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COME ANDRANNO LE ELEZIONI DEL 4 MARZO

Come andranno le elezioni del 4 marzo

Tra promesse surreali, leader che giuravano di abbandonare la politica e che, invece, chiedono ancora voti per non staccarsi dalla sedia del potere, e condannati che si presentano come baluardo della legalità, il 4 marzo prossimo si vota.  Su eventiarmonici.com ci chiediamo come potrebbe andare.

di Pasquale Di Matteo

Il 4 marzo si vota.

Si vota in un clima surreale di promesse fatte da chi ha già governato, facendo il contrario di quanto ora promette, di condannati e interdetti dal ricoprire cariche istituzionali che si presentano come l’unica alternativa credibile per riportare la legalità in Italia, di leader, o presunti tali, che smentiscono persino se stessi per restare al passo delle richieste dell’opinione pubblica, di dati Istat che, come in ogni periodo che precede un’elezione, dicono che il Paese è in ripresa, e di elettori pronti a votare il Movimento Cinque Stelle come gli assetati aspettano l’acqua.

Quindi ci troviamo Berlusconi, che in un Paese con un briciolo di dignità sarebbe già stato archiviato come una delle pagine più tristi della sua Storia, un uomo che si è messo a capo di una coalizione di Centro Destra a un’età in cui sarebbe preferibile dedicarsi a fare il nonno, a testimonianza del fatto che, forse, in quell’area politica non vi sia altro leader capace di attirare consenso.

Non stupisce che il tema predominante nella sua campagna, di uno che preferisce dare del tu a mafiosi come Dell’Utri, sia mettere in guardia gli elettori (ovviamente i suoi) dal pericolo rappresentato dai 5Stelle, che vorrebbero portare in Parlamento molti Magistrati, verso cui l’ex Cavaliere nutre un’ovvia idiosincrasia.

Inoltre, quella del Centro Destra, più che a una coalizione, somiglia a un’accozzaglia di partiti e partitini con idee diverse messisi insieme solo per sfruttare i tecnicismi di una legge elettorale pessima e che, molto probabilmente, di qui a un paio d’anni scopriremo essere incostituzionale più di quella che doveva sostituire.

La Lega vuole cancellare la legge Fornero, Forza Italia non ci pensa proprio; Salvini è euroscettico, Berlusconi a favore dell’Europa.

E si tratta solo di alcuni aspetti di aperto contrasto, che denotano come, una volta eventualmente vinte le elezioni, questa coalizione scoppierebbe in meno di un trimestre.

Quindi, come andranno le elezioni del 4 marzo?

Certamente a Sinistra le cose non vanno meglio.

Il Partito Democratico, che negli ultimi sette anni ha sostenuto e guidato governi dalle politiche di Destra, cancellato diritti dei lavoratori acquisiti, dato vita al precariato perpetuo, tagliato la Sanità e trasformato la Scuola in un’azienda, oggi risulta in picchiata in tutti i sondaggi non di parte, quindi sta cercando di formare una coalizione che gli consenta almeno di salvare il salvabile, ormai consapevole del fatto che una improbabile vittoria potrebbe arrivare solo per disgrazie degli schieramenti antagonisti.

E anche qui, personaggi inquietanti non mancano, a cominciare da Renzi e Boschi, che, dimentichi di aver promesso in ogni intervista rilasciata a favore del Referendum costituzionale del 2016 di abbandonare la politica in caso di sconfitta, non solo sono ancora alla ricerca di voti, saldamente avvinghiati alla sedia, ma hanno continuato imperterriti ad aiutare amici e parenti sfruttando le rispettive posizioni di privilegio, così come appare nelle ultime intercettazioni a carico di De Benedetti e dalle testimonianze di Vegas e Ghizzoni in merito alle interferenze dell’On. Maria Elena Boschi nella vicenda di Banca Etruria.

