COME CAPIRE SE DEVO ESPORRE?

Come capire se devo esporre?

Capita spesso che mi chiedano quando valga la pena esporre in alcune località e quando, invece, no; ecco una semplice guida per pittori che volessero districarsi nel groviglio di offerte, in un mondo in cui pagliacci e filibustieri spuntano ovunque.

di Pasquale Di Matteo

MI HANNO PROPOSTO DI ESPORRE, COSA RISPONDO?

E’ una delle domande che mi sento rivolgere sempre più spesso, nella mia attività di Curatore artistico, Critico d’Arte e di Direttore Editoriale delle pubblicazioni della Galleria Albatros di Parma.

Rispondere non è semplice, non in poche righe, almeno, tuttavia è possibile rifarsi a una serie di regole dettate dall’esperienza e dal buonsenso, che tengono in considerazione molteplici fattori, quali: dove si espone, con chi, per quanto tempo, in quale contesto.

Vediamole insieme.

COME VALUTARE L’ATTENZIONE PER L’ARTE DI UNA CITTA’

Quando viene proposto di esporre in un determinato luogo, che si tratti di una Mostra Collettiva o di una Personale, la prima cosa che bisognerebbe fare è una semplice ricerca delle gallerie d’arte presenti sul territorio.

Infatti, maggiore è il numero di gallerie di una città, più elevato sarà il numero dei collezionisti e degli appassionati d’arte in genere tra i suoi abitanti.

Al contrario, se non ne doveste trovare nessuna, significa che in quella determinata zona non c’è una particolare attenzione per l’arte.

Perciò, andate su Google e digitate: “gallerie d’arte a… nome città”.

Dopodiché, effettuare una ricerca più approfondita: “gallerie d’arte contemporanea a… nome città”.

Inutile prendere in considerazione eventi e manifestazioni proposti in città in cui non esistano gallerie d’arte, perché è evidente la totale disaffezione della cittadinanza per questo mondo, soprattutto se la città in questione ha più di ventimila abitanti.

Perciò, sintetizzando, possiamo tranquillamente affermare che esporre in città medio piccole, in cui non vi sia un cospicuo numero di gallerie d’arte, non solo è una perdita di tempo, ma non arricchisce in alcun modo il curriculum artistico.

La seconda considerazione da prendere in esame è che, nel mondo dell’Arte, non contano l’abbondanza di mostre e di premi, ma la qualità e la crescita costante di un percorso.

Se, inizialmente, un pittore espone in una fiera di paese, dopo la prima Mostra Personale, magari in una galleria con presenze importanti, quella fiera di paese non deve più rientrare nella lista degli eventi futuri.

Sempre un passo avanti, mai uno indietro è un motto che deve animare chiunque voglia fare il salto di qualità, abbandonando la definizione di pittore, per mutarla in quella di artista.

Il pittore espone principalmente per vendere, a basso costo, in ogni luogo e durante qualunque manifestazione; la sua unica ossessione è la vendita.

Per l’artista, invece, l’aspetto della vendita è marginale, perché contano principalmente la caratterizzazione del messaggio, dello stile, del nome, tenendo bene in mente il cammino da compiere, con tenacia e con pazienza; pittori si è dopo aver dipinto un solo quadro, mentre per diventare artisti il processo è più lungo e articolato e molti non lo diventeranno mai.

E SE PROPONGONO ESPOSIZIONI IN CONTESTI IMPORTANTI?

Ai più bravi capiterà di essere contattati da Gallerie importanti di Milano, di Firenze e di Roma, spesso ingolositi con l’annuncio della presenza di personalità del mondo dell’Arte.

Ebbene, nella maggior parte di questi casi, vi chiederanno un salasso per esporre una o due opere (400/500 euro), solo perché in quella sala ci saranno Vittorio Sgarbi o Philippe Daverio, o, ancora, Luana Baraccani.

