SANREMO 2019: VINCE MAHMOOD.., E ALLORA?

Sanremo 2019: vince Mahmood.., e allora?

Si è concluso il sessantanovesimo festival della Canzone italiana, con la proclamazione del vincitore, in un podio inaspettato e costituito da canzoni tra le più scontate.

di Pasquale Di Matteo

Ha vinto Mahmood, sconosciuto quanto basta per farti porre mille domande e con un’origine araba che ha già aperto le fauci dei soliti cani sciolti da tastiera, di quelli con le dita più rapide dei propri neuroni.

Ora, l’edizione di quest’anno del Festival di Sanremo, più delle ultime, ha rappresentato al meglio la vera musica italiana, che non è più fatta di pezzi classici e di urlatori, ma di più ampi respiri, con stili che sanno spaziare attraverso le mode più gettonate del momento.

Perciò, il fatto che a prevalere sia stato un brano giovane, non convenzionale per i classici canoni della nostra canzone, dovrebbe essere positivo, perché ciò manifesta che l’Italia non è più un Paese da mandolino e “amore mio quanto mi manchi”, non solo, almeno.

Tuttavia, almeno la metà dei brani di questa edizione era superiore alla canzone vincitrice e, non a caso, i premi assegnati dagli addetti ai lavori e da chi di musica ne capisce sono andati a testi più di spessore e a musiche di ben altro livello qualitativo, come a Daniele Silvestri e a Simone Cristicchi per i rispettivi brani.

Il problema è che il voto da casa ha fatto emergere che anche coinvolgendo i giovani, non è vero che vincono canzoni giovani, ma soltanto protagonisti più giovani.

Infatti, se la canzone di Mahmood è senza dubbio espressione delle mode di oggi, i pezzi di Ultimo e de Il Volo ricordano brani di vent’anni fa, con testi d’amore banali e scontati.

Il televoto, d’altronde, serve allo sponsor TIM per recuperare quanto speso nella sponsorizzazione, con il grasso che cola per i cinquantuno centesimi per ogni singolo messaggio inviato per votare.

Fa scandalo che il capolavoro di Cristicchi non sia salito sul podio? Che non ci sia arrivata la pur bravissima Loredana Bertè, finalmente con la canzone giusta?

Beh, sarebbe il caso di pensare a un Concorso canoro vero, diverso, in cui si esprimono solo giurie di tecnici, di addetti ai lavori e di appassionati che conoscano almeno uno strumento in maniera discreta, come in un qualsiasi concorso serio, e non dare voce indifferentemente a chi non sa indicare un semitono sul pianoforte e a chi mastica musica da una vita.

Della celestiale armonia dell’arrangiamento di Abbi Cura di Me cosa volete che ne capisca uno incapace di formare un semplice DO sulla chitarra? E cosa può capirne un rapper che sostiene che un simulatore sia una batteria? Eppure questi votano e si esprimono, ovvero, sia chi è totalmente ignorante in materia, sia chi fa musica con il paraocchi, ignorando tutti gli altri mondi e generi.

Perciò, togliamo il voto da casa, anzi, annulliamo anche il Festival dagli schermi televisivi, così magari si presenteranno molti meno brani radiofonici e più di spessore.

Ma gioverebbe tutto ciò, soprattutto quando il Festival resta uno delle pochissime occasioni in cui si parla del nostro Paese da protagonista positivo nel mondo?

Il Festival di Sanremo non è soltanto un concorso canoro, ma uno spaccato del Paese, perché, fin dagli albori, è stato la rappresentazione dei sogni, delle speranze e della quotidianità degli Italiani, raccontati attraverso quelle che un tempo erano canzonette.

Nelle ultime edizioni, invece, di canzonette ce ne sono sempre meno, anche se i brani si stanno facendo sempre più orecchiabili e radiofonici, ma ciò è inevitabile dato il format televisivo e il voto aperto a tutti.

Inoltre, a onor del vero, il Festival di Sanremo non è soltanto un concorso per premiare la canzone italiana, –e non degli Italiani, come invece qualche capra ha scritto sui Social stamani, – ma è anche una rassegna della musica che si ascolta e che si produce nel nostro Paese.

Il fatto che siano presi in considerazione generi come il rap e il rock, che con Sanremo non sono mai andati d’accordo, è positivo, perché dimostra che la direzione artistica del Festival non è più in mano a chi dava spazio agli amici, agli amici degli amici, e ai soliti generi di gusto personale, ma ci sono competenze idonee e mentalità aperta per comprendere anche cosa ascoltano i più giovani.

Ecco spiegati, d’altronde, i risultati di pubblico, sempre in linea con i record degli ultimi anni, perché se proponi la musica per tutti, avrai milioni di Italiani incollati davanti alla TV, di ogni età, perché prima o poi si esibiscono i beniamini di tutti.

Le polemiche, d’altronde, ci saranno sempre, così come ci sono sempre state, proprio perché la musica è arte e l’arte fa vibrare le corde dell’anima in maniera differente a seconda delle capacità ricettive di chi ascolta.

Di Sanremo2019 resteranno su tutti il duetto di Baglioni con Marco Mengoni, in ricordo del grandissimo Lucio Battisti, e quello con Elisa, per l’emozionante performance di Vedrai, Vedrai del talentuoso e compianto Luigi Tenco.

Resteranno anche le gaffe di Bisio, incapace di gestire al meglio l’emozione per tutta la settimana, seppure superlativo nel suo monologo di venerdì sera, con l’intervento del promettente Anastasio.

Resteranno i pezzi di bravura di Virginia Raffaele, che ha fatto del proprio meglio per dare un po’ di brio alla conduzione, altrimenti davvero spenta.

Resteranno una ventina di brani più o meno piacevoli, sicuramente radiofonici, a cominciare da quello di Loredana Bertè.

Resterà Abbi Cura di Me, uno degli arrangiamenti più coinvolgenti e sapientemente armonizzati di sempre, e resteranno alcuni testi di notevole fattura, come quelli del brano di Daniele Silvestri, premiato come il migliore, dei brani dello stesso Cristicchi e di Fiorella Mannoia.

Nel 2020, il Festival di Sanremo raggiungerà la settantesima edizione.

Di questa appena terminata si lamentano già in molti, come sempre.

Sono pronto a scommettere che anche durante la prossima risulterà migliore quella dell’anno prima.

Come sempre.

Ha vinto un ragazzo di origine araba? Molti sono partiti con le solite congiure politiche.

Avesse vinto la Bertè, sono pronto a scommettere che qualcuno avrebbe visto un segno nella presenza inquietante di Baudo di metà settimana.

Tanto, in Italia si grida sempre allo scandalo e ai complotti politici…

Perciò, onore a Mahmood, che ha un ottimo timbro, sa tenere il palco come un professionista navigato e ha presentato un brano che parla la lingua della sua generazione, dimostrando molta meno banalità di tanti colleghi più attempati.

Mahmood ha vinto con una canzone che, se indiscutibilmente non è la migliore, è sicuramente quella più moderna e accattivante, anche in chiave futura.

Complimenti a lui, alla sua visibile sorpresa e all’umiltà con la quale ha tenuto tra le mani quel premio che non riusciva a ritenere reale.

Anche per questo il Festival di Sanremo resta ancora lo spettacolo migliore dell’anno.

Come sempre.

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