In campagna elettorale, Renzi è arrivato a promettere la cancellazione del Canone Rai, quando non più tardi di un paio d’anni fa lo ha voluto inserire nella bolletta dell’energia elettrica perché tutti dovevano pagarlo.

Ma se Renzi, viste le continue promesse non mantenute, è poco credibile, non mancano altri candidati improbabili nei partitini dell’alleanza di Centro Sinistra, a cominciare dal Ministro della Salute, l’On Beatrice Lorenzin, una politica che ha già cambiato casacca così tante volte, spaziando da Destra a Sinistra, che sembra in Parlamento da almeno trent’anni e che è riuscita a replicare in più di un’occasione in TV la sconcertante bugia secondo la quale nella sola Londra, in un solo anno, sarebbero morti più di duecento bambini a causa del morbillo, cosa assolutamente falsa,  come verificabile dai dati dello stesso sito web del Ministero della Salute britannico, che citava, invece, un solo decesso e non dovuto esclusivamente alla malattia esantematica in oggetto.

Con una tale manifesta incapacità, in un Paese almeno normale le dimissioni sarebbero state un passaggio inevitabile, ma siamo in Italia e qui i bugiardi sembrano godere di un enorme fascino. (Per approfondimenti sui bugiardi, leggi anche qui).

Il tutto con la compiacenza allarmante di gran parte della carta stampata e della Tv, figlia di un servilismo al potere che ci vede, infatti, al 77° posto nel mondo quanto a libertà d’informazione.

E cosa dire del Presidente del Senato, Pietro Grasso, che un tempo elogiava Berlusconi per la sua lotta alla Mafia e oggi si stacca dal PD, per intercettare parte dei voti degli elettori scontenti dell’operato del Renzismo, ma in alcune regioni correrà insieme al partito che accusa di incongruenza e di politiche errate?

Non mancano, tuttavia, spunti interessanti di Grasso, come l’idea di abolire le tasse universitarie, una legge finalmente in linea con il diritto allo Studio sancito dalla Costituzione e che, a differenza di quanto affermato da chi erroneamente parla di favore ai più ricchi, darebbe invece finalmente la possibilità a molti “quasi poveri” che l’indice ISEE non vede come tali, per calcoli assurdi e illogici, di continuare gli studi dopo il diploma, mentre i veri ricchi risultano spesso nullatenenti e solo in percentuali minori si iscrivono alle Università statali, preferendo Istituti privati.

Perciò, non stupisce che una forza nuova come il Movimento cinque Stelle, affacciatasi alla politica solo pochi anni fa, sembri destinata a essere il partito più votato alle prossime Politiche.

Il consenso del Movimento Cinque Stelle nasce dalla protesta contro le politiche degli ultimi governi, contro la credibilità ridicola dei leader degli schieramenti tradizionali, ma anche perché si presenta con un’idea nuova di politica, fatta di trasparenza, legalità e vicinanza vera ai cittadini.

I Parlamentari del Movimento, in questi anni, si sono battuti in Parlamento per approvare una legge che obbligasse tutti i partiti a candidare solo persone con fedina penale pulita, ma, a tutt’oggi, sono l’unico schieramento che, liberamente, pretende che i propri candidati non abbiano ricevuto condanne.

Sono anche gli unici Parlamentari ad aver restituito gran parte dello stipendio al popolo, attraverso donazioni, e il movimento ha sempre destinato alla popolazione anche i rimborsi elettorali.

Non ci si può meravigliare, quindi, che Berlusconi, Renzi, Boschi e company risultino meno credibili e appetibili di un Di Battista o di un Di Maio.

Tuttavia, il Movimento Cinque Stelle nasconde alcune insidie.

In primo luogo, presentarsi come il partito degli incensurati, dei casti e puri, presuppone una grande responsabilità; nell’immaginario collettivo, oggi si pensa che a rubare, a essere disonesti siano i partiti, come se questi fossero dotati di vita propria.

I partiti, invece, sono agglomerati di persone e queste ultime possono essere perbene, oneste o delinquere a prescindere dal colore o dalla tessera di un partito.

