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17 MARZO 1861, UNITA’ DI UN PAESE IRREALE

17 marzo 1861, Unità di un Paese irreale

Il 17 marzo ricorre l’anniversario dell’Unità d’Italia, una storia ricca di falsità e di contraddizioni che hanno creato nell’immaginario collettivo l’idea di una nazione che non esiste, né è mai esistita.


di Pasquale Di Matteo

 
Quando ricorre l’anniversario dell’Unità d’Italia, stipulata ufficialmente il 17 marzo 1861, immediatamente vengono in mente Garibaldi, Vittorio Emanuele II e la questione meridionale.
Per molto tempo è stato raccontato che, unendo il ricco Regno di Sardegna alle terre arretrate del Mezzogiorno, il neonato stato avrebbe conosciuto le differenze culturali ed economiche che ancora oggi tutti conosciamo e per le quali sono sempre state molte le X apposte sui simboli di partiti contro il Sud, durante le elezioni.
Contro l’arretratezza del meridione, contro regioni che senza l’aiuto dei Savoia sarebbero ancora più arretrate, a livello del terzo mondo, contro il brigantaggio, mai estirpato.
C’è solo un particolare: è tutto falso.
Innanzitutto, quelli che per decenni furono definiti briganti, erano personaggi, spesso loschi, grazie ai quali i Repubblicani erano riusciti nell’intento di unificare il Paese, promettendo soldi e posti di potere in cambio di un impegno che fu determinante per il successo della spedizione di Garibaldi, che, altrimenti, non avrebbe avuto alcuna speranza di sopraffare esercito e potentati del luogo.
Tuttavia, quando le promesse non solo non furono mantenute, ma addirittura negate, ecco che molti di questi potenti meridionali si opposero a quella che, dal loro punto di vista, era una tirannia nata sull’inganno.
In secondo luogo, l’idea che il Regno delle due Sicilie fosse arretrato e povero è priva di ogni fondamento e si erge solo sulla propaganda dell’epoca, maturata sull’enfatizzazione dei problemi del Sud perché non si sapesse degli ingenti debiti della casa dei Savoia, che furono mascherati attribuendo la colpa di una situazione economica tutt’altro che rosea alle spese sostenute  per la guerra e alle nefaste condizioni economiche delle nuove regioni annesse.
Negli ultimi decenni, sono stati molti gli storici che hanno spiegato l’infondatezza di tali falsità, fino allo studio certificato dalla Banca d’Italia, che, con la sua autorevolezza, ha consacrato senza più alcun dubbio la verità.
Lo ha fatto attraverso la pubblicazione sul numero 4, anno 2010, dei Quaderni di Storia Economica di Bankitalia, del lavoro portato a termine da Stefano Fenoaltea, docente di Economia Applicata e Carlo Ciccarelli, Dottore di Ricerca in Teoria economica ed Istituzioni.
Le tabelle esplicative, con le quali i due studiosi hanno sintetizzato la ricerca su una quantità immensa di documenti, mostrano che nel 1871 il tasso di industrializzazione del Piemonte era del l’1.13%, quello della Lombardia 1.37%, mentre quello della Liguria 1.48%.
La Sicilia vantava un indice di industrializzazione dello 0,98%, agli stessi livelli del Veneto, 0,99%, mentre la Puglia, con il suo 0,78%, superava di molto diverse province del Nord, tra cui Sondrio, ferma allo 0,56%, e non era distante dai livelli di industrializzazione dell’Emilia, 0,85%.
La stessa Calabria vantava uno 0,69%, in linea con la media di molte regioni settentrionali.
Tuttavia, già nel 1911, l’indice di industrializzazione del Piemonte era salito all’1,30%, mentre quello della Campania era sceso allo 0,93%, e se la Lombardia aveva raggiunto l’1,67%, la Sicilia era crollata allo 0,65%.
Ciò non significa che il Regno dei Borboni fosse all’avanguardia sotto il profilo economico, perché il Regno delle due Sicilie presentava una situazione di stallo dell’Economia palese, con investimenti miseri e una scarsa attenzione alle novità offerte dall’industrializzazione, in favore ancora di antichi sentimenti rurali.
Bisogna ricordare, però, che, all’atto dell’Unificazione, mentre le casse dei Borboni erano piene, i conti del Regno di Sardegna presentavano ingenti debiti, a causa degli enormi investimenti grazie ai quali, a partire dal 1830, il regno di casa Savoia aveva tentato di ammodernarsi e industrializzarsi.
