimo dispendio di energie, di tempo, di ricerca e di studio, che spesso metterà a dura prova la vostra reale volontà, tuttavia, se non partite con l’idea di diventare milionari dopo qualche foto o per aver scritto qualche baggianata, usando le tecniche dei guru della SEO, comincerete senza dubbio con il piede giusto.

Non fate caso alle risatine di amici e parenti e non dannatevi troppo l’anima se, soprattutto tra loro e nel vostro territorio, incontrerete più nemici che amici, fa parte del gioco, perché vi capiterà di invadere il campo di qualche professionista, o presunto tale, ma soltanto il tempo stabilirà chi lo è per davvero e chi, invece, solo sulla carta.

Ridevano in tanti anche con Beppe Grillo e con Salvatore Aranzulla, poi hanno smesso.

Ricordate, d’altronde, che i centometristi sono dei fulmini, ma non finiranno mai una maratona.

Se ti è piaciuto questo articolo, leggi anche Cosa cambia con il nuovo algoritmo di Facebook, cliccando qui.

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