Sia il Centro Destra che il Centro Sinistra hanno governato e i loro esponenti hanno rivestito incarichi istituzionali e sono entrati nelle stanze del potere, potendo utilizzare il proprio privilegio per scopi personali.

Malgrado ciò, conosco persone con la tessera della Lega, del PD e di Forza Italia sulle quali metterei mani e testa sul fuoco a garanzia delle loro integrità morale e correttezza.

Gli esponenti di Di Maio, invece, non hanno ancora avuto modo di dimostrare con i fatti la loro immacolata condotta, sebbene gradirei dare loro un’opportunità, nella speranza che potessero confermarla.

Ma la cosa che mi spaventa di più del Movimento Cinque Stelle è che quella parte di elettorato generato dalla protesta è composto da individui di diverse estrazioni: si va da chi ha idee nazionaliste a chi rasenta il leninismo. Perciò, una volta giunti al governo, sia attraverso una maggioranza assoluta, sia in alleanza con qualche altro gruppo politico, inevitabilmente l’operato del nuovo esecutivo genererebbe mal di pancia in alcuni elettori.

Già oggi ci sono malumori per la scelta di far partecipare alle Parlamentarie del movimento i non iscritti, figuriamoci quando ci saranno provvedimenti a favore di chi ha idee di estrema sinistra o viceversa.

Senza contare il fatto che, quando si genera un’aspettativa molto alta, è difficile governare, stretti dai doveri istituzionali, da contratti e impegni già assunti da chi ha guidato il Paese in passato, dalle promesse fatte in campagna elettorale e da una base di voti forse troppo eterogenea e diversa.

In campagna elettorale, con le parole, puoi uscire dall’Euro, rientrarvi, cancellare trattati e stracciare la Fornero in 5 secondi; nella realtà, le cose sono un po’ più complesse e se non hai una base elettorale solida, rischi grosso.

Soprattutto quando hai a che fare con molti individui che neppure sono disposti ad analisi critiche senza rispondere con amenità, volgarità o cancellandoti l’amicizia sui Social, probabilmente impossibilitati a convivere con opinioni diverse dalle proprie.

A differenza del Partito Democratico, che rielegge Segretario un individuo che solo poche settimane prima giurava di ritirarsi dalla politica in caso di fallimento al Referendum, o di Forza Italia, che accetta un condannato come leader, il Movimento Cinque Stelle non dispone di un elettorato a tal punto fidelizzato da risultare tifo calcistico e nemmeno può contare su fasce di Paese che votano per alcuni partiti tradizionali proprio per difendere i propri affari e i privilegi maturati da determinate politiche, quindi molti voti si disperderebbero dopo pochi provvedimenti emanati o punti programmatici disattesi.

Inoltre, lanciare il messaggio che governare sia semplice e che chi lo ha fatto finora ha badato esclusivamente ai propri interessi senza fare nulla di buono è sbagliato, innanzitutto perché potrebbe essere un boomerang una volta seduti nelle stanze del potere, in secondo luogo perché non è del tutto vero.

Infatti, benché non sia un difensore del Partito Democratico, non andrebbe dimenticato l’operato del Ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, la cui buona opera è stata recentemente premiata in Francia con la consegna della Legione d’Onore e che ha ispirato alcune politiche a favore dei giovani del neonato governo transalpino.

Un politico, Franceschini, che dimostra che il buono e il marcio possono convivere in ogni partito e in ogni movimento.

Inoltre, se da un lato sono indiscutibili alcune azioni di governo tutt’altro che limpide degli ultimi esecutivi, da Berlusconi a Gentiloni, fatte di leggi a favore delle classi più ricche del Paese, di favori ai potenti, ai familiari e a se stessi, e neanche si può dimenticare la sudditanza all’Unione Europea che ha prodotto accordi più che discutibili, bisogna altresì ricordare che in questi anni non abbiamo avuto Alcide De Gasperi o Aldo Moro al governo.

