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E TU? INTERPRETI UN RUOLO O VIVI?

di Pasquale Di Matteo

Sarà capitato anche a voi di chiedere a qualcuno “Che cosa fai? Di cosa ti occupi?” e di sentirvi rispondere: « Sono un imprenditore, un medico, un avvocato…». Beh, anche a noi di Eventi Armonici.

C’è una moltitudine di persone che scambia ciò che fa per vivere con l’essere, con l’essenza di sé, ed è di tali individui che voglio trattare su eventiarmonici.com.

Si tratta di persone, come dicevo poc’anzi, che scambiano il fare con l’essere e ciò avviene in misura maggiore quando si ha a che fare con figure professionali di livello, fino a giungere all’apoteosi dell’egocentrismo con l’imprenditore.

Per molti, è come se un intero individuo potesse essere racchiuso all’interno di una professione, come in una scatola capace di sintetizzare le passioni, le emozioni, i pensieri, le conoscenze, gli studi e tutto ciò che rende ciascuno di noi unico.

Ovviamente, è normalissimo che si lavori per vivere, a meno che non si sia dei ricchi possidenti o si benefici della vincita di qualche lotteria, perciò è naturale che si faccia un lavoro, ma si scambia troppo spesso il FARE con l’ESSERE, senza che il citare la figura professionale sia una specificazione del discorso, ma, al contrario, resta la risposta secca alla famose domande: «Che cosa fai? Quale mestiere fai? Di cosa ti occupi?»

Interpreti un ruolo o vivi?.

E tutto ciò avviene perché la gran parte delle persone è profondamente insoddisfatta di sé, sempre alla ricerca di qualcosa, anche quando sembra avere tutto, quindi, l’identificazione con un ruolo riempie questi vuoti e fa sì che l’ego smetta di soffrire.

Quindi, si preferisce vivere come in un film, dove se interpreti un ruolo sembri stare meglio.

Non a caso, tali individui tentano di spostare l’attenzione sulla professione soprattutto quando si trovano in difficoltà in una discussione con altre persone, in cui individuano qualcuno che ne sa di più in merito a un argomento del quale sono ignoranti.

Perciò, le mancanze di cultura, di conoscenze e di passioni vengono “mascherate” dalla propria figura professionale, dai benefici economici che questa comporta, e ci si circonda di molte maschere che aiutano a entrare nel ruolo: un’auto di lusso; orologi costosi; gioielli; abiti firmati…

Ma cosa avviene se per qualche motivo uno smette di essere medico, avvocato o imprenditore e non può più permettersi di mantenere quelle maschere?

Ed è qui che la domanda del titolo, interpreti un ruolo o vivi, manifesta la sua pertinenza, perché, quando non si hanno più disponibilità economiche tali da garantire il mantenimento delle maschere, quasi sempre subentra la depressione, fino a giungere alla disperazione che può portare al suicidio.

Non a caso, durante la crisi economica degli ultimi anni, sono stati molti di più gli imprenditori falliti a suicidarsi rispetto agli operai rimasti senza lavoro, malgrado la logica porterebbe a pensare il contrario, proprio perché l’imprenditore, i dirigenti, le figure professionali di alto livello, sono generalmente ricoperte da individui che si pongono su di un piedistallo e amano, spesso inconsciamente, creare livelli sociali a seconda delle professioni e, specificamente, a seconda delle retribuzioni.

Eventi Armonici: vivi o interpreti un ruolo?

Insomma, come diceva mio nonno, “Molti giudicano gli altri dalla grandezza del portafogli”.

E, quando capita che il proprio si sgonfi, ecco che chi è abituato a vivere di ruoli pensa che tutti gli altri ragionino allo stesso modo e subentra la depressione.

Una mia conoscente, che svolge la professione di Psicologa, mi raccontava che, a un incontro per Quadri dirigenziali esclusi dal mondo del lavoro a causa della crisi, moltissimi si lamentavano non per aver perso il lavoro o per il futuro incerto, ma perché non erano più in grado di sostenere le spese del Club del Golf e per le chiacchiere che si generavano dalla loro disavventura.

Nemmeno un briciolo di pudore per chi stringeva davvero la cinghia per arrivare alla fine mese.

Ho conosciuto personalmente uomini a cui mancava l’aria quando guidavano un’utilitaria e non potevano ancora permettersi una costosa berlina, come se guidare un’auto di lusso trasformasse l’ossigeno, le capacità, le competenze, perfino la simpatia.

Uomini che se domani mattina non potessero più mantenere tale vettura tornerebbero a non respirare, protagonisti della domanda: E tu, interpreti un ruolo o vivi?.

Il problema è che molti non ricordano che la vita è un evento magnifico, ma in scadenza, senza che se ne conosca la data.

E quando non ci saremo più, i gioielli, i soldi, le belle auto spariranno in poco tempo o saranno addirittura motivo di scontro tra gli eredi, mentre a essere ricordati saranno i pensieri, i sorrisi, le conoscenze, le letture, le passioni, i quadri dipinti, le poesie scritte, le canzoni e tutto ciò che ci rende unici.

Dei ruoli interpretati, si dimenticheranno tutti molto presto.

E tu, interpreti un ruolo, o vivi?

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