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COME GESTIRE LE RELAZIONI SUI SOCIAL

Come gestire le relazioni sui Social

Durante gli ultimi anni, i Social sono diventati parte integrante di ciascuno di noi: c’è chi non vede l’ora di aggredire l’avversario politico, chi è sempre pronto a postare il selfie nelle situazioni più disparate e chi è ossessionato dai commenti. Ma c’è un modo per gestire pacificamente le relazioni, pur virtuali che siano?

di Pasquale Di Matteo

I social, volenti o nolenti, sono oggi un luogo d’incontro in cui socializzare, disquisire e litigare, come in qualunque compagnia.

La differenza è che, dietro a una tastiera, senza gli occhi dell’altro fissi nei tuoi, tutti diventiamo dei Rambo alla riscossa, timorosi di niente e di nessuno, capaci di dire la propria in qualunque frangente.

Così, gli allenatori, i tecnici in ogni settore e i politici che prima si radunavano al bar, ora lo fanno sui Social.

C’è forse qualcosa di male?

Assolutamente no, a parte per qualche frustrato che ha problemi più gravi della coscienza di sé nel mondo, tuttavia, sarebbe opportuno avere una linea di comportamento normale, mantenendo lo stesso stile e la stessa educazione sia nella vita reale sia in Facebook.

Se si nota un post con il quale si è in disaccordo, è lecito commentare in maniera negativa, magari adducendo anche le motivazioni che ci spingono a pensarla diversamente, ma utilizzare toni di scherno, aggressivi o, peggio, offensivi, non è mai cosa opportuna.

In primo luogo, bisogna capire che un commento negativo pone già di per sé l’interlocutore in una posizione di difesa, se poi i toni sono sbagliati, è chiaro che la relazione ne venga compromessa.

In second’analisi, bisogna ricordarsi che il diario di un amico è come la sua casa e tutte le persone educate, prima d’entrare in casa d’altri, suonano al campanello e chiedono permesso, mentre si puliscono le scarpe sullo zerbino.

Entrereste mai in casa di uno sconosciuto sfondando la porta, all’improvviso, gridando che la pasta che sta mangiando è troppo ricca di condimento, continuando a ribattere la vostra a ogni difesa del malcapitato, da voi definito ignorante, sbeffeggiato, ridicolizzato e offeso, perché magari voi siete dei nutrizionisti?

Lo so, la scena è ridicola, però è quanto avviene ogni giorno sui Social, soprattutto su Facebook.

Dopo che un commento è stato posto e si è avuta anche una risposta, è senz’altro lecito ribattere, sempre con toni educati e rispettosi della bacheca d’altri in cui, non dobbiamo dimenticarlo, siamo ospiti, ma se le nostre idee continuano a collidere con quelle dell’interlocutore, che senso ha continuare a controbattere?

Nella vita reale, nella maggior parte dei casi, nessuno terrebbe mai un comportamento così radicale e poco rispettoso delle idee altrui, a parte i facinorosi per natura, allora perché farlo su Facebook?

Perché al riparo dello schermo di un computer non si corre il rischio di spostare la conversazione su un piano più pericoloso e anche chi nel quotidiano della vita reale si squaglierebbe come ghiaccio al sole si trasforma in Rambo.

Allora, via con fiumi di parole ed elucubrazioni elaborate, con infiniti link allegati che riportano ad articoli e video che supportano le proprie tesi, nonché a continue domande mirate a portare l’interlocutore sul proprio campo di battaglia, a farlo salire sul ring.

Ma paga un atteggiamento così?

Già nella vita reale, essere così invasivi nei confronti di una persona, se da un lato rischierebbe di farci rimediare qualche pugno, al più potrebbe far colpo su una donna con  più curve che cervello, allontanando le altre o sul figo tutto muscoli e tatuaggi.

E su Facebook?

Beh, tale comportamento sviscerato sul più noto tra i Social è senza dubbio indice di una persona con problemi di autostima; cercare a ogni costo di avere ragione non è solo evidente mancanza di cultura democratica e di una educazione orientata al dispotismo, ma è lo sfogo di un disagio più profondo, che spesso il soggetto non è in grado neppure di cogliere.

Ma esiste e si declina in ogni commento fiume, in ogni domandina carica di veleno, in ogni silenzio chiuso nel cassetto per lasciare il campo ad altri commenti, sempre più aggressivi, sempre più offensivi, sempre più rancorosi e belligeranti.

Perché, in fondo, lo scopo recondito di tale comportamento è proprio quello di essere colpiti, un disperato bisogno che qualcuno prenda a calci la paura, la sensazione di non essere mai all’altezza e di dover sempre dimostrare di essere almeno sullo stesso piano degli altri.

Perciò, non è vero che i gradassi di Facebook sono solo ignoranti maleducati, per diversi motivi: in primo luogo ci sono persone con conoscenze anche elevate che scaricano bile in milioni di frasi chilometriche, in second’analisi, molti degli atteggiamenti maleducati e/o inopportuni denotano l’ansia di non poter soccombere.

Per molte persone, lasciar perdere risulta una dimostrazione di debolezza, di inferiorità nei confronti dell’interlocutore, quindi si ricorre alle solite frasette da “rottura di guardia”, tipo: “ti faccio il disegnino, così capisci..; ti faccio lo schemino, in modo che tu possa capire..; eppure il concetto non mi sembra tanto difficile…”

Modus operandi che, nel momento in cui dovessi essere esasperato e volessi trasferire a tua volta sui personaggi in questione, ecco che si dimostrerebbero offesi, a dimostrazione della bontà di quanto sopra.

