Skip to content

LE BANCHE DIETRO LA SECONDA GUERRA MONDIALE?

Banche e Seconda Guerra Mondiale

di Pasquale Di Matteo

Sulla collina di Eagle’s Rock, in Gran Bretagna, una croce di pietra segna il punto in cui precipitò il velivolo in cui trovò la morte il duca di Kent il 25 agosto 1942, in piena seconda guerra mondiale.

Eventi armonici si chiede cosa si nasconda dietro tale vicenda.

La croce fu innalzata per volere della moglie, la principessa Marina, ed è l’unico ricordo di quanto accaduto quel giorno; ciò è piuttosto strano, poiché il duca di Kent era fratello di re Giorgio VI, inoltre, il primo membro della famiglia reale a perdere la vita in servizio attivo in oltre 500 anni, cosa che fa supporre vi fosse qualche oscuro motivo dietro questo riserbo.

L’epigrafe recita: “in memoria del commodoro dell’aria S.A.R. il duca di Kent K.G., K.T., G.C.M.G., G.C.V.O.  e dei suoi compagni che persero la vita in servizio attivo durante un volo per l’Islanda in missione speciale il 25 agosto 1942. Che riposino in pace”.

In tutta la Gran Bretagna non esiste un solo monumento che ricordi quell’incidente, di un membro della famiglia reale e in piena seconda guerra mondiale.

Ufficialmente, l’idrovolante Short Sunderland, con a bordo il duca di Kent e i membri del suo staff, partito da Invergordon, sulla costa orientale della Scozia, si schiantò dopo aver percorso circa sessanta miglia sulla collina di Eagle’s Rock, forse a causa della nebbia o di un errore del pilota.

Tuttavia, vi sono molte anomalie dietro questo disastro.

In primo luogo, l’aereo era stato verniciato di bianco, come accadeva ai velivoli diretti in Svezia o in Islanda, che erano Paesi neutrali nel conflitto; gli stessi piani di volo descrivevano una rotta diversa da quella effettivamente attuata: l’idrovolante non si sarebbe dovuto trovare lì.

Secondo la documentazione relativa al volo in questione, tra membri dell’equipaggio e uomini di Kent, sull’idrovolante si trovavano quindici uomini.

Quando gli investigatori giunsero sul luogo dell’incidente, trovarono quindici corpi in parte carbonizzati nell’incendio successivo all’impatto e dichiararono che tutti gli uomini a bordo del velivolo erano morti.

Stranamente, il pomeriggio del giorno seguente, uno dei membri dell’equipaggio che risultavano su quel volo, Andy Jack, si presentò vivo e vegeto presso il podere di un contadino della zona; raccontò di essere svenuto dopo l’impatto e di essersi svegliato dopo alcune ore, in preda a una forte amnesia, una strana amnesia che rimosse solo i minuti dell’incidente.

Andy Jack ha sempre sostenuto di non ricordare nulla di quanto accaduto. La cosa è strana, perché, se dei quindici uomini presenti sul velivolo precipitato ci fu un sopravvissuto e le autorità trascinarono via dal luogo dell’impatto quindici cadaveri, chi era il sedicesimo uomo?

La notizia della morte di un membro della casa reale britannica fece il giro del mondo e monopolizzò le prime pagine delle testate più importanti, ma il funerale ebbe un profilo decisamente basso; ufficialmente, la casa reale giustificò questa scelta sostenendo che sembrava opportuno portare rispetto alle migliaia di famiglie che registravano lutti a causa della guerra; chissà perché, al contrario, non fu giudicato di cattivo gusto proclamare quattro settimane di lutto.

Ma, a quale missione speciale si riferiva la principessa Marina? Cosa c’era dietro le sue parole, quale oscuro piano della seconda guerra mondiale celano?

E, ancora, perché il 9 settembre, la stessa principessa inviò un telegramma di condoglianze alla madre del maggiore Lewis, sostenendo che il figlio della donna e suo marito erano morti per la stessa degna causa?

A Eventi Armonici risulta che il duca di Kent, benché ufficialmente a capo del servizio segreto britannico, MI5 ed MI6, dallo scoppio della guerra si occupava di portare una parola di conforto alle truppe, un po’ come molti capi di stato fanno ancora oggi con gli eserciti in guerra.

Perché quella volta la missione sarebbe dovuta essere speciale?

Secondo le testimonianze di decine di abitanti della zona, un uomo che somigliava in maniera impressionante a Rudolf Hess, il gerarca nazista giunto inspiegabilmente dalla Germania il 10 maggio 1941, fu tenuto prigioniero in una vecchia casa isolata nei pressi di Loch More, piccola località a poche miglia dal luogo del disastro aereo.

