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La Musica è cambiata

La musica è cambiata, su Eventi Armonici.

Com’è cambiata la musica? Lo scopriamo in questo articolo su Eventi Armonici.

di Pasquale Di Matteo

Per noi ragazzi degli anni ottanta e novanta, per farsi conoscere dai produttori musicali, era necessario inviare demo alle case discografiche, nella speranza di avere la fortuna di essere ascoltati tra le montagne di cassette e cd che giungevano da tutta la Penisola, oppure partecipare ai concorsi.
Più raramente capitava di arrivare alle orecchie di qualcuno che contava per caso, un produttore interessato che capitava casualmente nel locale in cui suonavi.

Oggi è tutto molto diverso e decisamente più facile.

Perché, com’è cambiata la musica?

Appena hai scritto un pezzo, puoi caricarne il video su Youtube ed essere ascoltato da milioni di persone.

Inoltre, con l’avvento dei Talent, l’idea di inviare brani a una casa discografica è ormai arcaica.

Vantaggi notevoli che noi ragazzi degli anni ottanta e novanta non avevamo, non c’è dubbio, ma non è tutto oro ciò che luccica.

Perché, com’è cambiata la musica?

Ai nostri tempi, raramente uscivano cantanti in grado di piacere subito alle masse senza avere una gavetta alle spalle; mi ricordo solo di Eros Ramazzotti e Laura Pausini.

Gli altri riuscivano a ritagliarsi uno spazio nella discografia dopo anni di sacrifici e tenacia, come Enrico Ruggeri, Fiorella Mannoia, Ligabue…

Tutta gente che si è ritagliata un pubblico giorno dopo giorno, concerto dopo concerto, con costanza e in anni di duro lavoro.

Oggi, invece, basta arrivare alle fasi finali di un Talent e si è subito pronti a vendere un disco, a fare concerti in uno stadio, cosa che, se da un lato è sicuramente un vantaggio, dall’altro finisce per scaraventare giovanotti senza esperienza in quell’immenso tritacarne che è diventata la musica, nel quale o funzioni da subito e vai alla grande, oppure finisci nel dimenticatoio, senza nessuna possibilità di appello.

Se da un lato è più semplice arrivare in cima, poiché vi sono tantissime possibilità per farsi ascoltare in televisione, il mondo della musica è diventato più spietato, in quanto l’aspetto commerciale ha preso il sopravvento.

Pertanto, se un artista vende subito con il primo album e continua a essere una macchina da soldi, tutto bene, altrimenti, non appena ci si trova alle prese con un calo di vendite o con un flop discografico, si è fuori.

Ormai, pur parlando di musica, l’aspetto audio è passato in secondo piano e conta esclusivamente quello visivo della TV, quindi, i Talent premiano la bellezza prima ancora della bravura e/o dell’originalità, fornendo al mercato discografico tre o quattro nuovi adolescenti vestiti da star per qualche mese, giusto il tempo che inizino le selezioni per le nuove edizioni degli stessi Talent.

E per i vincitori delle edizioni precedenti c’è solo una speranza: riuscire a entrare nel cuore delle persone in pochissimi mesi e vendere, oppure tornare a lavorare in fabbrica, a fare la commessa, senza possibilità di appello…

Inoltre, se escludiamo Noemi, Marco Mengoni, Emma, Alessandra  Amoroso, Giusy Ferreri, Chiara e Lorenzo Fragola, di tutti questi anni di Talent e di decine di proposte musicali spiattellate nelle vetrine dei negozi di dischi, non mi sembra sia rimasto molto, senza contare il fatto che tutti gli artisti appena citati vivono con la spada di Damocle sulla testa ogni volta che esce un nuovo album, con le case discografiche pronte a rescindere i contratti se i dati di vendita non sono soddisfacenti.

Chi si ricorda Dennis Fantina, Giulia o Matteo Beccucci, ai tempi osannati come i Queen?

Inoltre, la maggior parte di queste nuove pseudo star ottriate dalla TV cantano brani simili, spesso scritti da quei due o tre autori che collaborano con i Talent, proprio perché, salvo alcune eccezioni, c’è la tendenza a premiare l’aspetto, l’appetibilità per la televisione, prima dell’arte, del messaggio, della comunicazione di un artista.

Non a caso, ad avere maggiore successo sono i pochi che si distinguono per un timbro particolare o perché cantano pezzi propri.

Va aggiunto, poi, che firmare un contratto proposto da un Talent può essere davvero dannoso, poiché, come ricordato dallo Stesso Morgan, per anni giudice a X Factor, qualora non si funzionasse discograficamente, l’artista sarebbe comunque vincolato per diversi anni da quel contratto e, di fatto, non potrebbe più lavorare anche nel caso in cui trovasse un’etichetta disposta a investire su di lui.

Insomma, i ragazzi che vogliono fare musica, oggi, hanno molte opportunità per arrivare a vivere della loro passione, ma bisogna puntare più che mai sull’originalità e sulla presentazione di pezzi propri.

Bisogna restare vigili e, se possibile, evitare di firmare contratti che sembrano una manna dal cielo, ma nascondono insidie e un cartello con su scritto THE END.

Di voci belle e particolari è pieno il mondo, ma di canzoni nuove non ce n’è mai abbastanza.

Perciò, per come è cambiata la musica, si possono usare i Talent, magari per presentarsi alle audizioni, per farsi ascoltare in TV, perché no?

Preparare una decina di brani inediti, magari già confezionati in una demo fatta bene è indispensabile.

Poi, piuttosto di partecipare alla trasmissione stessa, vincolandosi per anni senza alcuna certezza di lavorare, meglio sfruttare quel poco di notorietà, costruendo una carriera un passo alla volta, partendo da una serie di concerti in zona, suonando il più possibile.

Sfruttare la rete per pubblicizzarsi e suonare il più possibile.

La partecipazione al Talent può essere un trampolino di lancio solo per chi arriva in finale.

In altri casi, per come è cambiata la musica, è più un danno che un beneficio.

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