PASQUALE DI MATTEO E L’INVERNO DEL MONDO

PASQUALE DI MATTEO E L’INVERNO DEL MONDO

Sabato 23 novembre, ha preso il via la Mostra Collettiva intitolata L’INVERNO DEL MONDO, curata dal Critico d’Arte, Pasquale Di Matteo e allestita presso la suggestiva Chie Art Gallery, in Viale Premuda, 27, a mille metri dal Duomo di Milano.

di Vincenza Mei

Fuori piove e la giornata è tipicamente autunnale, mentre all’interno della galleria, Pasquale Di Matteo ci accoglie con il sorriso che accompagna sempre quello che è anche il nostro direttore.

« Di Matteo, vuole parlarci del perché di questa mostra, con un titolo così… Forte? »

Il Critico d’Arte mi invita a osservare la pioggia, che cade battente, quindi mi spiega: « Stiamo andando incontro all’inverno e non soltanto sotto il profilo meteorologico. Viviamo un tempo in cui sembra che il mondo giri al contrario, dove milioni di persone si svegliano ogni mattina per percorrere lo stesso tragitto, prima di giungere in luoghi più o meno insalubri, più o meno fatiscenti, in cui svolgere mansioni ripetitive, sotto la guida di superiori dei quali non si nutre alcuna stima. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, fino alla fine. Il nostro è un mondo in cui la bellezza del vivere e la potenzialità dell’uomo è totalmente soffocata e incanalata esclusivamente nella produzione di oggetti per lo più inutili che il sistema al potere ci induce a desiderare attraverso i media, facendo credere che possedendo una bella auto, un vestito firmato, l’orologio di marca o il gioiello costoso, si diventi migliori e ci si allontani da una condizione di vita che opprime e che depaupera lo spessore culturale di ciascuno. ».

« Perciò, lei pensa che siamo giunti alla fine di tutto? Non esiste alcuna speranza per l’uomo? ».

« Speranza è un termine vuoto senza compagni di viaggio, quali: denuncia, lotta, comprensione e verità! », afferma Di Matteo. « E non ci può essere speranza, per l’uomo, se non ci rivolgiamo ai giovani, ai più giovani, dando loro gli strumenti per comprendere cosa accade e perché… Viviamo un tempo in cui la macchina del progresso è talmente lanciata a folle velocità da bruciare persino il polmone del pianeta, la Foresta Amazzonica, senza che la cosa scuota più di tanto le presunte grandi menti del mondo; viviamo un tempo dove non siamo neppure liberi di scegliere se curarci oppure no, se vaccinarci oppure no, mentre si discute già su come eliminare il denaro contante, una delle pochissime forme di libertà individuali ancora in essere, tanto che l’establishment vorrebbe rendere legali soltanto i pagamenti elettronici, in modo da finanziare in maniera esponenziale le banche e da tracciare ogni spostamento degli individui; in sostanza, si tratta di installare un microchip sottopelle, trasformando gli uomini in automi, in codici a barre. Manca solo la Precrimine, poi sembrerebbe di vivere in un racconto di fantascienza, dove la finzione, purtroppo, è meno cupa e pericolosa della realtà e dove i tentativi di schiavizzare gli uomini da parte di regimi del passato appaiono ben più ridicoli rispetto a quanto in atto ».

Di Matteo parla con trasporto, tanto da lasciar trasparire la passione che mette in ciò che fa e che lo ha condotto a traguardi importanti, diventando l’unico referente per l’Italia di una delle più importanti organizzazioni artistiche del mondo, la giapponese Reijinsha.com, e collaborando con le sedi istituzionali a Roma.

Il clima è informale, visto che ci conosciamo da tempo, e, tra un biscotto e un sorso di cioccolata, gli chiedo: « Lo spaccato che emerge dalla sua analisi è quello di una società senza più valori, che non è neppure capace di comprendere che si sta autoeliminando. E’ corretto? ».

« Assolutamente! Viviamo un tempo in cui gli Stati devono adeguarsi al dio denaro e alla Chiesa della Finanza, con governi obbligati ad amministrare i rispettivi Paesi, tenendo conto dell’agenda dettata da Banche e Finanza, e dei loro ricatti, anziché del volere dei popoli; perciò, ci ritroviamo Stati gestiti come aziende, in uno scompenso umano esasperante e oppressivo, in cui non conta più la morale, ma la calcolatrice e la legge dei numeri. E nessuno si preoccupa di ricordare che, mentre, per un’azienda, i deboli, i disoccupati, i malati e chi ha bisogno di assistenza, sono una voce di spesa inammissibile, da eliminare, al contrario, gli Stati devono farsene carico, in virtù dell’uguaglianza e della dignità umana, concetti che dovrebbero prevalere sempre, su ogni altro. Eppure, viviamo un tempo in cui l’indignazione per questi scempi è labile, marginale, perché le masse sono bombardate da media che propongono eroi circondati di oggetti, come maschere per interpretare ruoli importanti. ».

