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LA COLLANA DI SPIKE

di Pasquale Di Matteo

Tommy era un bambino piccino tanto affezionato al suo papà, alla sua mamma e al suo compagno di giochi Spike.

Spike era un orsacchiotto grande la metà di Tommy, con un pelo ancora morbido e curato, benché ne avesse viste tante.

Prima di diventare compagno di Tommy, infatti, Spike aveva trascorso molti anni in braccio al papà, quando questi era ancora un bambino, poi era finito in cantina, fino alla nascita del piccolo Tommy.

Il bambino voleva molto bene all’orsacchiotto, tanto che gli aveva fatto una collana con un filo di lana e un bottone rubati alla mamma.

Era già ora di dormire e il papà aveva messo a letto Tommy e Spike, quando disse al bambino: ‹‹ Adesso dormi e riposa! Domani andrai con i nonni allo zoo! Sei contento?››.

Il bambino fece una faccia imbronciata e strinse più forte a sé il tenero Spike.

‹‹ C’è qualcosa che non va? ››, chiese il papà al piccolo Tommy.

‹‹ Non voglio andare allo zoo! ››, brontolò il bimbo.

‹‹ E perché mai? ››.

Il padre non riusciva a capire perché il figlio fosse imbronciato.

‹‹ Voglio vedere i cartoni animati! Se vado con i nonni torneremo tardi! ››.

‹‹ Ma vedrai che allo zoo ti divertirai. ››, tentò di convincerlo suo padre. ‹‹ Ci saranno le scimmie, le giraffe, le caprette… ››.

Al bambino, tuttavia, non interessavano gli animali: non avrebbero parlato, né giocato con lui, come faceva Spike.

Tommy sembrava davvero dispiaciuto di non poter restare a casa a guardare i cartoni animati.

Però, il padre risultò irremovibile.

‹‹ Tu domani andrai allo zoo con i nonni! Buonanotte! ››, tuonò, infatti.

Il piccolo non ebbe il coraggio di aggiungere altro, poiché sapeva che quando il padre si arrabbiava era meglio obbedirgli e non farlo incollerire ancora di più.

Così, una volta che il papà fu uscito dalla stanza ed ebbe spento la luce, il bambino si voltò su un fianco, rannicchiandosi sotto le coperte, insieme a Spike.

Non vuoi andare neanche tu allo zoo, vero Spike?”, domandò al suo amico, ma l’orsacchiotto non disse nulla, neanche quando il piccolo gli sistemò la collana con il bottone.

Poco dopo, Tommy si addormentò.

D’un tratto, sentì un rumore e si svegliò, strabuzzando gli occhi per vedere nel buio, quando individuò una tenue luce provenire dalla parete di fronte.

Incuriosito, si levò dal letto, in compagnia del fedele Spike, e si avvicinò alla luce.

Si rese conto della presenza di una porta che prima non c’era, ma, anziché avvertire i genitori, Tommy la spalancò, desideroso di vedere che cosa vi si nascondesse dietro e, con sua grande sorpresa, si trovò in un immenso prato illuminato da uno splendido sole.

Avanzò timoroso qualche metro, fino a che non vide più la porta che dava sulla sua stanza, al che si allarmò e cercò di tornare sui propri passi, quando una voce amichevole lo rassicurò:       ‹‹ Non ti preoccupare, amico mio. Ci sono io con te! Non aver paura! ››.

Tommy non riusciva a credere ai propri occhi: Spike parlava! E si muoveva anche!

‹‹ Ma tu… Tu parli! ››, disse, ancora frastornato per lo stupore.

‹‹ Certo che parlo! ››, gli confermò Spike.

‹‹ Allora, perché non mi hai mai risposto, finora… ››.

Tommy aveva sempre pensato che Spike non fosse in grado di comunicare.

Spike gli sorrise, mentre si liberava dall’abbraccio del bambino e saltava nell’erba, poi gli spiegò: ‹‹ Nel mondo reale io non posso parlare. Tuttavia, qui siamo nel mondo dei bambini e tutti i bambini conoscono il linguaggio degli orsacchiotti. ››.

‹‹ Forte! ››, esclamò Tommy, stupefatto.