Secondo le ricostruzioni di Lynn Picknett, Clive Prince e Stephen Prior, la missione di Kent consisteva nel prelevare il gerarca nazista dalla sua prigione per portarlo in salvo, fuori dalla Gran Bretagna; a missione compiuta, re Giorgio avrebbe chiesto le immediate dimissioni di Churchill, il quale sarebbe stato sostituito dal diplomatico Samuel Hoare; in seguito, sarebbe stata raggiunta un’intesa tra Gran Bretagna e Germania per un immediato cessate il fuoco.

D’altro canto, al di là del pensiero di Hitler e del fascino nazista per i britannici, il fuhrer aveva bisogno di convogliare ogni sforzo bellico alla missione che considerava in assoluto la più importante: la conquista dell’Unione Sovietica.

Tuttavia, Churchill non era certo un ingenuo e poteva contare sull’appoggio del servizio d’intelligence statunitense.

Negli Usa, in quel periodo, i finanzieri e le grandi aziende produttrici di armi spingevano per un intervento nel conflitto, poiché già ne assaporavano i profitti; se l’Inghilterra avesse siglato una pace con la Germania, non ci sarebbero più stati i presupposti per spiegare l’intervento all’opinione pubblica e le grandi banche internazionali avrebbero perso i profitti di una guerra allargata e più duratura.

A catturare Rudolf Hess non furono agenti dell’MI6, ma del SOE, un servizio segreto parallelo voluto da Churchill in persona e costituitosi soltanto pochi mesi prima del maggio 1941.

Così come non si poteva permettere a Hess di siglare un armistizio con la casa reale britannica, Churchill e i finanzieri americani non potevano permettere al duca di Kent di portare a termine la sua missione speciale.

Queste erano anche le tesi di un noto giornalista britannico dell’epoca, che trovò la morte in circostanze altrettanto misteriose; esattamente dieci giorni dopo la tragedia di Kent, un altro Sunderland precipitò, uccidendo Fred Nancarrow, reporter di Glasgow.

Da sempre, negli ambienti giornalistici della città scozzese circola la convinzione che Nancarrow sia stato ucciso; il giornalista, d’altronde, era l’unico reporter della Gran Bretagna ad aver seguito sia il caso della cattura di Rudolf Hess che l’incidente del duca di Kent e stava indagando per dimostrare una correlazione tra le due situazioni.

Che avesse scoperto cosa si nascondesse dietro i quei due avvenimenti della seconda guerra mondiale? Un giro d’affari e banche, come avviene oggi?

Sospetto che, a noi di Eventi Armonici, come a molti altri studiosi certamente più ferrati in materia di noi, convince molto più delle solite tesi ufficiali che sembrano volersi prendere gioco dell’intelligenza delle persone.

Ma se Rudolf Hess trovò la morte insieme al duca di Kent, chi partecipò al processo di Norimberga con le generalità del gerarca nazista?

Molti indizi fanno supporre che si trattasse di un sosia.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Hess aveva prestato servizio come aviatore e, durante una missione, era stato ferito gravemente al polmone sinistro da una pallottola di mitragliatrice; negli anni trascorsi nel carcere di Spandau, dove fu rinchiuso dopo il processo di Norimberga, Hess fu visitato da ben cinquantaquattro medici diversi, ma nessuno trovò traccia delle vistose cicatrici che Rudolf Hess presentava, sia sul tronco che sul dorso, in corrispondenza del foro di entrata e di uscita della pallottola.

Va precisato che, in quegli anni, non esisteva alcuna tecnica di chirurgia plastica in grado di far sparire le cicatrici in questione.

Inspiegabilmente, poi, alla moglie e al figlio del gerarca nazista fu impedito di vedere il familiare per alcuni anni e, quando finalmente poterono riabbracciarlo, entrambi sostennero per tutta la vita che quell’uomo non fosse Rudolf Hess.

Per diversi anni, dal carcere di Spandau uscirono in libertà tutti i detenuti nazisti, fino a che rimase soltanto il presunto Rudolf Hess, mai liberato.

Nel 1987, l’uomo si suicidò, impiccandosi, ma l’infermiere, con il quale trascorreva ogni giorno, continuò ad affermare che il detenuto numero 7, a suo avviso, fosse stato ucciso, perché, ormai da tempo, chiedeva di poter parlare con la stampa per raccontare la sua verità.