Se siete ricchi e non avete problemi di soldi, inutile proseguire nella lettura di questo articolo, altrimenti, il mio consiglio è quello di declinare tali inutili inviti.

Chi vi chiede soldi per la presenza di uno Sgarbi, per esempio, cercherà di fare numero per finanziare l’investimento dell’ingaggio del noto Critico d’Arte, allestendo una Mostra numericamente corposa che ben difficilmente permetterà agli occhi del famoso personaggio di essere calamitati dalla vostra opera.

Qualche mese fa, una nota galleria milanese mi ha proposto l’esposizione di 2 mie opere in occasione di una giornata proprio con Vittorio Sgarbi, con una mail in cui esaltavano la mia arte in maniera prolissa e suggestivamente ammaliante.

Peccato che, dopo aver declinato, spiegando che Sgarbi aveva già notato in diverse occasioni le mie opere, gratuitamente, presso la Galleria Albatros di Parma, la mia arte non sembrava più così elevata.

E questo ci conduce a un altro aspetto: più esporrete in contesti importanti, più robusto sarà il vostro successo, e più vi renderete conto dell’invidia generata in chi vi sta intorno, prim’ancora che negli addetti ai lavori.

Scoprirete l’indifferenza, che è la forma più becera dello sminuire gli altri, in una gara a chi sarà più invidioso.

Abituatevi, ricordando che tali comportamenti sono e saranno la certificazione del vostro successo, la conferma di percorrere la strada giusta.

COME CAPIRE SE VALE LA PENA ESPORRE?

Per rispondere a questa domanda, bisogna partire innanzitutto da voi stessi, capendo se siete un artista o un pittore, cioè, se la pittura è per voi uno strumento di comunicazione o un prodotto con il quale fare qualche soldo; qual è la vostra storia, quale il vostro curriculum; vi fermate al dipinto o la vostra attività si estende anche in altri ambiti dell’arte, facendo di voi qualcosa di più di un semplice pittore?

Per quanto mi riguarda, è preferibile non esporre in un contesto modesto rispetto al vostro valore come artista; ricordate che Vittorio Sgarbi non entra in ogni galleria d’arte, nonostante gli offrano tutte diversi quattrini.

Inutile partecipare a rassegne d’arte di paese, in cui espongono centinaia di altri pittori, perché quei pochi interessati all’arte che sfileranno tra le postazioni saranno confusi dall’offerta troppo variegata e disarticolata.

COME MUOVERSI, ALLORA?

Innanzitutto, una volta affermato un certo livello artistico, sarebbe buona norma lasciar perdere le Mostre Collettive, se non a tema e in contesti di pregio.

In secondo luogo, privilegiando le Mostre Personali, è necessario seguire una logica che le accomuni tutte, per sviluppare al meglio il vostro messaggio, sia a livello di comunicazione, sia per caratterizzare il vostro nome, proprio come un brand.

Terza considerazione, ma non meno importante, se non bisogna disdegnare i concorsi davvero prestigiosi, come la Biennale di Venezia, meglio lasciar perdere concorsi locali e premi privi di valore, impegnando quei soldi per una Personale in più, magari in un luogo in cui non siete mai stati.

Infine, l’aspetto più importante di tutti, l’unico fondamentale: essere attivi sul web.

Se nell’era dei Social non pubblicizziamo il nostro lavoro sul web, restare ai margini non sarà un rischio, ma una certezza.

Se in qualunque ambito il web è importante, nel mondo dell’arte è fondamentale.

Qualità prima della quantità.

Altro concetto che nell’Arte vale più che in qualunque altro contesto.

Alla lunga, chi ha qualità emerge, mentre chi punta sulla quantità, sull’ossessione della vendita, a distanza di anni lo si ritrova negli stessi mercatini, con le opere in vendita a 4/500 euro al pezzo.

Pasquale Di Matteo è THEOPA. (Per il suo curriculum artistico, clicca qui).

 

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