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COME MAI NON SI RISPETTANO GLI INSEGNANTI

Come mai non si rispettano gli insegnanti

Da bambini, fino agli anni novanta del secolo scorso, era consuetudine levarsi in piedi quando entrava un insegnante, alzare la mano per intervenire in classe e rispettare maestri e professori. Si trattava della normalità, della semplice educazione, mentre ora, la deriva culturale della nostra società ha ribaltato questi punti fermi, sovvertendo i valori di un tempo con i nuovi modelli di figli infallibili e degli eroi della società consumista.

di Pasquale Di Matteo

Mi ricordo che quando ero un bambino, tutte le mattine ci si alzava in piedi per salutare l’ingresso della maestra, così come si faceva alle scuole medie e alle superiori ogni qualvolta entrasse un insegnante.

Una dimostrazione di rispetto e di etica che non aveva neppure bisogno di spiegazioni, poiché era chiaro il ruolo dell’insegnante, non solo quello di sapere da cui attingere e imparare, ma anche di figura di spicco nella società.

Ricordo che mio nonno, analfabeta e con una cultura molto ristretta, incapace di andare oltre il suo vivere quotidiano, nutriva un profondo rispetto per le maestre, per i professori, per gli insegnanti, perché riconosceva che la cultura fosse una ricchezza infinita, una virtù senza eguali, poiché capace di plasmare le persone e di costruire il futuro, nonché di comprendere meglio e con più puntualità le dinamiche della vita.

Bisogna avere rispetto di chi ha la penna in mano”, ripeteva.

Tuttavia, oggi assistiamo a una deriva culturale sempre più disarmante che porta molti giovani a disprezzare gli insegnanti,  a denigrarli.

Eppure, non sono convinto sia soltanto un problema di educazione, di regole e di norme, e nemmeno ritengo responsabile l’ignoranza.

Mio nonno era profondamente ignorante, ma nutriva rispetto per gli insegnanti, e, come lui, la stragrande maggioranza degli adulti di un tempo si comportava con tutti gli ossequi nei confronti della figura del maestro.

E, se da un lato è innegabile che molte famiglie siano oltremodo permissive e patologicamente sulla difensiva nei confronti dei figli, ciò non è per forza motivo di mancanza di educazione e di rispetto.

Innanzitutto, bisogna precisare che alcuni insegnanti non hanno il polso della classe e non riescono a instaurare alcun tipo di rapporto con gli allievi, al di là della maleducazione e della mancanza di rispetto, e lo dimostra il fatto che, all’interno dello stesso istituto, gli adolescenti protagonisti di episodi da denuncia nei confronti di alcuni professori non ipotizzerebbero nemmeno analoghi comportamenti con altri insegnanti più capaci di farsi rispettare, perché ne avrebbero paura.

Fatta questa dovuta precisazione, bisogna comprendere che il fenomeno della mancanza di rispetto nei confronti della figura dell’insegnante è culturale.

A differenza di un tempo, infatti, l’insegnante non è più “invidiato” per la sua cultura, per la sua saggezza, per il ruolo di dispensatore di sapere, perché il suo posto è stato preso dal leader carismatico di un partito politico, dall’imprenditore di successo, dalla modella famosa, dall’opinionista da talk show il sabato pomeriggio in TV, dall’influencer con i followers acquistati sul web o aumentati di numero con i robot virtuali.

Fin con le pubblicità durante i minuti della colazione, le persone sono indottrinate a perseguire il modello di famiglia perfetta, dove tutti sono felici di andare a scuola e al lavoro, dove i genitori sono sempre ben vestiti, quindi non lavorano in fabbrica, eppure, al tempo stesso, dai TG ai programmi di intrattenimento, fino alla carta stampata, tutti i media insomma contribuiscono a magnificare la virtù del produrre cose, oggetti in grande serie per il bene del pianeta e di tutti.