Sostanzialmente, anziché favorire l’ammodernamento delle nuove terre annesse, equiparando il livello di industrializzazione, Vittorio Emanuele II preferì attingere alle risorse di manodopera offerte dal Meridione, da impiegare nelle neonate industrie del Nord, lasciando le regioni meridionali a se stesse, mentre le casse di quelle stesse regioni andavano a riempire il vuoto lasciato dai debiti, dopo che Francesco II di Borbone fu deposto e costretto all’esilio in Trentino, in povertà.
E che l’Unione fosse una mera operazione d’astuzia politica lo dimostra il fatto che Vittorio Emanuele II, pur proclamato primo re del nascente impero, mantenne l’ordine dinastico già attribuitogli per la reggenza del Regno di Sardegna, quel “II” che avrebbe messo in crisi molti studenti negli anni a venire, pensando al primo re d’Italia..
Vittorio Emanuele II, d’altronde, non aveva a cuore né il popolo italiano, tanto meno quello del suo regno originario: egli era ossessionato dalle donne, con le quali aveva disseminato il Piemonte di figli illegittimi, amava la caccia e aveva una passione patologica per lo sperperare denaro per restaurare immobili di famiglie aristocratiche cadute in disgrazia.
Definito dai suoi insegnanti svogliato e non troppo sveglio, Vittorio Emanuele II era talmente sgrammaticato che le prime sedute del neonato parlamento furono tenute in Francese, altrimenti si sarebbe dovuto ricorrere a un interprete, compresa quella in cui, con la promulgazione della legge 4761, fu proclamato il Regno d’Italia e Vittorio Emanuele II il suo sovrano.
Aveva ceduto alle richieste dei Repubblicani più per paura di farseli nemici che per convinzione, intuendo il lato positivo della guerra portata avanti da Mazzini e Garibaldi solo in un secondo tempo.
Le sue spese pazze e la totale incapacità di governo costrinsero già nel 1870 il ministro Quintino Sella a chiedere alla Camera un voto di sanatoria, davanti a spese ingiustificate per centinaia di milioni avvenute fra il 1862 e il 1868.
A parere del presidente del consiglio Ricasoli, Vittorio Emanuele II avrebbe dovuto spendere e spendersi in prima persona più per il patrimonio artistico dell’Italia che per i propri affari personali, invece, il re aveva accumulato moltissimi debiti, soprattutto a causa delle donne, frequentava persone tutt’altro che rispettabili e aveva l’ingenuità di concedere titoli per motivi banali.
Era talmente rispettoso della famiglia, che, quando si trasferiva con la moglie nella residenza estiva di Stupinigi, si portava dietro la sua amante più famosa, quella Rosina conosciuta quando ella aveva circa sedici anni, l’unica amante ad essere riuscita a stregare il cuore del re, tant’è vero che, dopo diciassette anni di storia d’amore tutt’altro che clandestina, scrisse alla figlia Clotilde che avrebbe desiderato sposarla.
Il suo operato sui campi di battaglia fu giudicato pessimo da moltissimi ufficiali francesi, soprattutto durante le battaglie di Magenta, San Martino e Solferino, che più di tutte hanno scritto le pagine della vittoria della guerra contro l’Austria.
Oltre le nebbie della propaganda, quindi, la reale figura del primo re d’Italia era quella di un uomo debole e generalmente insignificante, scaltro, di buon cuore, ma superstizioso e rozzo.
Un uomo che poco aveva a che vedere con il ruolo che ricopriva.
Il 17 marzo 1861 nacque l’Italia, una nazione ben diversa da quella che ci hanno raccontato.

Leggi anche i nostri articoli nella Pagina Mistery, sull’11 settembre, sull’omicidio di Lady D e sul caso Rudolf Hess.

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FONTI

Aspromonte Documenti inediti, Alessandro LUZIO
Unità d’Italia: la conquista, l’asservimento, la colonizzazione,
lo sfruttamento ed il finto risarcimento, Carmine DE MARCO
Quaderni di Storia Economica, Bankitalia
Diario 1858-60 sull’azione politica di Cavour, Giueseppe MASSARI
Il Re, il Conte e la Rosina, Henry D’IDEVILLE
Venga a Napoli, signor conte, Mario COSTA CARDOL
Storia d’Italia dal 1861 al 1958 Con documenti e testimonianze,
Denis MACK SMITH
Mazzini, Denis MACK SMITH
L’invenzione dell’Italia unita, Roberto MARTUCCI
Cavour e il suo tempo (1842 - 1854), Rosario ROMEO
Questa è l’Italia Francesco, S. MERLINO
Politica ladra. Storia della corruzione in Italia, Sergio TURONE
Dizionario enciclopedico UTET
Vittorio Emanuele II, Denis MACK SMITH

 

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