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Chi #usa i #social è #imbecille? #Parola di #Umberto #Eco

di Pasquale DI Matteo

 

In occasione del conferimento della  laurea honoris causa in “Comunicazione e Culture dei Media”, presso l’Università di Torino, nel giugno 2015, Umberto Eco ha rilasciato la seguente dichiarazione: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli».

Umberto Eco è stato uno dei più grandi letterati italiani, un vanto per cultura e sapienza, ma anche i sapienti sono capaci di scivolare in magre figure, talvolta.

Ora, io non ho né le competenze auliche, né le capacità del compianto professor Eco di offendere il popolo dei social e chi ne fruisce, ma mi sovviene una considerazione.

Nella sua analisi, il professore fa riferimento alle chiacchiere da bar.

Ebbene, parliamo di una persona abituata a frequentare gli ambienti del potere: banchieri; politici; industriali…

Gente che dava del tu alla storia e al destino di milioni di persone indifese, le quali, prima dell’avvento di Internet e dei Social per imbecilli, potevano informarsi esclusivamente attraverso i quotidiani e i telegiornali, soltanto attraverso gli organi di stampa ufficiali, insomma.

Quindi, per le persone come Umberto Eco era piuttosto facile zittire chi dissentiva, chi aveva opinioni alternative, semplicemente perché costoro non avevano nessuno spazio, esclusi dalla dittatura mediatica che Eco scambia per periodo d’oro.

E ciò non vale solo per chi davvero esterni frasi sconnesse, senza senso, dopo aver alzato il gomito, ma anche per chi è capace di produrre prove di quanto affermato.

Perciò, bisogna capire l’esternazione infelice del professore, attanagliato nella morsa del web, che non permette più a chi fa parte della casta, a chi vive nei palazzi del potere di continuare a mascherare malefatte, di ordire piani segreti per poi ordinare ai media affiliati e manipolati di raccontare ciò che devono.

Quindi, non potendo più zittire il popolo, non riuscendo, il più delle volte, a rispondere alle domande e alle richieste di spiegazione che vengono dal basso, da quella massa di gente stanca di vedersi ottriare la verità, ma che la cerca sul web, meglio ridicolizzare, meglio dare degli imbecilli.

Perché, in fondo, quando si ha paura di qualcuno che può davvero far male, i deboli preferiscono passare agli insulti.

Per esempio, Noam Chomsky era considerato il più grande filosofo vivente, prima di dissentire dalla teoria ufficiale dell’11 settembre; dopo di allora è stato vilipeso, offeso, escluso dagli ambienti dei potenti che prima facevano a gara per contenderselo.

E vogliamo ricordare i premi Nobel, cari a Eco, Krugman e Stiglitz, trasformati in perfetti imbecilli dopo aver criticato apertamente Euro ed Eurozona?

Ecco, il problema è che non basta avere un’opinione diversa per far paura, ma serve avvicinarsi di molto alla verità, con prove difficili da screditare.

E quando si finisce con l’essere giudicati imbecilli, probabilmente è proprio allora che ci si sta avvicinando ad essa.

 

 

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