‹‹ Vuoi dire che anche il papà parlava con te quando era un bambino? ››, chiese Tommy, mentre pensava che sarebbe stato bello poter conversare con Spike anche in compagnia dei genitori.

‹‹ Certo, amico mio! Soltanto che, dopo essere cresciuto, tuo padre ha dimenticato il linguaggio dei bambini e ora non può più comunicare con me. ››.

Spike sembrava triste per il fatto di non riuscire più a dialogare con il papà di Tommy, ma subito si riprese e afferrò la mano del suo amico.

‹‹ Vieni con me, Tommy. ››.

‹‹ Dove mi porti? ››, gli domandò il bambino.

‹‹ Voglio farti conoscere alcuni amici miei. ››.

Spike guidò il piccolo amico attraverso l’immenso prato e Tommy restò a bocca aperta nel notare il paesaggio fantastico che lo circondava.

C’erano alcune api che cantavano intorno a fiori bellissimi, dai mille colori, e farfalle che ridevano felici, svolazzando nel cielo azzurro con le loro ali variopinte.

Qualche passo più in là, accanto a un piccolo ruscello, alcuni pesciolini rossi prendevano il sole, sdraiati su piccolissime sdraio.

Tommy si avvicinò incuriosito e si fermò un istante, in silenzio, ad ascoltare i pesciolini conversare tra loro, quindi sorrise a Spike: ‹‹ Ma anche loro parlano! ››.

‹‹ Certo! ››, gli rispose il fedele orsacchiotto. ‹‹ Come ti ho detto, siamo nel mondo dei bambini e qui accadono cose meravigliose che, purtroppo, nel mondo reale non possono verificarsi. ››.

Tommy si sentiva estasiato: tutti quei colori che brillavano nel prato lo riempivano di gioia e poi, il suo amico Spike parlava.

Chissà che faccia avrebbero fatto suo padre e sua madre quando avrebbe raccontato loro la sua avventura con Spike, pensò.

‹‹ Avanti, pelandrone, corri! ››, lo ammonì l’orsacchiotto, dunque Tommy riprese a correre e raggiunse il compagno alla fine del prato fiorato.

Lì c’era una piccola casupola di legno, proprio dove cominciava una foresta dagli alberi altissimi.

Spike bussò all’ingresso e, dopo alcuni istanti, la porta si aprì.

Davanti agli occhi del bambino si materializzò uno scoiattolo vestito con una specie di tuta da ginnastica scura. Indossava anche un berretto e al bambino diede l’impressione di essere un ladro.

‹‹ Buongiorno. ››, disse lo scoiattolo. ‹‹ Ti stavamo aspettando, piccolo Tommy. ››.

Così il bambino e il suo orsacchiotto entrarono nella casa dello scoiattolo e subito si unirono a loro altri animali e alcuni bambini che erano giunti prima.

C’erano Tar, la tartaruga, e Stufi, il grillo, nonché una bambina di nome Giudy e un maschietto che si chiamava Mike, mentre in un angolo, in disparte dagli altri, se ne stava un cagnolino di peluche, triste e taciturno.

Tar aveva una testa rotonda, senza capelli, e un grande guscio sulla schiena, che teneva a tracolla come uno zaino.

La sua pelle era colorata di verde e portava sulla faccia due occhietti vispi e un sorriso divertente che la rendevano simpatica.

Stufi, invece, era un esserino smilzo, con braccia e gambe piccole come dei fili di lana e un paio di occhiali rotondi molto più grandi del volto.

Giudy era una bella bambina bionda, mentre Mike era grassottello, con un faccione simpatico.

La tartaruga e il grillo erano molto più bassi di tutti e tre i bambini e anche lo scoiattolo non si poteva certo definire un gigante, così come il cagnolino solitario arrivava alla vita di Spike.

Anche loro indossavano una tuta come quella dello scoiattolo e sembravano membri di una stessa squadra.

Tutti si presentarono a Tommy e lo accolsero felici, trascinandolo vicino a un camino, dove del fuoco riscaldava l’ambiente; tutti tranne il cagnolino.

‹‹ Lui, invece, è Alan. ››, disse Spike a Tommy, presentandogli lo scoiattolo, che aveva due grandi occhioni espressivi.

Tommy si sentiva al settimo cielo per ciò che gli stava capitando e non mancò di esternare la propria gioia: ‹‹ E’ fantastico! Siete tutti così reali! ››.