La circostanza è talmente stereotipata che, quando conosci qualcuno e affermi di essere uno scrittore, un pittore, un poeta.., è facile disegnare un sorriso sul volto dell’interlocutore e sentirsi rispondere: « No, sul serio… Che mestiere fai? ».

La società consumista, d’altronde, è legata all’idea di stipendio, di soldi che entrano ogni mese, di ruoli che identifichino l’individuo dandogli una dimensione precisa: l’operario che produce, sai che non è un medico; l’impiegato non è un parrucchiere e così via…

Ma lo scrittore? Il poeta? Il pittore?

Quale ruolo interpretano e quale stipendio percepiscono?

Queste figure possono spaziare in varie dimensioni, perciò la società fatica a immaginarli in ruoli precisi, così come chi vive di stereotipi non è in grado di andare oltre quelli.

Allo stesso modo, l’insegnante non viene visto solo come figura formatrice, ma come un individuo dotato di conoscenze elevate che gli consentono di spaziare in vari campi senza mancare di competenza.

Cosa difficile, o comunque non scontata, per imprenditori, opinionisti e influencer vari, che sono i nuovi eroi, ma la cui immagine è costruita semplicemente sul successo, sul permettersi cose perché materialmente ricchi.

E in una società in cui si esaltano queste figure di “professionisti” capaci di far soldi, il ruolo dell’insegnante, che non produce nulla, e nemmeno riesce ad arricchirsi con la sua professione, è visto come un individuo di seconda fascia, un fallito, tanto che si sprecano detti idioti del tipo “chi sa fa, chi non sa insegna”.

Una valanga di idiozie stereotipate che diventano leggi non scritte e che vengono assimilate dai più giovani, per i quali gli insegnanti non sono all’altezza del babbo imprenditore, della mamma medico o dello zio professionista.

L’insegnante, d’altronde, non può permettersi auto di lusso, né abiti firmati, perciò, agli occhi dei figli della società del consumo, gli insegnanti non possono non risultare dei falliti.

E cosa potrà mai insegnare un maestro fallito se non, eventualmente, mettere in luce le idiozie e l’ignoranza di certe figure che spogliate della ricchezza materiale e dell’immagine resterebbero degli ebeti belanti contro la cultura?

Quindi, la mancanza di rispetto nei confronti degli insegnanti non parte dall’educazione, né dall’ignoranza, e nemmeno è solo colpa dell’incapacità di alcuni professionisti della Scuola di farsi rispettare, ma è frutto della perniciosa deriva culturale della società di oggi, che eleva a modelli da seguire personaggi che non hanno nulla da insegnare, ma possono farsi scudo con le uniche due cose che contano oggi: l’immagine e il denaro.

I nuovi eroi, d’altronde sono l’unica cosa che conta per la gran parte dei genitori, che oggi non difendono più la santità dei figli solo in età scolare, ma arrivano a difenderli a spada tratta persino da adulti, rielaborando avvenimenti in cui i santi figli si sono macchiati di atti poco decorosi, pur di continuare a glorificarli, per non intaccare la loro falsa immagine, o quella che hanno di loro nella testa.

Perciò, il ruolo dell’insegnante non può essere difeso armando i maestri, né facendo intervenire polizia ed esercito, bensì avendo il coraggio di capire una volta per tutte che la società capitalista che spinge al consumo non è soltanto antidemocratica e repressiva delle classi sociali più deboli, ma anche esaltatrice di soggetti per lo più insignificanti se privati dei loro beni materiali.

Solo ristabilendo la superiorità della cultura e del sapere sul materialismo e sull’idiozia dell’immagine a tutti i costi gli insegnanti torneranno a occupare il posto che meritano, trovando nuovamente il rispetto dell’intera società.

Ma non mi illudo, poiché capisco che una società in cui i vertici sono occupati da chi insegue immagine e ricchezze non sarà mai in grado di cogliere questo aspetto fondamentale.

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