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NEL BUIO, prologo

di Pasquale Di Matteo

Sabato, 16 febbraio,

prime ore dopo la mezzanotte.

L’uomo sbavò.

Allargò le labbra a formare una grottesca mezza luna, con rivoli di saliva che colavano agli angoli della bocca.

La ragazza scese dalla piccola utilitaria e scambiò qualche battuta con le amiche, dopo il venerdì sera trascorso in discoteca.

‹‹ Sei miaaaaa! ››.

La voce dell’uomo era un soffio spettrale, mentre gli occhi ingolositi divoravano la preda.

Tacchi a spillo e minigonna, gambe tornite che ammiccavano dal cappotto sbottonato, capelli ondulati che scivolavano sulla seducente scollatura, la giovane era un pacco regalo pronto da scartare.

L’uomo attese ancora, cucito al buio della notte, a qualche metro di distanza.

Respirava profondamente, pregustando il compenso per la lunga attesa, mentre fissava le linee generose del corpo della ragazza nel riverbero dei fari.

All’improvviso, lo scemo si mosse, facendo un po’ troppo rumore.

‹‹ Zitto, stupido! ››, alitò l’uomo, incollerito.

‹‹ Vuoi che ti riporti nella tua stanza e che non ti lasci vedere? ››.

Lo scemo rispose spalancando la bocca.

L’uomo gliela coprì con una mano, prima che la ragazza si accorgesse di loro.

Poi l’auto ripartì, lasciando la giovane da sola, davanti alla sua abitazione.

‹‹ Non muoverti di qui! ›› ordinò l’uomo allo scemo.

La ragazza, intanto, aveva tirato fuori dalla borsetta un mazzo di chiavi.

Dopo aver individuato quella del cancello, l’inserì nella serratura, ma non ebbe il tempo di ruotarla che l’uomo le fu addosso.

Le tappò la bocca, avvinghiandola da dietro, e la trascinò lontano da casa.

La ragazza mugolava e si dibatteva, ma l’uomo era più forte.

Troppo più forte!

La trascinò lontano, fendendo il buio della notte, con lo scemo alle calcagna, a snocciolare i propri pensieri da scemo.

L’uomo aveva desiderato quel momento per lungo tempo, ma mai avrebbe immaginato di provare una tale eccitazione.

Il cuore sembrava prossimo a schizzargli via dal petto e quasi gli girava la testa.

La ragazza gli morse la mano e tentò di urlare.

Lui la colpì immediatamente ad un fianco, lasciandola senza fiato, poi le tappò di nuovo la bocca.

Mentre lei si dimenava per respirare, l’uomo raggiunse la sua meta.

Insieme allo scemo portò la ragazza all’interno di uno stabile, senza accendere alcuna luce, di modo da evitare occhi indiscreti, quindi la trascinò in una stanza e chiuse la porta.

‹‹ Ora tu te ne devi stare buono qui fuori. Qualunque cosa sentirai, non dovrai fare assolutamente niente! Intesi? ››.

Vide lo scemo non mutare la sua espressione da scemo.

Rientrò nella stanza, dove la ragazza piangeva disperata, e accese la luce.

Ormai non poteva vederli più nessuno.

‹‹ Cosa vuoi da me? Non farmi del male, ti scongiuro! ››.

Gli piaceva essere supplicato.

L’eccitazione gli invadeva la mente e saturava ogni centimetro del suo corpo, tanto che sbavò ancora dinanzi a quella simile bellezza.

La ragazza stava seduta in terra, con le gambe piegate.

La minigonna era salita un po’ e lui poteva ammirare il panorama più bello che avesse mai visto, con il cappotto spalmato sul pavimento come un giaciglio d’amore, infilato solo per le braccia.

Nonostante l’espressione terrorizzata, gli occhi da cerbiatta erano vispi, invitanti, sensuali, e i tratti gentili pura poesia.

La spumeggiante cascata scura che le incorniciava il volto, per poi cadere sulle spalle, le donava un’aria sublime.

Un capolavoro!

Pronta per entrare a far parte della sua collezione privata.

‹‹ Sei miaaa! ››.

La giovane si levò in piedi e cercò di scappare, ma lui l’afferrò e con un fendente la scaraventò di nuovo a terra.

Le saltò addosso e le liberò le braccia dal cappotto.

La minigonna era salita ancora.

Lui deglutì, pregustando il gustoso sapore di quella prelibatezza.

Le strappò il body che portava sotto una giacca corta e le scoprì buona parte dei seni.

Erano gonfi e generosi, due frutti maturi pronti da strapazzare.

Li contemplò estasiato.

Un filo di bava si allungò da un angolo della bocca, spalancata in un’espressione lasciva, poi cadde sul pavimento.

Emise un rantolo osceno che gelò la ragazza, con occhi da bestia che graffiavano l’innocente preda, ormai senza alcuna via di scampo.

‹‹ No! Lasciami! ››.

Lei lo schiaffeggiava e scalciava con i suoi tacchi a spillo, ma lui non provava alcun dolore.

La colpì con un pugno al viso e fu quasi certo di averle rotto il naso.

Quando la giovane si portò le mani a tamponare l’emorragia, lui si gettò sui seni come un affamato.

‹‹ No! Ti prego! Noooo! ››.

‹‹ Sei miaaaaa! Miaaaaaa! ››.

Le strappò ciò che restava del body e tirò ancora più su la mini.

Non gli importava nulla delle autoreggenti, ma stracciò come carta straccia le mutandine.

La ragazza piangeva, urlava e si dimenava, con il viso bagnato dal sangue e dalle lacrime.

L’uomo la stuprò.

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