‹‹ Cosa vorresti dire? ››, si offese il grillo. ‹‹ Pensavi che un grillo non fosse in grado di parlare, di ragionare, di fare i conti, di giocare come un bambino..? ››.

‹‹ Stufi.., basta! ››, lo sgridò Alan.

‹‹ Perdonalo. ››, sussurrò, poi, al bambino. ‹‹ Stufi è buono come il pane, ma quando comincia a parlare non si ferma più. ››.

Stufi mise il broncio e non disse più nulla.

Nel frattempo, Giudy e Mike si avvicinarono a Tommy e la bambina chiese al nuovo arrivato: ‹‹ Anche tu sei stato chiamato per aiutare la piccola Amalia? ››.

‹‹ Chi è Amalia? ››, domandò Tommy, che non conosceva nessuno che portasse quel nome.

Fu il suo amico Spike a rispondergli: ‹‹ Amalia è una bambina che ha bisogno del nostro aiuto, perché è stata rapita. ››.

Tommy si portò le mani alla bocca, per la paura, quando si ricordò che suo padre conosceva un uomo che di mestiere faceva il poliziotto.

‹‹ Chiamiamo il mio papà! Lui può avvisare la polizia, così troveranno la bambina rapita. ››, disse il bimbo.

Ma Spike scosse la testa e divenne triste, poi gli spiegò: ‹‹ Purtroppo, la polizia non la può aiutare. Soltanto noi possiamo farlo. ››.

‹‹ E come? ››

Tommy non aveva la più pallida idea di come affrontare quella sfida.

L’orsacchiotto invitò Alan lo scoiattolo a prendere la parola e tutti i presenti tesero le orecchie per ascoltare.

Alan disse: ‹‹ In realtà, Amalia non è stata portata via da casa. E’ ancora in camera sua, in compagnia dei suoi genitori. Tuttavia, è sempre triste e non riesce più a ridere perché il sorriso le è stato rubato da Artur, l’orso bruno. ››.

‹‹ Oooh!!! ››, esclamarono i bambini, intimoriti.

‹‹ E’ tanto cattivo quest’orso? ››, domandò Tommy, preoccupato.

Alan lo tranquillizzò: ‹‹ Artur non è cattivo. E’ solo arrabbiato. ››.

‹‹ Perché? ››, chiese la piccola Giudy.

Lo scoiattolo sospirò, poi chiamò a sé il cagnolino, il quale era rimasto ancora in disparte.

‹‹ Buk, abbiamo bisogno di te. Esponi i fatti, per piacere. ››.

Il cagnolino si avvicinò agli altri lentamente.

Anche lui indossava una tuta da ladro, dalla quale spuntava una testa ricoperta da un corto pelo bianco, con una macchia nera all’altezza di un occhio, come un pugile bastonato.

Aveva gli occhioni umidi e arrossati, segno che aveva pianto, tuttavia cominciò a raccontare la vicenda capitata all’orso.

‹‹ Artur viveva in casa di Amalia da tanto tempo, da prima che la piccola Amalia nascesse. Era appartenuto alla madre della bambina. Quando è nata Amalia, sono stato acquistato io e Artur è finito su una mensola. ››.

‹‹ Allora tu sei l’amico del cuore di Amalia? ››, gli domandò Tommy.

‹‹ Sì! ››, rispose il cagnolino. ‹‹ Proprio come Spike lo è per te. ››.

Tommy capì, finalmente, perché il povero Buk fosse così triste: soffriva per la sua amica Amalia.

Nel frattempo, Buk il cagnolino riprese a raccontare: ‹‹ Insieme all’orso c’erano anche la signora orsa e il loro figlioletto, tenuto in braccio dalla mamma perché ancora molto piccolo.

Qualche giorno fa, a Mamma Orsa si è rotto un occhio, così i genitori di Amalia l’hanno rinchiusa in soffitta, insieme al piccolo orsetto, lasciando Artur da solo.

L’orso bruno, allora, ha rapito il sorriso di Amalia e ha mandato a me una richiesta di riscatto: in cambio del rilascio del sorriso della piccola Amalia, chiede la libertà per la moglie e il loro cucciolo. Io so dove si trovano, ma ho bisogno del vostro aiuto per liberarli. ››.