Di Berlusconi e Renzi l’Europa ha fatto caricature non tanto per la loro estrazione politica, ma per la loro inconsistenza, il cui unico interesse reale è sembrato quello di essere delle prime donne.

Quindi, come andranno le elezioni del 4 marzo?

Il problema, e mi auguro di essere presto smentito, è che non mi pare che tra i Cinque Stelle vi sia un politico con lo spessore di Moro, De Gasperi o di Berlinguer.

Quindi, sebbene l’idea di politica dal basso mi piaccia molto e mi ritrovi in gran parte delle idee di Di Battista e Di Maio, non sono ottimista sul futuro dell’Italia, perché se è vero che il Movimento Cinque Stelle assomiglia all’ultima spiaggia, è vero anche che fare opposizione è più facile che governare.

E un fallimento dei pentastellati rischierebbe di portare in futuro l’astensionismo a livelli talmente elevati da ritrovarci con governi non più soltanto delegittimati in quanto espressione di leggi elettorali incostituzionali, come gli ultimi, ma addirittura privi di consenso popolare, mentre le opposizioni avrebbero dalla loro la maggioranza assoluta del Paese, sebbene non coesa e non espressa in voti.

Situazione ideale per chi volesse tentare prese di potere con la forza.

Personalmente, non fosse altro per vero spirito di Democrazia, credo che la possibilità di governare si debba riservare a tutti, anche perché il Paese è di tutti, perciò, mi auguro che si possa finalmente vedere all’opera un governo guidato dal Movimento Cinque Stelle e sostenuto da altri gruppi parlamentari che si rispecchiassero nel suo programma piuttosto che in quelli di chi ha governato finora.

E a chi parla di disastri, ricordo che doveva essere un disastro votare per i Comunisti, schierarsi a favore del NO allo scorso Referendum costituzionale, senza dimenticare la Brexit.

Viene anche da pensare che l’assenza di leader carismatici e politicamente di spessore che caratterizza il presente sia dovuto all’evaporazione dei due poli opposti, Destra e Sinistra, con la quasi totale scomparsa di quest’ultima.

Oggi, tutti i partiti tradizionali rincorrono le Banche, Confindustria, i Mercati e si sono sempre più allontanati da quelle che erano le reali esigenze del popolo, dei più deboli, trasformandosi in meri esecutori dei voleri dei poteri forti, anziché portare avanti programmi elettorali condivisi dalla maggioranza della popolazione.

Non c’è più spazio per chi ha idee a favore delle fasce più deboli della società e le porta avanti con forza, dedizione e coraggio, perché, come sostenuto più volte da vari esponenti del PD, ciò non sarebbe favorevole per un partito che ambisca a governare il Paese, confermando, di fatto, la sudditanza nei confronti dei poteri forti.

Il Movimento Cinque Stelle, invece, pur con molti limiti, ha cercato di intercettare tali esigenze, costruendo una politica per il popolo, politica che inevitabilmente si scontra con gli interessi delle élite a cui guardano i partiti tradizionali, ragione per la quale trovo molto difficile un governo pentastellato, perché non vedo altre forze disposte a non preservare gli attuali privilegi del potere.

Stando ai numeri dei sondaggi, non credo sia possibile la vittoria di una coalizione o di un unico partito in grado di formare un governo con una maggioranza stabile, perciò ritengo assai probabile un esecutivo di larghe intese, magari con Gentiloni alla Presidenza del Consiglio, tenuto in piedi da Centro Destra e Centro Sinistra.

E visto che né dalla Lega, tanto meno da Forza Italia, si sono sentiti cori di sdegno per gli affari loschi tra Renzi e De Benedetti, sembra che questa strada sia già tracciata da tempo.

Come sosteneva Mark Twain, “se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare”.

Con l’augurio che il 4 marzo prossimo la maggioranza degli Italiani possa dimostrare il contrario.

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