« Quello dei ruoli e delle maschere è un tema che si ripropone spesso nei suoi eventi; lo considera l’elemento che più di ogni altro caratterizza il nostro tempo? ».

« Sicuramente, uno dei più caratterizzanti. Però, bisogna ricordare che di maschere e di ruoli si parlava anche durante il secolo scorso: come dimenticare, per esempio, Pirandello!? Se dovessimo leggere molti dei suoi scritti senza riconoscerli e senza poterne leggere la firma, potremmo ritenerli attuali. Lo svilimento dell’identità è una costante del mondo industrializzato, dove le masse sono spinte a ragionare per ruoli e a non porsi domande su temi che trascendano il ruolo rivestito, per non causare troppe grane a chi muove i pedoni sulla scacchiera del mondo. Perché ciò si determini, i media assumono importanza fondamentale nel creare sogni, desideri, aspirazioni che non vadano in contrasto con quanto appena affermato. Ed ecco, allora, che gli eroi moderni sono uomini e donne bellissimi, dai fisici statuari, alla guida di auto di lusso, stretti in abiti firmati e con indosso gioielli griffati. E costoro diventano influencer, nuova attività coniata dal nulla proposto dalla società del consumo, in cui le masse non sono altro che schiavi e clienti automi da condizionare affinché continuino a desiderare proprio quel nulla, in modo da alimentare la produzione di oggetti e i lauti guadagni di chi comanda, di chi non aspetta di certo uno stipendio a fine mese per vivere. E, in questo stato di cose, ecco che chi è disposto a rischiare la vita per sfuggire da guerre e carestie, per sfuggire alla fame, viene demonizzato dai media, in modo che le masse non modifichino le loro attività produttive, né smettano di desiderare gli oggetti di cui circondarsi per emulare i nuovi eroi. Il sistema vuole che le masse non siano acculturate, che non si pongano domande, ma che vivano esclusivamente di desideri, perché solo dal desiderio nasce la domanda aggregata. »

« E da chi sarebbe costituito questo sistema? »

Di Matteo sorride, poi mi spiega: « Da chi o da cosa, sarebbe meglio chiedere. Io penso che non esista un grande complotto internazionale, magari orchestrato in una notte buia e tempestosa in mezzo a un bosco da uomini incappucciati o da chissà quale setta al governo del mondo. Quella è roba da thriller… In verità, ritengo che il Capitalismo, che si fonda e si sostiene attraverso il desiderio dell’accumulo di denaro, di preziosi, di oggetti e di status, sia come un’entità che si autodetermina, utilizzando chi si trova ai vertici del potere come mezzo per manifestarsi.  Lo dimostra il fatto che le grandi conquiste sociali del passato sono state ottenute con lotte talvolta dure, ma si sono verificate, perché alcuni uomini ai vertici del potere, ovvero, alcuni Capi di Stato, Ministri, Economisti.., hanno posto la morale a dottrina imperante per trovare soluzioni alle crisi sociali. Il sistema, alimentato da personaggi sempre più agguerriti per giungere al successo, in questi ultimi due decenni, è mutato, soppiantando la Morale con la Legge delle banche, con gli Stati gestiti come aziende. Uno scempio che parte da lontano, dalla DEREGULATION attuata da Reagan, che ha dato al potere finanziario libertà di manovra, senza alcun vincolo da rispettare. Tale inversione culturale non poteva non favorire il proliferare di tesi secondo cui studiare materie umanistiche sia poco intelligente, poiché si tratterebbe di formazioni culturali non in grado di garantire le figure professionali più ricercate dalle imprese… Un concetto che punta a formare persone che siano capacissime nelle mansioni lavorative, ma incapaci di pensare a temi più importanti, a cominciare dai propri diritti sociali. Un dramma culturale che alimenta se stesso perché chi raggiunge i posti di potere è sempre meno disposto a tenere conto della Morale, poiché indottrinato dalla Legge dei Numeri e dall’idea imperante, nel nostro tempo, secondo cui non vi possano essere altre strade… ».

« Perciò, questa collettiva nasce con l’intento di dare spazio ha chi ha la capacità di denunciare la deriva culturale in atto? ».