Tommy vide che Giudy aveva le lacrime agli occhi e anche Mike sembrava piuttosto triste per la storia raccontata da Buk.

‹‹ Grazie al mio amico Spike, riusciremo a risolvere il problema! Vero, Spike? ››, disse fiero il bambino.

Spike lo fissò dritto negli occhi, poi osservò anche Giudy e Mike, prima di chiedere: ‹‹ Avete sentito? E’ stato chiesto anche il vostro aiuto, bambini. Vi sentite pronti a vivere una bella avventura, per salvare il sorriso di Amalia? ››.

Al suono della parola “avventura”, ogni timore si affievolì e le lacrime di Giudy sparirono.

I bambini non risposero a voce, ma annuirono, con sguardi fieri, pronti a impegnarsi a fondo nell’avventura che stavano per intraprendere.

‹‹ Bene! ››, esclamò, allora, Alan lo scoiattolo. ‹‹ Se i nostri amici si sentono pronti, possiamo andare a liberare Mamma Orsa e il cucciolo. ››.

‹‹ Indossate queste tute! ››, disse poi a Tommy e a Spike.

Il bambino e l’orsacchiotto presero ciascuno dalle mani di Alan un pantalone e una felpa scuri e si vestirono come gli altri.

Tommy lo fece rapidamente, indossando la divisa della sua nuova squadra di amici direttamente sul pigiama.

Era sereno ed entusiasta per l’avventura che stava vivendo e non vedeva l’ora di tornare a casa per raccontare a mamma e papà che cosa gli fosse capitato.

Stufi, il grillo, però, cominciò a lamentarsi: ‹‹ Come faremo a raggiungere la casa della bambina? Io non so dove abiti! E poi, come faremo a liberare i peluche, se non abbiamo la più pallida idea di dove si trovi la soffitta? E se anche riuscissimo a raggiungere la casa e a sapere dove sono segregati l’orsa e l’orsetto, come faremo a entrare in casa senza essere visti? E… ››.

‹‹ Basta, Stufi! ››, sbraitò Alan. ‹‹ Mi stai facendo venire il mal di testa. Se hai paura e non vuoi unirti a noi, puoi sempre restare a casa mia a far la guardia. ››.

Stufi rifletté un attimo sull’idea del suo amico scoiattolo, tuttavia, il grillo non amava stare da solo, quindi decise di tacere e si unì agli altri.

Alan aprì la porta di casa e invitò tutti i presenti a uscire, quindi richiuse la porta a chiave e s’incamminò verso il bosco.

‹‹ Seguitemi, amici miei… Per di qua! ››, disse lo scoiattolo e tutti gli si misero dietro.

Dopo pochi minuti il gruppo entrò nel bosco.

Buk e Alan camminavano davanti, indicando la via per raggiungere la casa di Amalia, poi venivano Mike, Giudy, Tommy e Spike, mentre Stufi e Tar chiudevano la fila.

Tommy si guardava intorno e provava un po’ di timore per la maestosità degli altissimi alberi che li circondavano.

Qualcuno aveva tronchi enormi, altri muovevano i rami pieni di foglie per salutarli.

Altri ancora, erano diventati la casa per uccelli, conigli e scoiattoli, tanto erano grandi.

Camminarono per tanto tempo e, benché euforici per l’avventura che stavano vivendo, i tre bambini cominciavano a sentirsi stanchi.

‹‹ Quando arriviamo? ››, domandò Mike, con la faccia rossa per la fatica.

Tutti guardarono Buk, in attesa che il cagnolino desse una risposta, ma quello cominciò a grattarsi la testa con una zampa, visibilmente imbarazzato, quindi ammise: ‹‹ Non trovo più la strada per tornare a casa. ››.

Con un grande balzo, il grillo si proiettò davanti a Buk e, allarmato, gli domandò: ‹‹ Vuoi dire che ci siamo persi? ››.

Il cagnolino annuì, con gli occhi colmi di lacrime.

Il grillo, allora, fu colto dalla disperazione e cominciò a dare in escandescenza: ‹‹ Come faremo adesso? Nessuno sa che ci siamo persi nella foresta… Non abbiamo nulla da mangiare e nemmeno sappiamo dove dormire. E se si mette a piovere? ››.

