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Come vincere la guerra

Come vincere la guerra

di Pasquale Di Matteo

Su Eventi Armonici sveliamo come l’esercito statunitense trovò come vincere la guerra, nascondendo i piani più segreti ai nemici.

Quando si racconta la Seconda Guerra Mondiale, si parla spesso di Enigma, la leggendaria macchina da scrivere che i Nazisti utilizzavano per codificare i messaggi, in maniera da nasconderli a occhi e orecchie indiscreti.

Le macchine venivano sostituite spesso e i codici rinnovati, motivo per cui alle forze alleate occorse molto tempo prima di riuscire a decifrare la base dei codici utilizzati dai Nazisti, scoprendo come vincere la guerra.

Tuttavia, anche gli Stati Uniti utilizzavano un codice, a tal punto segreto da non essere mai stato codificato dalle truppe di Hitler, cosa che, forse, fece la differenza nell’esito della guerra.

Ma gli Americani non usarono né un macchinario né un cifrario studiato chissà in quale luogo mistico per vincere la guerra, riuscendo a nascondere i piani più segreti ai nemici, bensì la lingua Navajo.

Il corpo dei Marines impiegato nel Pacifico fece da apripista a questa nuova tecnica di antispionaggio.

L’idea venne a un Ingegnere civile, veterano della Prima Guerra Mondiale, Philip Johnston, il quale spiegò la sua teoria al generale di divisione dei marines, Clayton Vogel, presso il quartier generale di Camp Elliot, in California.

La cosa non fu immediatamente presa di buon occhio, anche perché il ricordo delle guerre contro gli Indiani d’America era ancora vivo in molti ufficiali, discendenti di cacciatori di Indiani.

Inoltre, nell’esercito statunitense, afroamericani e soldati di origine orientale difficilmente vedevano la prima linea ed erano per lo più utilizzati come facchini, tuttofare, autisti e camerieri, e tutti erano agli ordini di ufficiali bianchi.

Inoltre, già durante la Prima Guerra Mondiale si era tentata un’azione analoga, utilizzando la lingua Choctaw, ma fu un insuccesso.

Tuttavia, dopo una dimostrazione andata a buon fine, il corpo dei Marines arruolò oltre quattrocento uomini di origine Navajo, che ne padroneggiavano la lingua. Ogni squadra aveva un Navajo, in grado di comunicare con altri Navajo ordini e messaggi vari, in tempo reale, senza alcun bisogno di perdere tempo a ingegnarsi strumenti per rendere impermeabili i messaggi per i nemici.

La lingua Navajo, d’altronde, non aveva mai sviluppato una forma scritta, quindi non esisteva un vocabolario, e si articolava su una sintassi particolare, prettamente oratoria, che dava forma a veri e propri rebus, con termini molto diversi dalle lingue più comuni, tanto che “carro armato” era tradotto con una parola che significava tartaruga, mentre “aereo da ricognizione”, con il termine gufo.

L’esperimento fu un successo enorme e gli Americani scoprirono come vincere la guerra, tanto che il corpo dei Navajo fu utilizzato sia nella guerra di Corea che in quella del Vietnam e solo nel 1968 il programma fu abbandonato e reso noto.

I Navajo furono talmente utili, che , nel 2001, il Congresso ha conferito al primo contingente di operatori segreti navajo la medaglia d’onore, l’onorificenza più alta.

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