« Questa collettiva nasce per trattare della deriva sociale in atto, una deriva sociale che l’Arte, come già altre volte in passato, ha la facoltà e il compito di denunciare, provando a proporre soluzioni diverse. Pensiamo ai Surrealisti, agli Espressionisti, ai Dadaisti, agli esponenti del Movimento del Novembergruppe… L’Inverno del Mondo si propone proprio di affrontare i grandi temi del vivere moderno, quali: la crisi di valori; la perdita dell’identità; la deriva autoritaria; la sottrazione di libertà; la depauperazione del pianeta; la paura per svilire diritti; l’idolatria del denaro; la pericolosità del potere dell’immagine; la creazione di nemici per sfavorire le aggregazioni… Perché anche oggi, proprio come Espressionisti, Surrealisti, Dadaisti… L’artista, quando è davvero tale, ha la facoltà di andare oltre l’immagine, oltre le notizie ottriate, sviscerando la verità del nostro tempo. Purtroppo, anche navigando sul Web, vedo troppi eventi aperti a chiunque, senza un tema, senza un numero chiuso, in cui importano soltanto le quote degli iscritti, mentre avremmo bisogno tutti di eventi di serie A, in cui, partendo da un’opera, si possa comprendere le dinamiche del vivere, denunciare ciò che non va e, magari, proporre soluzioni per dare ai nostri figli un futuro. Non uso volutamente l’aggettivo “migliore”, perché, vista la deriva che stiamo vivendo, ritengo che già garantire un futuro sia una vittoria. ».

« Quindi, Pasquale Di Matteo vede nero? »

« Pasquale Di Matteo vede una società alla deriva, come tanti pensatori ben più importanti, a cominciare da Umberto Galimberti, tuttavia, da inguaribile ottimista, auspico una presa di coscienza, soprattutto da parte dei giovani, di quella generazione Z, la prima totalmente multimediale, nata in un’era in cui lo smartphone era già consuetudine. Paradossalmente, credo che solo i più giovani, nati nell’era dell’immagine, possano trovare le soluzioni per dare proprio all’immagine il giusto peso, tornando a focalizzare l’attenzione su elementi e valori di ben altro spessore; nella storia del mondo, infatti, la normalità passa di moda e viene soppiantata da qualcosa di nuovo. Credo che le generazioni future possano comprendere che i modelli ottriati dall’immagine, che poi alimentano la corsa al consumo e l’idolatria del denaro, siano soltanto mera superficialità e che le vere ricchezze siano altre. L’arte e gli artisti possono, e devono, essere il generatore di domande, di dubbi, per far nascere proprio nei più giovani la consapevolezza ».

« Sono tanti i temi affrontati in questa collettiva, dai diciassette artisti partecipanti: innanzitutto, come mai questo numero e, se c’è, qual è il tema che trova più interessante? ».

« Per filosofia personale, io lavoro solo a numero chiuso. Per questa collettiva avevo posto un limite di venti artisti, ma le opere proposte che potessero adattarsi al tema erano, per l’appunto, diciassette. Poi, quanto a preferenze, non ne ho. Qui abbiamo Rita Carrodano, che parla di speranza e di libertà; Galia Draganova e Massimo Bionda, invece, affrontano il tema dell’identità e delle relazioni umane, così come Francesca Ghidini. Bruno Scarpini, “Il Malaspina”, ci parla della lotta di classe e del prevalere della cattiveria nella natura umana; Damiano Pizzetti vede l’uomo moderno come un burattino; Carolina Moretti ci parla dello stupore, della genuinità del bambino, mista alla paura del viaggio; Daniela Bussolino e Stefania Lubatti focalizzano l’attenzione sull’unicità e la diversità, in un mondo monocromatico; Serena Pescarmona ribadisce il concetto della schiavitù del tempo; Teresa De Sio enfatizza le carenze di affetto e la necessità di amore; Massimiliano Sciuccati parla di moneta, vero dio del nostro tempo; Liliia Kaluzhyna ci ricollega alla natura; Monda Maksutaj pone l’accento sui confini; Giuseppe Zumbolo tratta della solitudine dell’uomo; Patrizia Testoni tratta di donne e del dualismo uomo/natura, mentre Silvy Favero parla di meditazione e di inconscio. Tuttavia, in ciascuno si sviluppa il tema del cambiamento, in una spinta propulsiva volta proprio a migliorare il nostro tempo ».

pasquale di matteo e chie yoshioka
Chie Yoshioka & Pasquale Di Matteo

La gallerista, Dott.ssa Chie Yoshioka, aggiunge che: « … Sono sempre felice degli eventi organizzati dal Critico d’Arte, Pasquale Di Matteo, con il quale collaboro piacevolmente e il mio desiderio è quello di trovare artisti italiani meritevoli per il mercato giapponese. Il prossimo anno, infatti, io e Pasquale porteremo 30 artisti a Tokio e tale collaborazione, mi auguro, possa proseguire ed essere ricca di successi per lungo tempo. Per la Chie Art Gallery, per la carriera di Pasquale Di Matteo e per tutti gli artisti che lavoreranno con noi. ».

L’INVERNO DEL MONDO sarà in esposizione da lunedì 25 a sabato 30 novembre, dalle 11 alle 18.30, presso la Chie Art Gallery, in Viale Premuda 27, a mille metri dal Duomo di Milano; il vernissage si terrà mercoledì 27 novembre alle ore 18.

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