All’improvviso, il grillo s’interruppe, quando si accorse di avere tutti gli occhi degli altri addosso.

‹‹ Se solo aggiungi un’altra parola… ››, lo minacciò Alan lo scoiattolo, ‹‹ Ti leghiamo a un albero e ti lasciamo qui tutto solo. ››.

Così, il grillo decise di tacere.

Lo scoiattolo sospirò, poi esclamò: ‹‹ Finalmente un po’ di silenzio. ››.

Quindi, riprese a parlare: ‹‹ Comunque, non vi preoccupate. So io come ritrovare la via: chiamerò la signora Bet. ››.

‹‹ Signora Beeeeeet!? Signora Beeeeeet!? ››, urlò Alan.

Tommy si chinò su Spike, poi gli sussurrò all’orecchio: ‹‹ Chi è la signora Bet? ››.

Spike non ebbe il tempo di rispondere al bambino, perché la terra prese a tremare, come durante un terremoto, e i rami degli alberi si mossero velocemente, creando un forte fruscio di foglie.

Dopo qualche istante, tutto cessò, quando da sopra la chioma di un albero svettò un faccione gigantesco, con un musone allungato e due orecchie buffe che spuntavano sopra la testa.

‹‹ Chi mi ha chiamato? ››, parlò il faccione.

‹‹ Buongiorno, signora Bet. ››, la salutò lo scoiattolo. ‹‹ Mi spiace disturbarla, ma sarebbe così gentile da mostrarci la via per uscire dal bosco? Ci siamo persi. ››.

La signora Bet, allora, piegò il suo lunghissimo collo e abbassò la testa fino a sfiorare la banda di amici con il muso, quindi chiese: ‹‹ Dove eravate diretti? ››.

Buk il cagnolino disse: ‹‹ Stavo accompagnando i miei amici dove vivo io, a casa di Amalia. ››.

‹‹ La bambina che non ha più il sorriso? ››, domandò la signora Bet.

‹‹ E lei come fa a saperlo? ››. Buk non pensava che la notizia fosse già arrivata alle orecchie di altri.

‹‹ Le notizie volano, qui, nel mondo dei bambini… Va bene, vi darò una mano. Seguitemi! ››.

Così la signora Bet si mise alla testa della spedizione e guidò il gruppo di amici verso la casa di Amalia.

Mentre camminavano dietro alla signora Bet, Tommy chiese a Spike come mai Bet fosse così diversa da tutti loro: infatti, aveva quattro zampe come Buk, solo che le sue erano gigantesche.

In effetti, la forma del corpo era simile a quella del cagnolino, anche se Buk non aveva un collo lunghissimo come quello di Bet.

‹‹ La signora Bet è una giraffa. ››, gli spiegò Spike. ‹‹ Ce ne sono anche di molto più grandi in giro. ››.

Mentre Tommy osservava il corpo enorme della giraffa, la signora Bet si fermò di colpo, poi disse: ‹‹ Eccoci arrivati. Laggiù c’è la casa di Amalia. ››.

‹‹ Ora vi lascio e torno alle mie faccende. ››.

‹‹ Grazie mille Bet. ››, le gridò Alan, salutandola, poi invitò i compagni a seguirlo.

Fecero ancora qualche passo, dopo uscirono dal bosco e videro una grande casa al di là di una strada asfaltata.

Restarono al riparo di una bassa siepe che separava il bosco dalla strada, di modo da risultare invisibili.

Buk si sporse per accertarsi che dalla villa non potesse vederli nessuno, quando si lamentò:    ‹‹ Oh, no! ››.

‹‹ Cosa c’è? ››, chiese Alan lo scoiattolo.

‹‹ Entrare in casa non è più un problema. ››.

‹‹ Cosa vorresti dire? ››, chiese Giudy, sottovoce.

‹‹ Guardate lì. ››.

Buk indicò alcune buste d’immondizia accatastate davanti al giardino della casa di Amalia.

I compagni fissarono l’immondizia, quando videro che in una busta trasparente c’erano due orsacchiotti.

‹‹ Sono Mamma Orsa e il piccolo orso! ››, spiegò il cagnolino.

