SANREMO 2019

Sanremo 2019

Anche quest’anno è arrivato il Festival, tra un Baglioni impacciato persino nelle vesti di corista, le giacche di Bisio sponsorizzate da una nota fabbrica di divani e tanta radiofonicità che punta a intercettare le mode del momento.

di Pasquale Di Matteo

Dopo aver ascoltato con attenzione le 24 canzoni in gara in questo Festival di Sanremo, per mio gusto non ho trovato brani da buttare via e, forse perché starò invecchiando, non mi è dispiaciuta persino Anna Tatangelo; certamente, la sua canzone è classica, con un ritornello che si sposerebbe meglio con un’edizione degli anni novanta, ma almeno ha perso le sonorità da Mario Merola di d’alessiana memoria.

I brani in gara, in verità, sono note che si aggrovigliano in un turbinio di esigenze dettate dalle mode e confezionamenti ruffiani per provare a vincere, oltre che a vendere.

Nella fattispecie, il brano di Loredana Bertè, in forma come non la si vedeva da anni, sembra il più convincente: orecchiabile quanto basta da farti intuire che tra qualche mese lo odierai per i troppi passaggi in radio, con o senza vittoria del Festival, e perfettamente costruito per la vocalità e lo stile della nota cantante.

Inoltre, la prossima settimana, la RAI darà in onda una ricostruzione della storia di Mia Martini, sorella di Loredana, cosa che sembra già prometterne altre in vista della finale di sabato…

E cosa dire di Paola Turci, che sembra una ragazzina, con tanta sensualità e classe da vendere, con un pezzo raffinato e bello da ascoltare?

E poi c’è Fiorella Mannoia, che, con la sua storia, la sua classe e la sua personalità, interpreta un brano dal testo forte e inequivocabilmente contro ciò che accade nel Mediterraneo.

“Ce n’era proprio bisogno?”.., si è chiesto qualcuno…

“Sì, perché no?” , rispondo io.

Persino Enrico Nigiotti non strizza più di tanto l’occhio al vecchiume, come nel suo solito stile, ma grida a muso duro il suo disagio per valori del passato che non ci sono più, in una toccante lettera al nonno, ma che non ti addormenta sul divano.

Quelli de Il Volo, invece, hanno un brano che ricorda un po’ quello vittorioso di qualche anno fa, un po’ tante altre cose, ma al di là di mostrare la loro vocalità, non si va oltre.

Comunque, tra una canzone e l’altra, ci si accorge ogni secondo di quanto sia stata immensa la presenza dello scorso anno di Pierfrancesco Favino, perché l’istrionico e talentuoso Claudio Bisio inanella una serie infinita di gaffe e ancora non è riuscito a liberarsi dall’emozione, stretto in giacche improponibili, che sembrano lacci che lo costringono in un posto che proprio non gli riesce di sentire suo.

Baglioni, né più, né meno, ha lo stesso stile compassato dello scorso anno, ma non ha Favino a salvarlo, anche se, a onor del vero, Virginia Raffaele sta dimostrando tutta la sua bravura, sciorinando simpatia e competenza.

La scenografia è molto asettica, priva di luce, senza brio, con i componenti dell’orchestra che sembrano sistemati a caso, e con una scalinata che era meglio lasciare sui bozzetti delle idee, un allestimento che ricorda il buio Festival di Panariello, non proprio ottimista come paragone.

Tuttavia, tra gli ospiti, le canzoni e le improvvisazioni, nel suo insieme il Festival risulta gradevole, anche se sembra un continuo vorrei ma non posso.

Una menzione speciale la merita indubbiamente Simone Cristicchi, perché con il suo brano Abbi Cura di Me, non solo ha presentato la canzone migliore tra le 24, sia per la melodia e l’arrangiamento coinvolgenti, che per la poesia che costituisce il testo, ma perché dimostra anche che, quando sai scrivere, non è necessario né fare politica, tanto meno attingere a chissà quali tematiche auliche per scrivere un capolavoro.

Semplicemente, lo scrivi e basta.

E Simone Cristicchi ha presentato l’unico capolavoro di questo Festival che fatica non poco a reggere il confronto con le ultime edizioni, tanto che i momenti fin qui più emozionanti restano quelli degli ospiti, da Favino alla Hunziker, da Giorgia a Marco Mengoni, Riccardo Cocciante, Andrea Bocelli e Antonello Venditti.

Mancano ancora le serate più importanti, con il verdetto di domani, che potrebbe sollevare questo Sanremo da un voto che non può andare oltre il discreto, nonostante il lavoro di un Claudio Baglioni più bravo come direttore artistico che come ospite sul palco, anche se meno efficace rispetto alla splendida edizione dell’anno scorso.

E chissà se questo Festival, alla fine, sarà firmato da una donna dalla voce graffiante..?

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Una risposta a "SANREMO 2019"

  1. Seguo poco il festival, di solito la prima parte della prima sera e l’ultima parte dell’ultima sera, più qualche pezzo qua e là tratto dal web (ad esempio, bell l’intervneto di Pio e Amedeo). Da quel poco che ho visto sinora ho l’impressione che quest’anno manchi un presentatore di professione. Lo scorso anno c’era Favino ma il più lo faceva Michelle, che è una professionista del mestiere. Due comici a presentare mi è sembrato troppo. Sulel canzoni, condivido l’opinione sulla Berté.

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