Malgrado le insistenze della famiglia e dello stesso infermiere, fu negata l’autopsia sul cadavere, come a voler evitare clamorose scoperte.

INTELLIGENCE, AFFARI E BANCHE

COME DIETRO IL CROLLO DELLE TORRI GEMELLE

 

Al di là di ogni ipotesi di complotto, è innegabile il ruolo decisivo dei servizi d’intelligence americani dietro la sconfitta della Germania, nonché di trame orchestrate da poteri occulti, che nell’eliminazione di Hitler, hanno trovato il percorso migliore per realizzare i loro profitti; se ciò da un lato ha portato alla sconfitta di un’ideologia perversa e violenta qual era il Nazismo, dall’altro ha concesso agli Stati Uniti il dominio del mondo, prima sotto il profilo economico e successivamente, dopo la dissoluzione dell’URSS, politico.

Il mondo costruito dal dominio americano è un luogo governato da poche famiglie di super ricchi e dalle banche, quelle stesse banche di proprietà delle famiglie di super ricchi, un circolo virtuoso che pone in cima alla piramide dell’influenza proprio le banche, le quali sono in grado di orientare le scelte politiche dei più importanti Paesi del globo mediante spregiudicate operazioni finanziarie; ciò è reso possibile grazie a una globalizzazione economica che rende sempre più difficile, per i governi, arginare i capricci dei mercati per garantire sovranità nazionali ormai svilite e svuotate di significato.

Il fatto che la Cina abbia raggiunto i successi economici che tutto il mondo ha potuto scoprire negli ultimi anni ha colto di sorpresa gli analisti statunitensi, che mai avrebbero immaginato che un Paese comunista potesse crescere economicamente così impetuosamente e in un arco di tempo tanto ristretto, mettendo le mani su una buona fetta del debito pubblico degli USA ed entrando nei consigli d’amministrazione di molte banche influenti.

Non posso affermare con certezza che dietro il crollo delle Torri Gemelle vi sia stata un’operazione organizzata e gestita dal governo americano o dai servizi d’Intelligence, ma è chiaro che l’11 settembre 2001 è servito a Bush per procrastinare nel tempo il default degli Stati Uniti, attraverso una forte ricapitalizzazione del debito avvenuta grazie ai guadagni prospettati dalle numerose nuove guerre cui il crollo delle Torri ha portato; come l’impossibilità di raggiungere un accordo di pace tra Inghilterra e Germania, durante il secondo conflitto mondiale, permise agli Stati Uniti di entrare in guerra e di uscirne padroni del mondo.

La crisi finanziaria scaturita nel 2008 ha poi decretato il fallimento del liberismo sfrenato che tanto è stato in voga in Usa e in Europa dagli anni ottanta del secolo scorso, creando nel mondo occidentale una frattura forse insanabile tra le grandi ricchezze e l’umiltà del popolo delle buste paga, il tutto mascherato dietro la chimera della Globalizzazione, che ha portato giovamento solo alle banche, le quali, se guadagnano, bene, altrimenti possono contare sugli aiuti delle Banche Centrali, che, è bene ricordarlo, sono esse stesse banche private.

Per la gente comune, per chi vive di stipendio e non di spregiudicate operazioni finanziarie, né è a capo di alcune banche, non esistono più punti di riferimento, né certezze per il futuro; i diritti del mondo del lavoro, conquistati in anni di lotte e vertenze, vengono cancellati o snaturati ogni giorno, in nome della volontà dei mercati, i quali hanno sostituito ogni forma divina come forze superiori da temere, poiché onnipotenti.

Le psicosi nate per la paura di attentati generati dopo l’11 settembre 2001 hanno lasciato il campo alla paura di perdere il lavoro, alla rabbia e all’angoscia provocata dal sentirsi stretti nella morsa della nuova schiavitù.

Per evitare che la Cina possa snaturare gli equilibri della grande finanza, il mondo occidentale sta cercando di trasformare la propria società, fondando le nuove politiche economiche e di welfare sulla paura, dietro cui giustificare i continui tagli di spesa e la cancellazione dei più elementari diritti dell’uomo.

Tutto pur di evitare agli attori del liberismo di soccombere nei confronti del padrone del nuovo millennio: la Cina.

Eventi Armonici

Se ti è piaciuto questo articolo, condividilo sui Social, usando i pulsanti qui sotto.

Iscriviti a Eventi Armonici, è GRATIS!

Segui la nostra Pagina Facebook Eventi Armonici, mettendo un “mi piace”.

3 Comments »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: