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BRUCE LEE, L’EROE DELLA CINA MODERNA

Bruce Lee, l’eroe della Cina moderna

Per tutti gli appassionati di arti marziali che hanno vissuto la giovinezza intorno agli anni ottanta del secolo scorso, Bruce Lee è stato un mito, un eroe che con i sui calci rapidissimi e a suon di pugni ha spinto intere generazioni a impegnarsi per emularne le gesta di immane destrezza.

di Pasquale Di Matteo

Bruce Lee era nato il 27 novembre 1940, nella Chinatown di San Francisco, dove suo padre, Lee Hoi Chuen, attore e cantante d’opera molto famoso in Cina, era in tournée per uno spettacolo teatrale.

La madre di Bruce, Grace Ho, era di origini europee, e la miscela delle differenti culture dei genitori fu importantE per lo sviluppo identitario del giovane Lee.

I coniugi Lee lo registrarono all’anagrafe statunitense con il nome di Bruce, mentre gli diedero il nome cinese Jun Fan, “Colui che torna”, come buon auspicio nei confronti del loro desiderio di non essere più costretti a viaggiare per il mondo, ma di poter restare in Cina stabilmente.

Dai tre mesi di vita, fino ai diciotto anni, Bruce Lee visse, a Hong Kong, un’infanzia e un’adolescenza caratterizzate dalla vivacità del piccolo drago e dalla sua personalità, che lo videro protagonista in frequenti risse, soprattutto con i ragazzi inglesi, che all’epoca erano numerosi nell’ex colonia britannica.

Per calmare il suo carattere, ai genitori fu consigliato di far praticare arti marziali al giovane, in modo da gestirlo attraverso la calma interiore della filosofia da cui attingono le nobili arti cinesi.

Fu così che, non ancora adolescente, Bruce cominciò a praticare Wing Chun, sotto la guida del Maestro Ip Man, considerato il migliore di tutta la Cina del sud.

Durante una rissa tra praticanti di Wing Chun e di Choy Lee Fu, altro stile di Kung Fu cinese*, Lee massacrò uno studente avversario e fu denunciato alle autorità, così i genitori decisero di allontanarlo dalla Cina, anche per non disonorare il nome della famiglia.

Fu spedito negli Stati Uniti, a casa di un amico del padre.

Visse per qualche tempo a Seattle, dove completò gli studi liceali, mentre si manteneva lavorando come cameriere, per poi giungere alla laurea in Filosofia presso la Washington University.

La sua passione per gli studi filosofici e per ogni forma di combattimento lo portarono a sviluppare un proprio stile, che chiamò Jeet Kune Do, “La via del pugno che intercetta”, un metodo che assimilava tutti i principi del Wing Chun e del Kali filippino, che Bruce studiava con l’amico e maestro Dan Inosanto, ma che si apriva a tutte le tecniche di altri stili che si sposavano con gli stessi concetti, dal Brasilian Ju Jitsu, alla boxe occidentale.

Molti movimenti di gamba di Bruce Lee derivavano dallo studio della scherma, grazie al quale Lee colmò le mancanze di studio dell’uso delle gambe nel Wing Chun dovute all’allontanamento repentino dalla Cina, prima ch’egli potesse completare il percorso con Ip Man.

Attraverso la stesura di diversi manuali e all’apertura di alcune scuole, Bruce Lee cominciò a divulgare la sua arte, cosa che gli creò molti problemi con la comunità cinese statunitense, perché i Cinesi non avevano mai insegnato i propri segreti agli stranieri.

Nel 1964, Bruce sposò Linda Emery, conosciuta al college, dalla quale ebbe due figli, Brandon e Shannon.

Grazie alle sue straordinarie vittorie in alcuni tornei di lotta e alle dimostrazioni della sua arte, soprattutto quella durante il campionato internazionale di Karate di Long Beach, del 2 agosto 1964, Bruce Lee fu notato dai produttori di Hollywood, i quali contribuirono a farne un mito.

Infatti, dalla partecipazione alla serie televisiva The Green Hornet, l’immagine di questo Cinese eroe che frantumava tutti gli stereotipi del tempo, che vedevano l’uomo con gli occhi a mandorla sempre un po’ tonto e un po’ simpatico, trasformò Lee in un mito in patria, tanto che i produttori cinesi fecero di tutto per convincerlo a trasferirsi nuovamente a Hong Kong.

Fu così che videro la luce pellicole come “Dalla Cina con furore”, o “L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente”, fino a “I tre dell’Operazione Drago” e “L’ultimo combattimento di Chen”.

In breve tempo, Bruce Lee conquistò il mondo intero e fece conoscere aspetti della Cina che fino ad allora erano rimasti sopiti tra il mito e la leggenda.

Per i produttori Occidentali, i suoi film erano di seconda fascia, ma, al di là dell’aspetto marziale, in tutte le pellicole di Lee, il suo personaggio è un eroe umile, buono, che detesta combattere, ma che non può farne a meno per difendere se stesso e gli altri dai prepotenti, metafora di una società ingiusta contro la quale Bruce Lee si è sempre scagliato, anche nei suoi scritti di natura filosofica.