‹‹ Vuoi dire che hanno deciso di buttarli via? ››, si preoccupò Alan.

Il cagnolino annuì, rattristito, poi, di colpo, spalancò gli occhi, guardando alle spalle dello scoiattolo, dall’altra parte della strada.

Tutti si voltarono nella direzione dello sguardo allarmato di Buk e restarono increduli nel notare l’avvicinarsi di un grosso camion.

‹‹ Il camion dell’immondizia! ››, esclamò Tommy. ‹‹ Dobbiamo liberare gli orsi prima che li porti via! ››.

Stufi si fece cogliere un’altra volta dal panico e cominciò a parlare di nuovo a raffica: ‹‹ Già! Ma come facciamo? Non c’è più tempo! Siamo arrivati troppo tardi! Non riusciremo mai a raggiungere la busta prima del camion… ››.

Alan lo fissò dritto negli occhi e Stufi si zittì.

Poi lo scoiattolo disse: ‹‹ Vuoi che buttiamo via anche te? ››.

Stufi brontolò qualcosa a voce talmente bassa che nessuno riuscì a sentire che cosa avesse detto, poi si calmò.

Tommy, nel frattempo, vedeva il camion avvicinarsi sempre più e sentiva che avevano bisogno d’inventarsi qualcosa se volevano riuscire a portare a termine la missione.

Allora, gli venne in mente un’idea.

Prese per mano Mike e Giudy e li invitò a seguirlo sulla strada.

I tre bambini cominciarono a saltellare sull’asfalto e a rincorrersi, correndo nella direzione del camion.

Tommy sperava che, accorgendosi della presenza di alcuni bambini, il camion si fermasse e, dopo pochi secondi, effettivamente, il camion frenò e si fermò.

Nel frattempo, Alan lo scoiattolo e Buk il cagnolino, che avevano capito subito che cosa volessero fare i bambini, si precipitarono immediatamente verso le buste dell’immondizia.

Afferrarono entrambi quella che cercavano, ma ce n’erano delle altre che la bloccavano con il loro peso.

Alan e Buk si sforzavano, ma non riuscivano a trascinare via la busta con gli orsi di peluche.

Dopo pochi secondi, però, sopraggiunsero anche Tar, la tartaruga, Spike e Stufi, il grillo parlante.

‹‹ Abbiamo un piano! ››, disse Stufi.

‹‹ Non abbiamo tempo da perdere! ››, lo sgridò Alan, lo scoiattolo, convinto che quello volesse lamentarsi ancora.

Ma Stufi non demorse e si mise tra lo scoiattolo e il cagnolino, invitandoli a fare spazio.

Dopodiché, Tar, la tartaruga, si avvicinò alla busta e si rannicchiò, cercando di infilarsi sotto il sacchetto con il guscio.

‹‹ Una volta che Tar solleverà la busta, tiriamo tutti e quattro insieme, così dovremmo riuscire a trascinare la busta. ››, spiegò Stufi.

Alan e Buk, giudicarono che Stufi avesse escogitato un ottimo piano e, non appena Tar s’intrufolò sotto il sacchetto e lo sollevò, i quattro amici tirarono la busta.

Questa volta, il sacchetto si mosse e, non senza un grandissimo sforzo, riuscirono a trasportarlo via, al riparo della siepe che divideva la strada dal bosco.

Tommy, Mike e Giudy, intanto, continuavano a giocherellare sulla strada, quando dal camion scese un uomo molto grasso che cominciò a urlare.

‹‹ Andate via dalla strada! Non sapete che è pericoloso? ››.

I bambini, allora, si voltarono a osservare a che punto fossero i loro amici e, rendendosi conto che gli orsetti erano stati liberati, sgattaiolarono via dalla vista del camionista e raggiunsero Spike e gli altri.

‹‹ Ce l’abbiamo fatta!!! ››.

Tutti erano contenti, intanto Alan e Buk ruppero la busta che imprigionava Mamma Orsa e il figlioletto e li liberarono.

‹‹ Grazie! Ci avete salvato la vita! ››, li ringraziò Mamma Orsa, che teneva tra le braccia il piccolo, addormentato.

Tuttavia, Tommy notò che Mamma Orsa era ferita all’occhio destro.

‹‹ Ti fa tanto male? ››, le domandò il bambino.