Come gestire le relazioni sui Social, dunque?

Al di là dei rancorosi e dei frustrati, sempre alla ricerca di approvazione dagli altri, esistono poi quelli che non hanno alcuna capacità empatica.

Perché questa persona ha scritto questa cosa? Perché la pensa così? Sono domande difficili da porsi.

Molti utenti partono immediatamente all’attacco, gestendo la situazione a seconda della collocazione dell’interlocutore: se si tratta di uno che in genere la pensa come me, mi comporterò con tatto, al contrario userò le solite… “Ignorante.., stupido.., ecc.”.

Tale atteggiamento non fa altro che accentuare i gruppi di appartenenza, le differenze con gli altri utenti, motivo per il quale oggi Facebook, più che a una comunità di persone, somiglia a un campo di battaglia per fazioni in lotta: anti qualcosa contro quelli a favore; noi e loro; noi buoni e acculturati, loro brutti, cattivi e ignoranti.

Come gestire le relazioni sui Social, allora?

I Social sono motori di aggregazione e strumenti indispensabili a una collettività che voglia essere davvero democratica, perché sono capaci di dare spazio a chiunque in ogni campo, e proprio per tali ragioni bisognerebbe restare educati e rispettosi dell’altro.

Il problema non è, come sostenuto da qualcuno, la diffusione della tuttologia, anzi, ben venga la propensione ad avere interesse e ad esprimersi su ogni aspetto della vita!

Il problema è come ci si pone nei confronti degli altri e delle differenti idee!

Sostenere che un ministro della Repubblica sbagli a trattare i migranti in una certa maniera è legittimo, ma non quando si manifesta tale pensiero dando degli ignoranti a chi lo difende o postando foto di cartelli che lo vorrebbero morto.

Allo stesso modo, pretendere che il governo affronti il problema dei migranti in maniera più cauta rispetto a quanto fatto finora è sacrosanto, ma perde ogni legittimità nel momento in cui ci si augura la morte di chi sta sui barconi o si dà fuoco a fantocci con le fattezze di esponenti politici che vorrebbero aprire il Paese a tutti.

I Social sono un grandissimo strumento di interazione, di scambi culturali, di idee e… Sì, anche di cose più frivole… Grazie al cielo la vita ci riserva anche cose più divertenti!

Tuttavia, consiglio a chi sente sempre l’esigenza di ribattere a ogni risposta, a ogni post, a ogni idea contraria alle proprie, di porsi qualche domanda su se stesso, provando a prendersi meno sul serio, magari facendosi aiutare da un bravo psicologo.

Se non si è capace di bussare e di chiedere permesso, prima di entrare in casa d’altri, è evidente che sussistano diversi problemi.

Risolvendo quelli, i Social saranno una risorsa indiscutibilmente positiva del futuro.

In caso contrario, l’ansia, la rabbia, le frustrazioni e la demonizzazione dell’altro continueranno a scaricare sempre più bile in fiumi di parole, che un giorno si evolveranno in qualcosa di peggio, dividendo, ostacolando, disintegrando.

Come gestire le relazioni sui Social, infine?

Le regole da seguire per gestire al meglio le relazioni sui Social, in fondo, per le persone educate e quotidianamente prive di ogni qualsivoglia segno di problema di natura psichica sono poche e semplici: basta bussare e chiedere permesso prima di scrivere un commento, che può essere anche deciso e forte, ma mai offensivo.

Se ritenuto opportuno, si può anche replicare a una risposta, senza mai abbandonare stile ed educazione, ma è buona prassi lasciare la discussione quando lo scambio di idee non è più uno scambio, ma si trasforma in una prova di forza su posizioni opposte.

Facebook non è un ring e chi cerca di vincere, alla fine, imponendo la propria ragione presenta anche la sua fragilità emotiva, nonché relazionale.

Se un post di un amico vi sembra lontano anni luce dal vostro pensiero, la cosa più saggia imporrebbe di far finta di nulla. Ricordate che il fatto che voi vi sentiate lontani anni luce da quel pensiero significa che anche quell’interlocutore si senta allo stesso modo nei vostri confronti.

Se proprio non riuscite a fare a meno di lasciare un commento, utilizzate la tecnica degli esperti di Comunicazione, ovvero, evitate come la peste di congiungere le frasi con “ma, però, tuttavia…” e provate a sostituirle con “e, perciò, quindi…”.

Risulta più difficile e proprio per questo motivo forse sarebbe il caso di evitare il commento o la risposta.

Qualcuno vi ha lasciato un commento che giudicate offensivo o anche solo fuori luogo?

Se non riuscite a fare spallucce, rispondete con calma, utilizzando uno stile sarcastico ma mai offensivo, se non velatamente (se state rispondendo a un insulto, avete tutto il diritto di difendervi, ma farlo con stile vi lascerà sempre su un piano più elevato di quello dell’interlocutore. Egli non lo capirà, ma altri sì.).

Infine, la regola più importante: avere sempre la mente aperta e l’onestà intellettuale di ricordare che persino le guerre hanno una storia non proprio identica a quella che ci è stata tramandata, perché i racconti degli sconfitti vengono sempre ritenuti di scarso valore.

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