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Down, il lato più dolce dell’umanità.

di Pasquale Di Matteo

In quest’articolo, Eventi Armonici è lieta di trattare della Sindrome di Down, perché si tratta di una condizione che definirei tranquillamente Il lato più dolce dell’umanità, come espresso nel titolo.

In aprile, l’Italia del calcio è tornata Campione del mondo.

Questa volta, a portare in trionfo i colori azzurri sono stati i bravissimi campioni di calcio a 5 con sindrome di Down, che hanno travolto per 4 a 1 i padroni di casa del Portogallo nella finale per il titolo e ciò mi ha portato indietro nel tempo di qualche anno.

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Quando ero in età da servizio di leva, poiché ritenevo che imparare a fare il soldato in maniera superficiale sarebbe stato più un costo inutile per lo Stato che altro, decisi di fare qualcosa di davvero utile, perciò optai per il Servizio Civile, allora ancora chiamato con l’assurdo nome di Obiezione di coscienza.

Svolsi i miei 12 mesi di servizio presso il Comune di Concesio, in provincia di Brescia, dove restai a contatto con diversi ragazzi affetti dalla sindrome di Down.

Non dirò i loro nomi, né pubblicherò le loro foto, anche se resteranno per sempre nell’angolo più speciale del mio cuore, ma attraverso alcuni semplici esempi cercherò di farvi capire perché sono giunto alla conclusione secondo la quale siano loro quelli “sani” e noi affetti da qualche sindrome che nemmeno siamo in grado di scoprire, siano loro, in senza ombra di dubbio, il lato più dolce dell’umanità.

Tutte le volte che incontravo questi ragazzi, al mattino, erano feste genuine, con quella luce negli occhi e quei sorrisi puri che ti facevano capire che la loro era felicità vera e non costruita o di circostanza.

Un giorno, uno di loro mi spiegò che era un po’ triste perché sua sorella il sabato si sarebbe sposata e sarebbe andata ad abitare in un’altra casa, ma “a me diverte passare del tempo con mio cognato, perché mi porta anche a fare i giri in moto… Non poteva venire lui ad abitare a casa nostra, così stavamo tutti insieme?”.

Un altro, chissà perché tifosissimo della Roma e perso per il capitano di allora, Giuseppe Giannini, non si capacitava del fatto che i grandi campioni scegliessero altri club in grado di pagare ingaggi più elevati di quelli della società giallorossa, “Beh, guadagnano già comunque tanti soldi… E poi, giocare non dovrebbe già essere divertente? Meglio che stare in miniera, no?”.

Un giorno stetti male, febbre altissima e vomito, e per una settimana andò un altro ragazzo a svolgere il mio servizio; tutti lo tempestarono di domande per sapere come stessi e quando rientrai, una ragazza mi confessò che era contenta non tanto perché stavo meglio, ma perché io ero più simpatico dell’altro.

Però non dirglielo, altrimenti ci resta male! Ma tu ci fai divertire di più”

A volte litigavano tra loro, per quelle che potevano sembrare delle futilità, un po’ come capita ai bambini, ma avevano una propensione a risolvere le diatribe e a riappacificarsi che noi persone “normali” non possiamo neppure immaginare.

Nelle persone con sindrome di Down non esistono la cattiveria e l’invidia, né son pronte a tutto pur di riuscire nella vita. Non sono ossessionate dal denaro e quest’ultimo aspetto è forse quello che più le allontana dal nostro concetto di normalità.

Nel centro sociale in cui lavoravano, a Villa Carcina, paese che si arrampica sulla Triumplina, verso Gardone Val Trompia, c’erano persone anche di diverse etnie e ti accorgevi subito della loro totale non curanza per tematiche che a noi, “cosiddetti normali” sembrano tanto importanti, quali il colore della pelle e la nazionalità.

Amavano usare immediatamente la parola amico, anche quando ti conoscevano da pochissimi minuti, ma intuivi fin da subito che la loro idea di amicizia era comunque molto matura, sicuramente non restava affatto una parola sparata lì tanto per dire.

Spesso mi sono chiesto come sarebbe il mondo se il novanta per cento del genere umano fosse affetto dalla sindrome di Down, se avessimo anche solo un decimo della loro bontà genuina, della loro capacità di fare comunità, di aiutarsi l’un l’altro senza ricevere nulla in cambio, di essere il lato più dolce dell’umanità.

Il pianeta non soffrirebbe per la presenza di esseri che ne sfruttano le risorse, pur consce del fatto che siano prossime all’esaurimento, né ci sarebbero etnie pronte a muovere guerra al Paese confinante o a individui che professino altre religioni.

Sì, insomma, sono assolutamente certo che noi “normali” siamo un’anomalia, un errore genetico, che, per colpa di quel cromosoma mancante, ci fa essere presuntuosi, arroganti, meschini, cattivi, persino letali.

Ci fa essere uomini, esseri in lotta ogni giorno tra loro, per accaparrarsi qualche soldo in più, in maniera lecita oppure no, spesso calpestando la vita degli altri.

Esseri che si definiscono pensanti, ma che sfruttano tale indiscutibile fortuna per inseguire qualcosa che non si avrà mai, perché ogni volta che si raggiunge un traguardo, l’asticella sale sempre un po’ di più, restando perennemente insoddisfatti dalla vita, che dimentichiamo essere unica e senza data di scadenza uguale per tutti.

Le persone Down saranno forse affette da una sindrome, come afferma la Scienza, ma esprimono senza dubbio il lato più dolce dell’umanità.

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