Sotto il profilo marziale, la sua destrezza era eccezionale, tanto che Chuk Norris, uno che era stato sette volte campione del mondo di Karate e che sarebbe arrivato a indossare il 7° dan, oltre a ottenere la cintura nera 8° dan nel Taekwondo, in un’intervista successiva alla morte di Lee, dichiarò che quando si allenò con lui la prima volta restò allibito dalla sua velocità e dalla potenza dei colpi, « Non avevo mai visto una cosa simile! », affermò.

Grazie a Bruce Lee, ancora oggi l’esercito degli Stati Uniti addestra alcuni reparti speciali, tra i quali FBI e Navy Seals, sulla base dei principi del Wing Chun, tenuto segreto fino all’avvento di questo straordinario eroe cinese.

Bruce Lee scomparve il 20 luglio 1973, all’età di 32 anni.

Fu una morte improvvisa, quanto sospetta.

Pare che Lee si trovasse a casa di Betty Ting Pei, attrice legata sentimentalmente a Lee; dopo aver accusato un forte mal di testa, la donna gli fece assumere una pastiglia di Equagesic, contenente acido acetilsalicilico e meprobamato (aspirina e ansiolitico).

Bruce Lee si coricò e non si svegliò più; l’autopsia evidenziò un edema cerebrale e nient’altro, tanto che la causa ufficiale della morte fu attribuita a una probabile allergia al farmaco che aveva assunto o a una reazione con tracce di cannabis che furono rinvenute dalle analisi.

Tuttavia, sono in molti a sostenere che vi fosse dell’altro, sia per la rapidità con la quale la polizia di Hong Kong liquidò il caso, nel giro di poche settimane, sia per il troppo tempo che Betty Ting Pei fece trascorrere prima di chiamare il pronto soccorso, telefonando dapprima al produttore di Lee, poi al medico di famiglia, lasciando scivolare via ore preziose che avrebbero potuto salvare la vita all’attore.

Non era mistero che Bruce Lee avesse rifiutato di lavorare con produttori legati alla mafia cinese, né che la stessa Betty Ting Pei frequentasse quegli ambienti.

Inoltre, secondo quanto dichiarato dalla stessa Linda Lee e dagli amici cinesi di Bruce, quest’ultimo aveva deciso di riappacificarsi con la moglie, tornando negli Stati Uniti, soprattutto per l’amore che nutriva nei confronti dei figli.

Pare che quando Bruce Lee annunciò che quello che stava girando sarebbe stato il suo ultimo film in Cina, qualcuno sollevò più di un’obiezione.

D’altronde, l’eroe cinese era una macchina da soldi difficilmente sostituibile.

Probabilmente, qualcuno pensò che l’unico modo di far rendere a quelle poche pellicole quanto Lee avrebbe potuto fruttare negli anni fosse eliminarlo.

Congettura o meno, sta di fatto che, dopo la morte di Lee, i suoi film hanno spopolato in ogni angolo della Terra, fruttando ai produttori fiumi di denaro, forse più di quanto l’attore avrebbe mai potuto generare in vita.

A portare la bara, nella cerimonia tenuta a Seattle, furono i suoi più grandi amici, Steve McQueenJames CoburnChuck NorrisDan InosantoTaky KimuraPeter Chin, e il fratello Robert.

Bruce Lee fu un grande artista marziale e un uomo di spettacolo capace di creare un nuovo genere, quello dei film di arti marziali che, tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso, hanno fatto la fortuna di attori e praticanti, come Jean Claude Van Damme, e maestri, come Stevan Seagal, primo Occidentale ad aver avuto l’onore di dirigere una scuola di Aikido in Giappone.

Tuttavia, nel corso degli anni, questo genere ha perso l’attenzione per le ingiustizie della società che, invece, in tutte le pellicole di Lee traspariva fin dalle prime scene, in favore di una spettacolarizzazione che ha reso i film di arti marziali sempre più grotteschi, ai confini con il ridicolo.

Oggi, gli adolescenti che entrano nelle scuole di arti marziali difficilmente sanno chi sia stato Bruce Lee, ma, se in Occidente possiamo studiare anche le arti cinesi, gran parte del merito è di questo uomo esile e minuto che ha saputo essere tanto grande da divenire un mito mondiale.

*Il Kung Fu annovera circa 300 stili principali di lotta, divisi in stili interni ed esterni, dove i primi sono caratterizzati da movimenti rapidi e una geometria del combattimento che predilige la distanza di gomito e lo sviluppo della sensibilità, mentre gli stili esterni si caratterizzano per movimenti ampi e potenti.
Il Wing Chun è uno stile taoista interno.

Leggi anche Perché il Festival della Canzone italiana a Sanremo e i nostri articoli nella Pagina Mistery, sull’11 settembre, sull’omicidio di Lady D e sul caso Rudolf Hess.

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