‹‹ Non sento più dolore, ormai! ››, rispose l’orsa. ‹‹ Ho solo il problema che vedo da un occhio soltanto e, per questo motivo, i miei padroni hanno deciso di buttare via me e il mio povero figlioletto. ››.

Mamma Orsa cominciò a singhiozzare, mentre si chinava a baciare il cucciolo che teneva tra le braccia.

‹‹ Bisognerebbe trovare un occhio nuovo. ››, esclamò Giudy.

‹‹ E dove lo troviamo? ››, domandò Mike, muovendo le sue guance paffute.

D’un tratto, Tommy notò che l’occhio buono di Mamma Orsa sembrava un bottone molto simile a quello con cui aveva realizzato la collana di Spike.

Il suo fedele amico capì al volo che cosa stesse pensando il bambino e disse: ‹‹ Possiamo usare il mio bottone! ››.

‹‹ Davvero lo faresti? ››, si stupì Mamma Orsa.

‹‹ Per me è soltanto una collana… Per te, invece, potrebbe diventare un occhio nuovo! ››, le spiegò Spike.

Mamma Orsa gli sorrise, mentre Spike si sfilava la collana dal collo e snodava il filo di lana per liberare il bottone.

‹‹ Bella idea… ››, esordì Alan. ‹‹ Ma con cosa lo attacchiamo alla faccia di Mamma Orsa? ››.

A quel punto, s’intromise Tar, la tartaruga.

‹‹ Voi preparate la paziente. Intanto io vado a chiedere aiuto a un mio amico che abita in un albero del bosco, qui vicino. ››.

Detto ciò, la tartaruga si dileguò in mezzo agli alberi, correndo il più velocemente possibile.

Nel frattempo, gli altri membri della banda di Alan fecero sdraiare Mamma Orsa e attesero il ritorno di Tar.

La loro compagna tornò dopo pochi minuti, portando con sé un grosso spillo.

Dove hai trovato quel coso? ››, le chiesero i suoi amici, al che lei sorrise, prima di raccontare dove avesse trovato lo spillo.

‹‹ Conosco un riccio che abita da queste parti e gli ho chiesto uno dei suoi aghi. ››.

Tutti si misero a fischiare e a scherzare la tartaruga, ipotizzando che Tar fosse innamorata del riccio.

Tar arrossì per l’imbarazzo, ma subito richiamò l’attenzione degli amici su Mamma Orsa e passò il grosso ago ad Alan.

Lo scoiattolo annodò il filo di lana di Spike allo spillo donato dal riccio, poi cucì il bottone al posto del vecchio occhio di Mamma Orsa.

Dopo pochi minuti, tutto era finito.

Mamma Orsa si mise in piedi e scoppiò a piangere per la gioia.

‹‹ Ci vedo! ››, esclamò. ‹‹ Ci vedo di nuovo! Grazie mille! Non so proprio come avrei fatto senza di voi! ››.

Tommy si commosse per la felicità e anche Spike sorrideva, così come tutti i loro amici.

‹‹ E adesso? ››, chiese Mike. ‹‹ Come facciamo a portarli da Artur? ››.

‹‹ Dobbiamo entrare in casa! ››, gli spiegò Buk, ‹‹ Seguitemi. Vi condurrò attraverso un passaggio segreto. ››.

Tutti seguirono il cagnolino, correndo il più velocemente possibile, e Buk fece fare loro il giro intorno al giardino della casa, fino a che non raggiunse una porticina di legno.

Nella parte inferiore della porta c’era una piccola apertura a scomparsa, da dove Buk era solito entrare e uscire.

‹‹ Temo che voi, bambini, dovrete aspettare qui. Il passaggio non è largo abbastanza da consentirvi di entrare! Vi ringrazio di avermi aiutato. ››.

I bambini, allora, uno alla volta, abbracciarono il cagnolino e cominciarono a piangere, commossi per l’imminente separazione.

Fu Alan a richiamarli all’ordine: ‹‹ Resterete di guardia insieme a Stufi e a Tar. Tenete gli occhi aperti e se cogliete un segnale di pericolo urlate. Capito? ››.

I bambini annuirono, singhiozzando, mentre Alan, Spike e Mamma Orsa seguivano Buk attraverso il passaggio nella porta.

I bambini si chinarono per osservare i loro compagni all’opera.

Così riuscirono a vedere come Alan, Spike e Buk accompagnarono Mamma Orsa e il cucciolo all’interno della casa.

Pochi istanti dopo, attraverso i vetri di una finestra, notarono i loro amici arrampicarsi l’uno sull’altro per raggiungere una mensola appesa al muro, in quella che doveva essere la camera da letto di Amalia.

Utilizzando i loro amici come una scala, videro Mamma Orsa salire sulla mensola, dove fu subito abbracciata da un peluche simile a lei, ma molto più grande: l’orso bruno.

‹‹ Artur!!! ››, dissero in coro i bambini.

Stufi, che non riusciva a vedere, notò che Tar e Giudy cominciarono a piangere di commozione e si mise a piangere anche lui.

‹‹ Perché state piangendo? Non riesco a vedere! E’ successo qualcosa?… ››.

‹‹ Stufi!!! ››, esclamò Tommy. ‹‹ Sei proprio un grillo fastidioso… Però sei molto simpatico! ››.

Stufi gli gettò le braccia al collo per la felicità, mentre dai piccoli occhietti occhialuti gli uscivano fiumi di lacrime.

‹‹ Nessuno mi aveva mai detto che sono simpatico. Sei un tesoro! Un vero amico! Un grande, grandissimo amico! Un vero… ››.

Stufi si fermò di colpo, non appena vide Spike e Alan sgusciare fuori dal passaggio segreto di Buk.

‹‹ Tutto bene, ragazzi? ››, chiesero loro i bambini.

Alan sorrise e annuì, poi disse: ‹‹ Artur e Mamma Orsa sono di nuovo insieme e l’orso bruno ha liberato il sorriso della piccola Amalia. ››.

Tutti si abbracciarono contenti, quindi tornarono verso il bosco.

Prima di allontanarsi troppo dalla casa di Amalia, Tommy si voltò e da una finestra vide una bella bambina ridere di gusto, mentre teneva tra le braccia Buk.

Alle sue spalle, sulla mensola c’erano Artur, Mamma Orsa e il loro cucciolo, che sembravano felici.

‹‹ Siamo stati bravi, Spike! ››, disse.

L’orsacchiotto gli sorrise e gli si gettò in braccio, quindi Tommy raggiunse i suoi nuovi amici nel bosco.

Quando tornarono alla casa di Alan, Tommy salutò tutti con baci e abbracci e promise che sarebbe tornato presto nel mondo dei bambini.

Poi Spike lo riaccompagnò attraverso il prato immenso.

‹‹ Tommy? Svegliati! Tommy? ››.

Tommy aprì gli occhi e vide il sorriso gentile di sua madre.

‹‹ Ciao mamma! ››, la salutò, poi le stampò un bacio su una guancia.

‹‹ Sai, sono stato nel mondo dei bambini! C’erano Alan, lo scoiattolo, e Tar, la tartaruga… E poi, Stufi, il grillo parlante e anche Giudy, Mike e Buk! Poi… ››.

Lei lo strinse a sé per qualche secondo, dopodiché gli disse: ‹‹ Mi racconterai tutto al rientro dalla gita allo zoo. E’ ora che ti prepari: i nonni saranno qui a momenti. ››.

‹‹ Mamma, posso portare anche Spike allo zoo? ››.

La mamma restò in silenzio, valutando la faccia seria di Tommy, quindi sorrise di nuovo, gli accarezzò la testa e assentì: ‹‹ Va bene! Però fai attenzione a non perderlo! ››.

Detto ciò, la mamma si allontanò dalla stanza di Tommy per andare a preparare la colazione.

Tommy strinse felice il suo amico Spike.

Evviva! Andiamo insieme allo zoo! Magari incontriamo anche i nostri amici. Forse ci sarà anche la signora Bet. Lo so che puoi sentirmi e che non parli perché qui non siamo nel mondo dei bambini, perciò so che sei contento anche tu”.

Mentre parlava con il suo amico, Tommy vide che l’orsacchiotto non aveva più la collana con il bottone.

Allora sorrise e strinse di nuovo a sé il suo fedele compagno.

‹‹ Ti voglio bene Spike! ››.

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