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La società di consumo: tanti moralisti e pochi pensatori.

La società di consumo: tanti moralisti e pochi pensatori.

di Pasquale Di Matteo

Ho letto molto di Filosofia, ma le pagine che più rappresentano la società di oggi, la società di consumo, credo siano la novella di Pirandello intitolata “C’è qualcuno che ride”.

Abbiamo il vicino di casa che si affanna per acquistare la nuova berlina super tecnologica che ti porta dove vuoi con un semplice comando vocale, anche se l’auto gli serve solo per andare a fare la spesa una volta a settimana; abbiamo la signora del piano di sopra che non vede l’ora di potersi comprare la collana che ha visto in TV, quella che mozza il fiato alle amiche invidiose, anche se lei, madre di tre figli, esce un paio di volte al mese per andare a cena dai suoi; e vogliamo parlare di quelli con lo smartphone di ultima generazione che inviano messaggi all’amico seduto accanto?

Il 90% degli individui non è altro che la copia più o meno riuscita dei protagonisti delle pubblicità, perché non importa che voi a malapena riusciate a disegnare una O con il bicchiere o siate dotati di acume, ma è fondamentale che vi pieghiate a essere ciò che chi gestisce la società di oggi, la società di consumo, chi ha forti interessi, desidera per voi, che bramiate dal desiderio di acquistare cose inutili per sentirvi qualcuno che in fondo manco sapete bene chi sia, tutto, purché possiate arricchirli.

E poco importa se ciò vi consumerà insieme a tante futilità.

E, nella malaugurata eventualità che qualcuno dovesse non piegarsi a questa opera di annichilimento intellettuale generale, mostrandosi più forte, diverso, sostenendo con veemenza la propria diversità culturale, il proprio dissenso, la volontà di non volersi piegare e di voler condurre una vita diversa, ecco che le dita si puntano sul soggetto in questione, proprio come nella novella di Pirandello, perché una mela marcia, si sa, rischia di contaminare anche le altre…

Qualcuno suggerisce che la causa di questa deriva culturale sia da attribuire principalmente al Web, ma io ritengo che Internet e i Social siano semplici vetture da guidare, dove, se vai troppo forte, rischi un incidente, ma per colpa tua, non delle auto.

Non è il Web, non è Internet e non sono i Social il vero problema, ma chi si arricchisce dalla perniciosità della società di consumo.

E sarebbe opportuno ritrovare valori ormai perduti nel tempo che nulla hanno a che fare con l’edonismo e l’ostentazione del lusso e/o del benessere a ogni costo.

Siamo ancora in tempo?

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